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Un momento degli European Film Market |
(Foto per gentile concessione della Berlinale).
Come biglietto di presentazione di questa
seconda parte pubblichiamo un momento degli EFM parte integrante del Festival. Nella seconda parte approfondiamo gli eventi dei Talents e degli incontri con
i 100 giovani selezionati tra cui sette italiani. Vogliamo ancora una volta
ricordare i nostri magnifici sette che speriamo di rivedere alla ribalta. Per
il comparto della produzione tre i nomi: Antonietta Bruni, Jon Coplon e Roberto
De Paolis Marino. Per le nuove promesse nel campo della regia sono tre i giovani:
Francesco Mattuzzi, Enrico Maria Artale e Giovanni Aloi. Infine anche un attore
Koudous Jeihon. Illustri personaggi del mondo cinematografico internazionale hanno
partecipano come tutor o con Master Class ad oltre 30 eventi.
Per quanto
riguarda le sezioni collaterali Panorama, Forum, PDK e quelle autonome
Generation plus e Kplus, avendo privilegiato la Selezione Ufficiale a cui è stata
dedicata la prima parte del resoconto Speciale Berlinale I^ parte,
abbiamo scelto alcuni titoli outsider per capire meglio lo spirito di questa
66esima edizione. Non abbiamo esattamente colto nel segno, ma siamo andati
vicini. Infatti quattro dei venticinque film visti sono stati scelti dalle
Giurie dei Premi collaterali. Delle sezioni Generation e Perspektive Deutsches
Kino ci siamo limitati a pochi titoli. Non abbiamo invece seguito la parte dedicata
agli Short. In particolare dei 50 lungometraggi delle sezioni collaterali
Panorama (che ha presentato un film in collaborazione a Generation e incluso in
quest’ultima) e Panorama Dokumente ne abbiamo visti 10 e 5 rispettivamente (comprese
le due MasterClass dei Talents). Della selezione Forum su 44 film ne abbiamo
visti 8 (compresa la MasterClass dei Talents). Delle 12 proiezioni della
Perspektive Deutsches Kino ne abbiamo visti due. Per Generation 14plus dei 15
film in concorso ne abbiamo visti due. Abbiamo recuperato El Abrazo del
Serpiente presentato tra gli eventi di NATIVe, già passato a Cannes 2015.
Infine non
potevamo mancare alla Master Class di Meryl Streep in ambito dei Talents incentrata sui rapporti
interpersonali con le varie figure con le quali ha lavorato durante la sua lunga
carriera l’attrice e presidente della Giuria Internazionale. E’ stato uno strepitoso
successo con un pubblico pronto ad applaudire la grande artista che ha la non
comune qualità dell’umiltà e dell’autoironia. Ma anche le tre proiezioni dei
rispettivi giovani in concorso e le Q&A susseguitesi hanno avuto una buona e
meritata audience di pubblico:
Maquinaria Panamericana (Panamerican Machinery) di Joaquín
del Paso, Messico / PL.
Uncle Howard di Aaron Brookner UK / USA;
Wu Tu (My
Land) di Fan Jian – Cina;
Passiamo
quindi ai lungometraggi che hanno vinto e alla nostra classifica delle 25
pellicole viste tra i 107 lungometraggi di cui 88 di genere e 19 doc presentati nelle sezioni Panorama, Forum,
PDK e Sezioni autonome Generation della Berlinale 2016 e le emozioni che sono riusciti a suscitarci.
Panorama
Premi:
Premio
della Giuria FIPRESCI a Aloys
di Tobias Nölle;
Premio
CICAE ART CINEMA a Grüße
aus Fukushima di Doris Dörrie;
Premio
del Pubblico a Junction
48 di Udi Aloni;
Premio
dei lettori della Rivista MÄNNER a Mãe só há uma (Don’t Call me Son) di Anna Muylaert;
Premio
della Giuria Ecumenicale e Premio
LABEL EUROPA CINEMAS a Les Premiers,
les Derniers di Bouli Lanners.
Classifica:
Les
Premiers, les Derniers di
Bouli Lanners. La paura dell’altro, il senso del
divino in una pellicola dal
sapore western. I due giovani da chi scappano? Si parla di fine del mondo in un
viaggio apocalittico sulle macerie consegnateci dagli esseri umani. Notevole le
interpretazioni sia di Michael Lonsdale che di Davide Murgia nei panni di uno
dei due giovani in fuga. Un film che ci
piacerebbe vedere nelle sale italiane e
che a buon ragione ha convinto la Giuria Ecumenicale.
La Route d'Istanbul di
Rachid Bouchareb. Una storia attuale nel rapporto genitori figli. L’ultima
frontiera del disagio adolescenziale è la sharia condivisa fino al punto di
unirsi agli jadisti. Ma una madre determinata può fare la differenza per
salvare la figlia dal buco nero. Istanbul è diventato sinistramente non solo il
crocevia di chi scappa dalle guerre verso la Vecchia Europa, ma anche di quelle
schegge impazzite di giovani europei che vogliono unirsi per combattere sotto
la bandiera dell’Isis. Dispiace che dovendo competere con altre pellicole ben strutturate
non abbia raggiunto il gradimento della critica e degli spettatori.
Mãe
só há uma (Don’t Call me Son) di Anna Muylaert. Si può
arrivare fino ai
18 anni e scoprire che la propria madre non è quella biologica?
Che siamo stati sottratti con l’inganno alla famiglia naturale e nostra sorella
è stata anche lei rapita? Il dramma di un adolescente che la Legge sottrae alla
Famiglia e lo restituisce alla famiglia biologica presa dai propri egoismi e
che non reisce ad accettarlo per quello che è. Un dramma esilarante che lascia
senza fiato e infatti il pubblico lo ha premiato. E’ stato bello ascoltare come
musica dei titoli di coda Lucio Battisti in versione brasiliera interpretare Il
mio canto libero.
Nunca
vas a estar solo (You'll Never Be Alone) di Alex Anwandter. Una denuncia alle
violenze a cui vanno incontro a Santiago i giovani gay. Purtroppo non è una
finzione, ma la realtà.
El rey del once di
Daniel Burman. Il protagonista si trova ad affrontare un ritorno al quartiere
dove ha vissuto da adolescente e dove le tradizioni ebraiche sono ancora
sentite e che lo hanno diviso allora dal padre macellaio kosher. Un modo
bizzarro e stravagante di far conoscere ai gentili la Torah con la
quale lo stesso protagonista non ha molta dimistichezza.
Já, Olga Hepnarová di
Tomáš Weinreb, Petr Kazda. Una improbabile storia nel periodo comunista in cecoslovacchia
di una giovane ragazza con disturbi psichici. Vittima del regime e della pena di
morte. Condivisibile la scelta del bianco e nero in questa pellicola simbolo
del nuovo cinema ceco.
Maggie's Plan di
Rebecca Miller. Una giovane sfigata e maldestra è al centro di questa storia
che dice la sua a proposito di fecondazione eterologa. Julienne Moore è
sprecata in questa commedia che è costruita per accontentare tutti.
War
on Everyone di John Michael
McDonagh. Due detective, che sono la rincarnazione di Starsky & Hatch del
terzo millennio. Però anche questo tipo di storia attrae pubblico con il ritmo
e le musiche.
Shelley di Ali Abbasi. Un’altra
storia di fecondazione eterologa dai toni cupi e tristi. Non tutto va come si è
previsto. Il ritmo è troppo lento in attesa che accada qualcosa.
Starve
Your Dog di Hicham Lasri. Cinema
sperimentale ambientato in Marocco. Visioni surreali che confondono lo stesso
cineasta nei meandri di una visione/non visione.
Panorama Dokumente
Premi:
Premio
del Pubblico a Who’s
Gonna Love Me Now? di Tomer Heymann, Barak Heymann, Alexander Bodin Saphi
Classifica:
Wu Tu (My Land) di
Fan Jian (Talents). Una pellicola sulla Cina e su Beijng dove non c’è solo la
crescita a due cifre ma anche una estrema e composta miseria di tante famiglie
strappate alla civiltà contadina. L’autore farà tanta strada e ne
sentiremo
ancora parlare.
Hotel Dallas di
Livia Ungur, Sherng-Lee Huang. Una scintillante location americana che ricorda
la serie Tv degli anni ’80. Un albergo omonimo nella Romania post comunista e
il suo padrone condannato per frode fiscale. Trovate geniali della regista per
dissacrare il mito dell’Ovest e la giustizia sommaria inflitta al dittatore
rumeno. Nostalgia del passato comunista?
Europe, She Loves di
Jan Gassmann. Storie parallele di giovani coppie in giro per l’Europa. Volti
disincantati, vite sprecate, si potrebbe continuare all’infinito e forse è
questa la mancanza che attanaglia lo spettatore, ma cosa vuole rappresentare il
regista?
Uncle
Howard di Aaron Brookner
(Talents). Un delicato ricordo dello zio scomparso prematuramente a causa
dell’AIDS. Chissà cosa avrebbe potuto esprimere. Come esordio ben costruito, ma
si tratta di una pellicola dedicata ad un target di pubblico ristretto.
Forum
Premi:
Premio
CALIGARI FILM a Akher
ayam el madina (In the Last Days of the
City) di Tamer El Said, e mensione
speciale a Tempestad di Tatiana
Huezo e ex equo a The Revolution Won’t
Be Televised di Rama Thiaw. Quest’ultimo ha ricevuto anche il Premio della Giuria FIPRESCI.
Premio
della Giuria Ecumenicale a: Barakah
yoqabil Barakah (Barakah Meets Barakah) di Mahmoud Sabbagh, ex equo con Les Sauteurs (Those Who Jump) di Moritz Siebert, Estephan Wagner,
Abou Bakar Sidibé.
Premio
CICAE ART CINEMA a Ilegitim
(Illegitimate) di Adrian Sitaru.
Premio Peace Film a Makhdoumin (A
Maid for Each) di Maher Abi Samra.
Premio
dei lettori della Rivista Tagesspiegel a Nikdy nejsme sami (We Are Never Alone) di Petr Vaclav.
Classifica:
Homo sapiens di Nikolaus
Geyrhalter. Un documentario sublime dove la parola spetta alle immagini e solo
alle immagini con l’accompagnamento dei rumori della natura. Sono tante le
Fukoshima sparse sul pianeta e questo film le documenta tutte.
Tempestad di Tatiana Huezo. Due storie
parallele al femminile nella terra messicana occupata dai cartelli di droga. Ma
non per questo molto delicate e con riprese strepitose. La durata è quella che
fa male alla pellicola.
Maquinaria Panamericana (Panamerican
Machinery) di Joaquín del Paso
(Talents). Come opera prima di un Talent non ci
si può lamentare. Un noir costruito su una realtà sociale dove il wellfare è
stato distrutto dal capitalismo più sfrenato rappresentato con una fine
metafora . In una fabbrica dove non si sa bene cosa si produca, improvvisamente
muore il titolare e benefattore. Tutti i lavoratori sono protesi a difendere il
loro posto di lavoro con effetti anche surreali. Il finale lo scoprirete in
sala.
Nikdy
nejsme sami (We Are Never Alone) di Petr Vaclav. Questa commedia noir ceca ha avuto un successo di
pubblico a buon ragione. Costruita su storie parallele di due famiglie
qualsiasi di un paese al confine ceco. Il nuovo cinema ceco è in gran fermento.
P.S. Jerusalem di
Danae Elon. Israele terra amata e odiata da tanti cittadini come la regista che
hanno preferito espatriare. Le contraddizioni di una Nazione che ancora non
riesce a stabilire rapporti pacifici con i vicini palestinesi in un doc molto
intimo.
Triviṣa di Frank Hui, Vicky Wong, Jevons Au. Una fiammeggiante
storia di gang di Hong Kong che si fronteggiano per il dominio del territorio e
del traffico di droga. Il nuovo cinema asiatico è al primo posto per questo
genere che ha soppiantato il genere delle arti marziali di moda negli anni ‘80.
Deadweight di Axel Koenzen. Documentario
realizzato a bordo di un maxi mercantile porta container. Un mondo separato
dove gli uomini sopravvivono alle vicissitudini ed agli imprevisti dell’andare
per mare.
火Hee di
Kaori Momoi. Una allucinante vicenda psichiatrica di una donna e delle sue
ossessioni e ricordi. Ma dove sta la verità? Genere non usuale e disturbante per
il cinema giapponese.
Le
Fils de Joseph (The Son of Joseph)
di Eugène Green. A qualcuno è piaciuto, ma debbo constatare che
non ha ottenuto consenso. Forse era troppo erudito?
Perspektive Deutsches Kino
Lungometraggi:
Meteorstraße (Meteor Street) di
Aline Fischer. Film di apertura della
Selezione. Vita ondivaga di un giovane
turco espatriato in Germania che cerca trovare la sua strada.
Die
Prüfung (The Audition) di
Till Harms. Doc interessante che racconta come si accede alla scuola di
recitazione di Hannover. Ma descrive
anche l’inevitabile supplizio a cui vanno
incontro gli esaminatori e professori di questa prestigiosa scuola d’Arte per
la selzione dei nuovi talenti.
Corto ospite:
Research Refugees: Meinungsaustausch (Research
Refugees: Duologue) di Sophia Bösch, Sophie Linnenbaum Experimental Doc 4‘. Il
diverso che viene da lontano fa sempre paura. Un luogo comune da sconfiggere
in questo momento di immigrazione epocale.
Apprendiamo all’ultima ora che è venuto a
mancare Heinz Badewitz, co-fondatore e direttore del Hof International Film
Festival lo scorso 10 marzo 2016, figura importante nel panorama festival del
cinema tedesco. Un cineasta e un patron del cinema tedesco ma anche un caro
amico e collaboratore professionale della Berlinale. Dal 1977 al 2010 ha curato
la serie PDK, presentando produzioni tedesche a un pubblico internazionale
durante il periodo del festival. Nel 2001, è stato insignito della fotocamera
Berlinale.
Con la morte di Heinz Badewitz, la
Berlinale ha perso un socio di lunga data e il cinema tedesco ha perso uno dei
suoi clienti più appassionati. Oggi sarebbe impensabile senza i suoi sforzi
pionieristici che i film tedeschi possano essere mostrati nel nostro festival.
Ho perso un meraviglioso collega e amico personale di lunga data, da cui ho
imparato che quando si fa un festival, è necessario mantenere la
calma, ha dichiarato Dieter Kosslick, direttore del Festival
Internazionale del Cinema di Berlino.
Generation
Passiamo alla due sezioni per i giovani, il
cui motto 2016 e' stato:
MAI
SOTTOVALUTARE I GIOVANI
Generation
14plus
Premi:
Orso di cristallo miglior film della Giuria Giovani a Es esmu šeit (Mellow
Mud) di Renars Vimba e mensione Speciale a Las Plantas (Plants) di Roberto Doveris a cui è andato anche il Gran Premio della
Giuria Internazionale. La stessa Giuria Internazionale ha assegnato una
mensione Speciale a Zhaleika di
Eliza Petkova.
Classifica:
Zhaleika
di Eliza Petkova. Nello sperduto villaggio il mondo dei giovani di
oggi è così distante dalle tradizioni degli anziani. Anche per la protagonista
è così e l’unica ancora di salvezza è evadere da una situazione che le si fa sempre
più stretta. Per il messaggio universale che trasmette in sala ha ricevuto una
mensione speciale.
Ani ve snu! (In Your Dreams!) di Petr Oukropec. Questa pellicola ceca fra le
tre viste a Berlino è quella che ci ha deluso. Ma forse è vero che la gioventù
ceca ha perso ogni ideale e si rifugia in miti estremi.
Generation
Kplus
Premi:
Orso di Cristallo miglior film della Giuria
Bambini a Ottaal (La trappola) di
Jayaraj Rajashekaran Nair Rara e mensione
Speciale a Jamais contente di Emilie
Deleuze.
Gran Premio della Giuria Internazionale a Rara di Pepa San Martìn e mensione
Speciale a Genç Pehlivanlar (Young Wrestlers) di Mete
Gümürhan.
NATIVe
Infine dalla
sezione NATIVe Eventi –Un viaggio tra il cinema indigeno dall’Amazzonia ai
ghiacci perenni - grandi emozioni ha suscitato El abrazo de la serpiente di Ciro Guerra girato in bianco e nero
come un puzzle fotografico. Un racconto profondamente emozionante sul risveglio
dello sciamano più potente dell’ Amazzonia colombiana. Passato, presente e
futuro si intrecciano come in un viaggio con uno scienziato occidentale alla
ricerca di una pianta sacra che fornisce sia la guarigione fisica che
spirituale. Ma anche il racconto denuncia dell’impatto sulle civiltà indigene
dei Conquistatores.

Al termine
della kermesse lo sguardo sul Mondo della Berlinale 2016 ci ha lasciato tante belle emozioni ma in
particolare quelle di Homo Sapiens – sulle tracce delle moderne vestigia dell’Uomo,
di Le Premiers, Les Derniers – questa volta sulle macerie dell’Umanità, il
sapore amaro di Wu tu (My Land) e la felicità dell'Orso d'Oro
assegnato dalla Giuria presieduta da Meryl Streep a Gianfranco Rosi con FUOCOAMMARE con l’augurio che riflettiamo tutti sull’accoglienza
dell’altro che poi è nostro fratello sulla Madre Terra.