Descrizione

Anteprime e Recensioni Cinematografiche, tutto quello che c'è da sapere su Festival Internazionali del Cinema e quanto di nuovo succede intorno alla Settima Arte, a cura di Luigi Noera e la gentile collaborazione di Ugo Baistrocchi, Simona Noera e Marina Pavido.



martedì 29 dicembre 2015

I Film di Fine 2015 e quelli di Inizio 2016 al Cinema

Tanti i film di fine anno da non perdere assolutamente. Iniziamo da Irrational Man dell'ottuagenario Woody Allen che si cimenta nell'ennesima "lotta" fra i sessi con risvolti da noir. A farne le spese è Joaquin Phoenix nei panni di un psicotico e depresso professore universitario belloccio, vittima dell’alcool e dell’onnipotenza. La svolta al film ed alla vita del professor Lucas viene da un Giudice da eliminare. Peccato per l’attore perché siamo lontani dalla bella interpretazione del detective strafatto nel film già cult Inherent Vice (Vizio di Forma) di Paul Thomas Anderson. C’è poi Il Ponte delle Spie di Spielberg con Tom Hanks. Un film a prima vista spy story che
invece fa riflettere, e per questo apprezzato,
sul prezzo pagato dalla Vecchia Europa per la Pace al termine della seconda Guerra Mondiale. Il Muro di Berlino simbolo di fatue ideologie contrapposte. Il regista affronta con arguzia di immagini anche altri temi come ad esempio il potere dei mass media. Un giovane promettente avvocato newyorkese viene incaricato di portare avanti una difficile trattativa per lo scambio di prigionieri fra l’America e l’Unione Sovietica. La sua umanità prevarrà sui freddi ragionamenti delle parti. Ma anche Perfect
Day con Benicio del Toro nella sua abituale interpretazione di personaggio positivo
. E’ la storia di un recente passato nei balcani attraverso le semplici vite di un gruppo di volontari umanitari alle prese con le emergenze quotidiane raccontate con lo stile grottesco di un regista spagnolo come è Fernando Leon de Araona. C’è da vedere anche l’outsider belga Van Dormael che resiste da un mese al botteghino con Dio esiste e vive a Bruxelles. Un improbabile dio si diverte alle spalle degli esseri umani e viene contrastato dalla giovane figlia che prova a riscrivere i testi evangelici.
Infatti il titolo originale era ben diverso, Le Tout Nouveau Testament, ma sappiamo quanto sia grande la fantasia dei distributori italiani nel cambiare i titoli. Altro film delizioso è quello del giapponese Naomi Kawase AN (dolce tipico giapponese a base di marmellata di fagioli) presentato a Cannes ed in Italia uscito con altro titolo: La ricetta della signora Toku. E’ l’incontro tra un giovane fornaio e l’anziana
signora e la sua esperienza di pasticciera messa a disposizione dell’inesperto giovane. Due generazioni che si aiutano invece di contrapporsi. Volutamente non parlo del remake miliardario di Star Wars che è una semplice operazione commerciale della Disney che ha acquistato i diritti nel 2012. Al riguardo il pubblico è diviso. Cito soltanto il giornale Le Monde che alla vigilia dell’uscita nelle sale si è rifiutato di pubblicare alcunché sull’argomento (Le Monde del 16 dicembre) per la censura imposta dalla Disney stessa. Ancora in sala MON ROI di Maiwenn Le Besco con un affascinante Vincent Cassel nei panni del cattivo da cui è attratta la
bistrattata fidanzata e per la cui interpretazione Emmanuelle Bercot ha ricevuto la Palma d’argento come migliore attrice a Cannes
. Una frase colpisce: perché dovrei cambiare se ti piaccio così! Infine per chi non lo avesse visto, vale la pena l’equilibrato film CHIAMATEMI FRANCESCO su Papa Bergoglio di Daniele Lucchetti
(recensione) possibilmente in V.O. dato che gli attori sono di lingua spagnola. Mentre per iniziare il nuovo anno è in arrivo dal Giappone un’altra storia intimistica Little Sister di Ko-Reda. Il film è stato presentato a Cannes lo scorso maggio insieme tra quelli dei cineasti asiatici. Terzo film in concorso del giapponese Hirozaku Kore-Eda che però è stato messo da parte sia dalla critica che dalla Giuria, sebbene sia un delicatissimo film sui rapporti parentali. Lo spettatore resta affascinato dalla serenità che il film trasmette, ma anche stupito
dalle innumerevoli scene conviviali a tavola dove le quattro sorelle si confrontano. Il regista non è nuovo ad affrontare il tema dei rapporti familiari. Già con Father and Son il regista aveva ricevuto il Premio della Giuria a Cannes nel 2013, affrontando il tema dei rapporti e della catena padre figlio che però può essere interrotta. Per i
più piccini, ma anche ottimo per gli adulti a capodanno Il Piccolo Principe dall’omonimo romanzo di Antoine de Saint-Exupery tradotto in forma di animazione fantasiosa da Mark Osborne
. A inizio anno è in anche uscita dal regista Haynes il commovente Carol, storia
d’amore di una nobildonna e una semplice commessa ambientata nell’America degli anni ’50. Anche questo film è passato a Cannes con protagonista una Blanchette candidata agli Oscar. Sempre da Cannes arriverà al cinema  Macbeth dai produttori de Il discorso del Re e diretto da Justin  Kurzel che sacrifica nel rigoroso testo del classico shakespeariano due bravi attori come Michael Fassbinder e il premio Oscar Marion Cotillar. Il capolavoro in assoluto tarderà qualche giorno ad uscire ma vale la pena aspettare: il potente Figlio di Saul dell'esordiente Laslzlo Nemes, premiato dalla Giuria di Cannes. Prendendo spunto dal tema ricorrente nella filmografia mondiale sulla Shoa, il soggetto viene trattato però con un
linguaggio cinematografico di altissimo livello
, sia per la parte visuale che per la parte del sonoro in un crescendo di coinvolgimento dello spettatore nell’inferno disumano di un campo di concentramento nazista fino all’ultima immagine simbolo dell’atroce destino di sei milioni di ebrei. Gli strettissimi primi piani di Saul, al quale non importa né fuggire né documentare all’esterno quello che succede nel campo, bensì salvare la sua umanità depredata dall’orrore nazista, inondano il cuore dello spettatore. Qualcuno si chiederà ma il fenomeno Checco Zalone? Il nuovo film in uscita Quo Vado? è avvolto da mistero eccezione fatta per dei trailer visti come tutti a Che Tempo Che Fa condotto da Fabio Fazio. Sembra però che della pubblicità ne abbia tratto vantaggio piuttosto quest’ultimo che il regista. Vogliamo ricordare che in questi giorni ricorrono i 120 anni della nascita della Settima Arte che ha affascinato e affascinerà ancora generazioni di cinefili e non solo. Infatti il 28 dicembre del 1895 i Fratelli Lumière presentarono al Salon indien du Gran Café di Boulervad des Capucines a Parigi il primo spettacolo cinematografico. Contrariamente a quanto è impresso nell’immaginario collettivo la prima proiezione fu La sortie de l’Usine Lumière à Lyon e non già L’arrivo del treno nella stazione di Ciotat. Con questo auguriamo a tutti i lettori un 2016 ricco di film come quelli dell’anno che volge al termine.

martedì 22 dicembre 2015

SPECIALE BERLINALE - Dopo il lancio del Poster 2016, nuove indiscrezioni sui film selezionati per la Berlinale 2016


(Foto pubblicate per gentile
 concessione della Berlinale)


Dopo la notizia che il film di apertura della 66esima Berlinale sarà il nuovo geniale Ave Cesar! del duo dei fratelli Coen e la presentazione dei primi nove film tra selezione in concorso e Berlinale Special, sono stati annunciati adesso i primi film selezionati per le altre sezioni tra le quali Panorama, Perspektive Kino e Generation.
Ricordiamo che tra i primi film della competizione la Giuria presieduta da Meryl Streep dovrà scegliere Boris sans Béatrice del canadese Denis Côté, Genius dell’inglese Grandage, Jeder für sich stirbt Allein (Alone in Berlin) di Vincent Perez, mentre per Special Midnight USA di Jeff Nochols e Zero Days un doc di Alex Gibney, insieme  altri tre doc per Berlinale Special. Ma veniamo alle novità.
L'European Film Market – EFM 2016 fa il tutto esaurito. Ecco la nuova offerta.
L’EFM è il primo mercato dell’anno nuovo e si svolge in contemporanea con la 66esima Berlinale dall’11 al 21 febbraio negli spazi espositivi del Martin-Gropius-Bau e presso l’Hotel Marriot nel cuore del Festival. Ci si aspetta la presenza di circa 8.000 tra produttori, espositori, venditori ed acquirenti del mercato cinematografico. Come gli altri anni le iniziative sono varie a partire dallo sguardo al fenomeno delle Serie TV con i Drama Series Days, lo sguardo all’Oriente con EFM Asia, l’attenzione a nuove produzioni con EFM Startups ed infine all’EFM Producers Hub. Inoltre verranno presentati i migliori lungometraggi sia di genere che documentari della cinematografia tedesca del 2015 che concorrono ai vari Awards tedeschi come ad esempio al premio Lola. Maggiori info sull’EFM disponibili all’indirizzo: www.ef-berlinale.de .
Per la selezione Panorama che comprenderà 32 film di genere e 18 doc ci aspetta una edizione all’insegna delle diversità e della sorpresa.
Già un terzo dei film selezionati con sette prime mondiali e due opere prime tra cui spiccano per numero tre registi inglesi: Remainder di Fast, The Ones Belowe di Farr – al suo debutto e il dissacrante War on Everyone di McDonag. Anche dagli USA due autori con Maggie’s plan della Miller con la Moore  ed il doc Don’t Blink di R. Frank. La Francia con Les Premiers, Les Derniers di Lanners e Théo et Hugo dans la meme Bateau (Paris 05:59) del duo Ducastel e Martineau. Dall’Europa riunita Jà, Olga Hepnarova di Weinreb e Kazda

(CZ,PL,SK,F), S One Strane (On The Other Side) del croato Ogresta e il doc rumeno Hotel Dallas di Livia Ungur e Sherng-Lee Huang. Ma anche tre pellicole da paesi con una frizzante filmografia come Israele con Junction 48 di Udi Aloni e Sufat Chol (Sand Storm) di Elite Zexer e il Marocco con Starve your Dog di HichamLasri. Infine il debutto di un film dal Ghana per la prima volta alla Berlinale: Nakom di Norris e Pittman.
Per la Selezione Prospettive del Cinema Tedesco, alla sua 15esima edizione, il motto di quest’anno è: contro una chiara casualità, rendere visibile l’invisibile.
La selezionatrice Linda Soffker ha ricordato che l’allora neo Direttore del Festival Dietrich Kosslik creò questa selezione per il lancio di nuovi registi esordienti. E’ l’occasione dove i debuttanti possono ottenere il riconoscimento, cosa spesso difficile, per opere che sono alla ricerca di uno stile narrativo diverso. E questo è esattamente ciò che Perspektive rappresenta. Per esempio nella sua opera presentata all’esame di laurea Wer ist Oda June la regista Kamilla 

Pfeffer dell’Accademia Media Arts di Colonia ci introduce alla pittrice tedesca – bulgara Oda Jaune.  Oppure lo spirito di Frida Kahlo che emerge dai 25 minuti di cinema di fantascienza Las cuatro esquinas del circulo (Four Corners of a Circle) di Katarina Stankovic. Ma anche le fantasticherie ed incubi della narrazione di un improbabile luogo magico chiamato Piccardia in LIEBMANN della regista Jules Herrmann che ne è pure la cooproduttrice. Ma anche cercare di capire i motivi di un assassinio come in Agony di David Clay Diaz regista austriaco che studia presso l’Università di Cinema e Televisione di Monaco di Baviera. Ma anche biografie come il doc di 25’ Palasseum – Invisible City di Manuel Inacker della Film University Babelsberg Konrand Wolf, oppure Valentina di Maximilian Feldman della Baden- Württemberg Film Academy.
Per la sezione giovanile Generation sono state già selezionate 13 narrazioni da 13 differenti Paesi dei 5 Continenti. Le rimanenti verranno prescelte entro metà gennaio 2016.
In particolare per Generation 14plus è stata selezionata dalla Rep. Ceca la pellicola Ani ve snu! (In Your Dreams) di Oukropec, storia della giovane Laura per la quale la realtà si mischia con i sogni. Dagli antipodi Born to Dance del neozelandese Tammy Davis, storia di un giovane Maori e il film drammatico Girl Asleep dell’australiana Rosemary Myers. Dall’America Latina Las Plantas di Roberto Doveris. La giovane Florencia legge uno stravagante libro sulle piante al fratello che sitrova in stato comatoso . . . Dall’India invece una inaspettata storia d’amore impossibile: Sairat (Wild) di Nagraje Manjule. Anche dalla Repubblica della Cina qualcosa di inatteso e misterioso: What’s in the Darkness di Yichun Wang. Dalla Russia infine una storia di gioventù violenta e idealista: Triapichniy Soyuz (Rag Union) di Mikhail Mestetsky.
Per Generation Kplus le prime sei pellicole provengono dalla Turchia e dall’Europa: ENTE GUT! Fortune Favors the Brave del tedesco Nobert Lechner, Young Wrestlers del turco Mete Gümürhan, Rauf dei turchi Baris Kaya e Soner Caner, Siv Sleeps Astray di Catti Edfeldt e Lena Hanno Cyne (Svezia, Olanda), l’animazione tedesca Ted Sieger’s Molly Monster e infine una favola mongola raccontata con stile documentaristico Zud della polacca Marta Minorowicz.


venerdì 18 dicembre 2015

SPECIALE Berlinale 2016: Il Poster


Il 66 esimo Festival di Berlino si svolgerà dal 11 febbraio al 21 2016, ma a partire da gennaio verranno affissi a Potsdamer Platz e in tutta la città i manifesti della Berlinale per creare l'atmosfera per il festival. Insieme con gli artisti del mondo del Cinema internazionale, l'Orso sta conquistando il paesaggio urbano di Berlino. I sei manifesti, creati per la prima volta dall'agenzia Velvet, rappresentano gli incontri fugaci dei nottambuli con l'orso in città, catturato in fotogrammi - tra realtà e finzione. Il Direttore artistico Dieter Kosslick ha così commentato:
L'orso è sciolto! Potrebbe essere il motto del manifesto di quest'anno. L'orso sta arrivando e, proprio come il Festival stesso, non solo per essere visto a Potsdamer Platz, ma anche nei vari quartieri della nostra città.

martedì 15 dicembre 2015

Quale Festival per il Cinema? Riflessioni su un anno che nonostante tutto è stato di riscossa per il Cinema Italiano.


Questa domanda è stata al centro di un incontro promosso dal SNCCI dopo la decima edizione della Festa di Roma. I premi hanno ancora un valore? Esiste un metodo migliore di altri nella composizione delle giurie? I festival di cinema dovrebbero aprirsi alla rete? In un mondo che viaggia sempre più velocemente, non sarebbe il caso di ripensare anche alla durata dei festival? Quanto è importante, per le grandi kermesse, abbinare alla vetrina festivaliera la presenza di un mercato. Questioni spinose in tempi di cambiamenti epocali nel mondo dell’audiovisivo e quindi del Cinema, prima fra tutti la modalità di fruizione da parte del pubblico. Innanzitutto ricordiamo che i Festival sono nati con il Cinema e per il Cinema. Solamente dopo sono comparsi i Festival della Letteratura, della Scienza etc. I pareri sono diversi. Chi sostiene che il binomio Festival e Mercato Audiovisivo è imprescindibile. Chi sostiene la necessità di avere più Festival che sono il luogo dove si celebra il Cinema, e permettono ad un vasto pubblico di vedere pellicole che difficilmente passeranno per le sale. Chi sostiene che i festival vanno spogliati dagli orpelli, dal glamour delle sfilate sul tappeto rosso per ridare la centralità alla pellicola vista insieme a tanti altri in una sala buia con cui condividere le emozioni. E poi ci si domanda se è meglio il format diviso in sezioni rispetto, per esempio alla recente scelta di Antonio Monda che per la Festa di Roma ha preferito un unico zibaldone cinematografico dove il pubblico è costretto a orientarsi tra film nettamente diversi fra loro. Nonostante le domande poste siano attuali, nella realtà i Festival, e non solo quelli storici come Berlino, Cannes, Locarno, Venezia, Torino, ma anche quello siciliano di Taormina e il più giovane di Roma al suo primo decennale, anche quest’anno hanno dato prova di riuscire ad affrontare la crisi generale. La crisi non è solo materiale, ma è soprattutto di valori. Al riguardo c’è da sottolineare che la funzione primaria dei Festival Cinematografici è quella di promuovere la cultura e l’interscambio tra le genti per avvicinarle in questi momenti di contrapposizione tra differenti visioni della Vita. I Festival riescono ad assolvere a questo compito, infatti oltre ad essere imponenti in fatto di numeri anche la qualità delle pellicole proposte è notevole e avvicinano il pubblico a temi attuali. Quindi non resta che passare ai fatti ossia all’attuale produzione 2015 presentata nelle varie kermesse festivaliere.
A Berlino, che è il Festival più vario e completo, sotto la direzione di Dieter Kosslick, sono state proposte quasi 400 pellicole suddivise tra le otto selezioni specifiche Competizione, Special, Classic, Panorama, Panorama Doc, Forum, Prospettive del nuovo cinema tedesco e Generation K+. Al riguardo citiamo il coraggioso film TAXI dell’iraniano Jafar Panahi a cui è andato l’Orso d’Oro e il documentario The Look of Silence in omaggio al regista Jousha Oppenheimer membro della giuria e premiato con il Peace Film Prize. All’Italia è andato il Premio FIPRESCI assegnato al doc di Francesco Clerici Il Gesto delle Mani.
Non meno numerosa l’offerta di Cannes e del suo Direttore artistico Thierry Frémaux con quasi un centinaio di pellicole presenti tra la selezione in competizione e fuori concorso, quella di Un Certain Regard, oltre alla sezione Classics e nelle sezioni autonome della Quinzaine des Realisateurs e della Semaine de la Critique. A nulla è valsa la numerosa presenza italiana costituita da Garrone (The Tale of the Tales), Moretti (Mia Madre) e Sorrentino (Youth) nonchè dall’outsider Minervini (The Other Side) a fronteggiare i cineasti d’oltre Alpe. Comunque il film in competizione che è rimasto nel cuore di tutti e Saul Fia dell’esordiente ungherese Lazslo Nemes a cui è andato il Grand Prix 2015. Sebbene gli orrori del Nazismo e della Shoa sovrastino tutto e tutti, il protagonista Saul non perde la sua umanità. E’ questo che fa la differenza dell’essere


umano.
Notevole anche l’altro esordiente italiano Jonas Carpignano che nella sezione autonoma Semaine de la Critique ha presentato Mediterranea, entrato poi insieme al film turco Mustang (Quinzaine) e al film bulgaro The Lesson nella terna dei Lux Prize promosso dal Parlamento Europeo. Da ricordare anche il giovane Fulvio Risuleo ancora una volta vincitore alla Semaine de la Critique con il suo esilarante secondo corto Varicella. E’ piaciuto pure il coraggioso e controcorrente film marocchino Much Loved (Quinzaine) di Nabil Ayouch che tante critiche ha ricevuto in patria.

In Italia la Mostra Internazionale dell’Arte Cinematografica di Venezia ha stupito il pubblico come anticipato da Alberto Barbera nella presentazione della selezione. Ma quello che conta di più è che la Giuria del Concorso ha scombussolato i pronostici più accreditati dai giornalisti e critici, promuovendo il Cinema Latino Americano con il Leone d’Oro al venezuelano Desde allá di Lorenzo VIGAS, storia sulle diversità di genere che sono sempre gettonate tra il pubblico e le giurie. Mentre il Leone d’Argento è andato all’altro film Latino Americano El Clan dell’Argentino Pablo TRAPERO, da una storia vera di ambiguità e ipocrisia sul crimine nell’Argentina degli anni ‘80. Mentre il Gran Premio della Giuria è andato ad un film largamente gettonato dalla critica e dal pubblico. Anomalisa di produzione indipendente d’animazione alla scoperta di se stessi degli Statunitensi C. KAUFMAN e D. JOHNSON. A Valeria Golino la Coppa Volpi con la strepitosa interpretazione di Anna la protagonista del film di disabilità e di camorra, con risvolti inattesi Per Amor Vostro di G. Gaudino. Il Turco Emin ALPER con Abluka (Follia), graffiante film sulla società turca, ha ottenuto il Premio Speciale della Giuria. In realtà è stato il miglior film visto alla Mostra per la sua estetica e per il linguaggio minimalista utilizzato. Purtroppo ancora non si sa se verrà distribuito in Italia. Ma la 72esima Mostra si è distinta soprattutto con i documentari proposti. Nel Concorso spicca il cinese ZHAO Liang, con Behemoth, doc epocale sulla Cina di oggi, al quale è andato il premio collaterale SIGNIS. Importante riconoscimento attribuito all’unanimità dall’organizzazione cattolica per le comunicazioni al film in concorso più significativo per sensibilità umana. Se un film può essere definito una preghiera, allora Behemot sgorga dalla profondità dell'anima di un artista che parla delle sofferenze di coloro che sono senza nome. L’altro film che colpisce per il linguaggio potente dell’immagine è il film di chiusura Human di Yann Arthus-Bertrand che affronta i temi dell'umanità mostrandoci anche stupendi scorci del nostro Pianeta.
Invece la Festa di Roma rinnovata nel suo decennale dal nuovo Direttore artistico Antonio Monda priva di Giuria, di Red Carpet e di qualche sala in meno, ha detta di tanti ha compiuto il miracolo con un impegno economico dimezzato. Il film che ha ricevuto più voti dal pubblico è per il secondo anno consecutivo un film indiano ANGRY INDIAN GODDESSES di Pan Nalin, India, Germania, 2015. Anche nell'era di Muller senza giuria alla kermesse romana aveva primeggiato un film indiano Haider di Vishal Bhardwaj sul dramma shakesperiano di Amleto. Tornando ai primi più bei film visti a Roma, che è stata proclamata dall’UNESCO “Città creativa per il Cinema”, sperando che trovino distribuzione citiamo in ordine:
Amama – When a tree falls dello spagnolo Asier Altuna Iza. Scontro/incontro delle nuove generazioni dei Paesi Baschi con le tradizioni degli avi.
The Whispering Star di Sono Sion. Fantasticherie in punta di piedi come solo i giapponesi sanno fare. Storia di un mondo futuribile nel quale 1'80% della popolazione è composta da robot e gli umani sono una specie in via d'estinzione.
Distancias Cortas del messicano Alejandro Guzman Alvarez. L’amicizia può ribaltare una vita vissuta in assenza di relazione.
Lo Chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti. E’ il caso della Festa di Roma 2015. Il primo super eroe all’italiana mutuato dal vero Jeeg Robot d'Acciaio del cartone animato giapponese che ha diviso il pubblico e i critici.
Mistress America di Noah Baumbach. Una commedia di spigliatezza e dialoghi inesauribili girata dall'autore più singolare del cinema americano indipendente di oggi.
Room dell’outsider irlandese Lenny Abrahamson. Storia di amore materno. La curiosità del figlio adolescente porterà a trovarsi faccia a faccia con una delle cose più spaventose: la realtà. Come accade per tanti film il regista poteva terminare almeno 20’ prima.
Under Sandet / Land of Mine del danese Martin Zandvliet parla di un capitolo sconosciuto della seconda guerra mondiale raccontato con la stessa drammatica tensione e spietatezza militare della Collina del disonore di Sidney Lumet.
Al terzultimo posto poniamo il film vincitore Angry Indian Goddesses dell’indiano Pan Nalin. Buddy movie ovvero un film sull’amicizia al femminile nel quale gli eventi prendono una piega molto drammatica.
HUA li SHANG BAN ZOU / Office. Uno scintillante musical dell’affermato autore del crime movie hong konghese Johnnie To.
La Delegada Linea Amarilla del messicano Celso R. Garda. Road movie di cinque personaggi alla ricerca di se stessi.
Innovativa la scelta di selezionare anche le Serie TV dove spicca Fargo – Seconda stagione di R. Einhorn, USA, 2015. Non c’è bisogno di presentazioni alla seconda stagione di un serial che ha marcato a fuoco il genere del crime televisivo importando l'eleganza narrativa e il cinico splendore dei noir dei fratelli Coen.
Antonio Monda ha dato spazio anche ai documentari dove ricordiamo Ouragan, l’Odyssée d’un vent dei francesi Barbançon e Byatt ovvero l’affascinante viaggio di quindicimila chilometri sulle tracce di uno degli eventi più devastanti ma anche necessari al nostro pianeta: l'uragano atlantico. Ma anche JUNUN sulla musica, trascinante e inedita di Jonny Greenwood, chitarrista dei Radiohead, colta nel suo nascere e sprigionarsi da un occhio mobile, morbido e vibrante come quello di Paul Thomas Anderson. Sconvolgente il doc spagnolo The Propaganda Game di Alvaro Longoria il quale per la prima volta mostra il vero volto (?) della Corea del Nord, una nazione sinistramente reclusa e sconosciuta. Ultima nazione comunista, forse la più grande fonte di instabilità per la pace mondiale, e per questo necessaria a scapito dei 23 milioni di suoi abitanti.
Quando stiamo andando alle stampe apprendiamo che il regista Paolo Sorrentino ha ricevuto per il suo bistratto Youth dalla Giuria di Cannes tre premi agli EFA 2015, come miglior film europeo, come miglior regista europeo e come miglior attore per l’interpretazione di Michael Caine il quale ha commentato In 50 anni non avevo mai vinto un premio in Europa ma questa notte ne ho vinti due! Infatti  lo stesso ha ricevuto anche il Premio alla Carriera dal Presidente della Giuria della 28esima edizione degli EFA. Il Cinema, anzi il Cinema italiano è risorto e questo lo dobbiamo anche ai Festival che restano comunque una vetrina e scambio interculturale delle novità della settima arte qualunque format venga adottato per essi. Viva il Cinema!
NDR: avrei voluto citare altri autori ma non avreste terminato la lettura, così mi scuso con loro e con Voi.

 


 

lunedì 14 dicembre 2015

Speciale Mostra di Venezia - Biennale College 2015/2016

Scelti i 4 progetti per la fase finale di Biennale College – Cinema (2015-2016) - i progetti provengono da Argentina, India, Italia e Venezuela.
Sono stati scelti i 4 progetti che accedono alla fase di realizzazione dei film della 4a edizione di Biennale College – Cinema (2015 – 2016). Si tratta dell’iniziativa lanciata nel 2012 dalla Biennale di Venezia, che promuove nuovi talenti offrendo loro di operare a contatto di maestri, per la realizzazione di lungometraggi a micro budget.
Oltre ai 3 progetti tradizionalmente scelti al termine del primo workshop fra 12 selezionati da tutto il mondo (provenienti quest’anno da Canada, Cina, Germania, India, Inghilterra, Italia, Olanda, Romania, Venezuela, Usa), la Biennale ha ammesso in via eccezionale anche il progetto italiano che ha ottenuto maggior considerazione per interesse e qualità.
Sono state pertanto scelte per la prossima fase tre opere prime e un’opera seconda (nello specifico quella italiana), qui indicate in ordine alfabetico di titolo:
Mukti Bhawan – Hotel Salvation (India) – Shubhashish Bhutiani (regista), Sanjay Bhutiani (produttore)
Orecchie – Ears (Italia) – Alessandro Aronadio (regista), Costanza Coldagelli (produttrice)
Quimilí (Argentina) – Sofia Brockenshire (regista), Verena Kuri (regista, produttrice)
La Soledad (Venezuela) – Jorge Thielen Armand (regista), Adriana Herrera (produttrice), Manon Ardisson (produttrice)
Ecco una breve descrizione dei 4 progetti:
Mukti Bhawan – Hotel Salvation: un uomo deve portare il vecchio padre a Varanasi e aspettare che muoia affinché possa ottenere la salvezza (opera prima).
Orecchie - Ears: un uomo si sveglia una mattina con un fastidioso fischio alle orecchie. Un biglietto sul frigo dice: “Luigi è morto. P.S. Ho preso la macchina”. Inizia così una giornata incredibile, tra incontri e scoperte, che lo porterà infine a tenere l’orazione funebre per Luigi (opera seconda).
Quimilí: un villaggio rurale in Argentina sta subendo una trasformazione geografica radicale. Un giorno ritorna una donna misteriosa sparita da tempo, e scatena ricordi che incombono su tutto il villaggio (opera prima).
La Soledad: faticando a sopravvivere nella giungla urbana di Caracas, un ragazzo scopre che la decrepita baracca che occupa abusivamente verrà presto distrutta. Sperando di poter salvare la famiglia da una vita senza casa, si mette alla ricerca di una quantità d'oro che si dice sia nascosta fra le sue mura (opera prima).
I 4 team scelti parteciperanno a due ulteriori workshop, sempre a Venezia; il primo si è svolto dal 3 al 6 dicembre 2015 e il secondo si svolgerà dal 10 al 14 gennaio 2016. Questi apriranno la possibilità alla realizzazione vera e propria di 4 lungometraggi a microbudget tramite un contributo di 150.000 euro ciascuno, che saranno poi presentati alla 73. Mostra del Cinema di Venezia 2016.
Biennale College è un’esperienza innovativa e complessa che integra tutti i Settori della Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta, promuovendo i giovani talenti e offrendo loro di operare a contatto di maestri, per la messa a punto di “creazioni”.
Biennale College – Cinema ha il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Direzione Generale Cinema - e della Regione del Veneto. Si avvale per il quarto anno consecutivo della collaborazione accademica con IFP di New York e del TorinoFilmLab, e continua la collaborazione con il Busan International Film Festival. Direttore è Alberto Barbera. Head of Programme Savina Neirotti.

56° FESTIVAL DEI POPOLI - PALMARES 2015

La GIURIA INTERNAZIONALE composta da: JOS DE PUTTER, JOÃO MATOS ed  EVA SANGIORGI nell’assegnare i premi ha così commentato la edizione 2015:
"La Giuria ha avuto il piacere di vedere una serie di film che presentano grande varietà di stile e di soggetto pur essendo tutti incontri profondi con luoghi e persone. Nel corso delle discussioni abbiamo trovato una metafora per descrivere - più o meno - il sentimento che sembra percorrere molti dei film in concorso. Può sembrare strana, ma questa è: “SENTIRSI PERSI NELLA FORESTA SENZA UN PADRE”. Comunque, questo profondo sentimento è alleviato dalla magia del cinema".
I premi sono stati così assegnati:
PREMIO AL MIGLIOR LUNGOMETRAGGIO a O FUTEBOL (On Football) di Sergio Oksman (Spagna, 2015) con la motivazione: ”Abbiamo visto un capolavoro. Una storia che affronta con stile preciso i punti di tensione tra intimità e distanza, memoria e realtà, giudizio e stupore. E che ci consegna al tempo stesso una rievocazione di una partita di calcio memorabile non solo nella storia dei Mondiali di calcio ma anche nella storia del cinema. Ma non è un film sul calcio...”
MENZIONE SPECIALE a SOMOS CUBA di Annett Ilijew (Germania, 2015) con la motivazione: ”Ci ha profondamente colpiti la pura forza delle immagini e delle scene girate da qualcuno che sappiamo solo chiamarsi Andres, a cui riconosciamo un grande talento”.
PREMIO AL MIGLIOR MEDIOMETRAGGIO a UNE PARTIE DE NOUS S’EST ENDORMIE (Sound Asleep) di Marie Moreau (Francia, 2015) con la motivazione: ”Ci ha colpito l’austerità dello stile, come base di un ritratto convincente che è al tempo intimo e disturbante. E’ la firma di una grande regista, una promessa per il futuro”.
PREMIO AL MIGLIOR CORTOMETRAGGIO a A FESTA E OS CÃES di Leonardo Mouramateus (Brasile, 2015) con la motivazione: “Un film che ci ha entusiasmati per la straordinaria creatività della narrazione. Con mezzi limitati, per la maggior parte album di fotografie e ricordi narrati da voice over, ci viene offerta una storia universale di crescita e di abbandono di persone e luoghi. Soprattutto, abbiamo qui la prova del talento cinematografico di un giovane regista”.
 

SPECIALE 66esima Berlinale – 11/21 febbraio 2016: prime indiscrezioni.


(Le foto sono pubblicate per gentile concessione della Berlinale)
L'11 febbraio 2016 il Festival di Berlino aprirà i battenti della sua 66esima edizione con la proiezione del film Hail, Caesar! del duo Premio Oscar Joel e Ethan Coen, più volte ospiti della kermesse. Molte le novità tra le quali spicca la nomina a Presidente della Giuria Internazionale della Selezione Ufficiale dell’attrice americana e tre volte Premio Oscar Meryl Streep che per la prima volta nella sua lunga carriera assumerà il ruolo di giurato in un Festival del Cinema.

Quest’anno l’ospite d’onore della Berlinale sarà il Direttore della fotografia tedesco Michael Ballhaus che verrà premiato con l’Orso d'Oro nella serata del 18 febbraio per il suo straordinario lavoro nel campo cinematografico.
Mentre la Retrospettiva 2016 sarà incentrata sul tema "Germania 1966 - Ridefinizione del Cinema" ovvero il nuovo cinema tedesco che introdusse


proprio in quell’anno un nuovo filone artistico.

Nella sezione Berlinale Classics la proiezione eccezionale di Der Tod müde (Destiny). Prima versione digitale restaurata del film di Fritz Lang (1921) che sarà presentato il 12 febbraio 2016 con un inedito accompagnamento musicale.
Per la sezione Talenti Berlinale verrà esplorata "la natura delle relazioni". Oltre 300 professionisti del cinema selezionati tra le nuove leve sono invitati a un programma con esperti internazionali per esplorare la potenza, la forza e l'energia del pensiero interconnesso e la creazione.
Altra novità la nuova giuria della sezione "Made in Germany - Perspektive Fellowship" che assegnerà una borsa di studio a giovani promesse in collaborazione con Glashütte Original. I giurati dell’edizione 2016 sono Sandra Hüller, Ingo Haeb e Martin Heisler.
Anche quest’anno verrà rivolto uno sguardo alle Serie TV dopo il successo ottenuto nel 2015; il format delle Serie sarà di nuovo parte del programma Berlinale Special e sarà anche ospitato dall’European Film Market nell'ambito dei "Drama Series Days".
In questi giorni fino a tutto gennaio è in corso la selezione delle pellicole che verranno proiettate. Il programma completo verrà annunciato il 2 febbraio 2016. Nel frattempo sono stati presentati i primi nove film tra quelli selezionati per il Concorso e per il Berlinale Special di questa 66esima edizione. Oltre al film


d’apertura Ave, Cesare! di Joel e Ethan Coen, presentato fuori concorso, sono state selezionate cinque produzioni e co-produzioni provenienti da Canada, Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti in prima mondiale.

Concorso
Boris sans Béatrice (Boris senza Béatrice) di Denis Côté (Vic+Flo, Saw a Bear), Canada - Prima mondiale
con James Hyndman, Simone-Elise Girard, Denis Lavant, Isolda Dychauk, Dounia Sichov
Genius di Michael Grandage, UK / USA -Prima mondiale - opera prima
con Colin Firth, Jude Law, Nicole Kidman, Laura Linney, Guy Pearce, Dominic West
Jeder für sich stirbt Allein (Da solo a Berlino) di Vincent Perez (The Secret), Germania / Francia / UK - Prima mondiale
con Brendan Gleeson, Emma Thompson, Daniel Brühl, Mikael Persbrandt
Midnight Special
USA di Jeff Nichols (Mud, Take Shelter) - Prima mondiale
con Michael Shannon, Joel Edgerton, Kirsten Dunst, Adam Driver, Jaedan Lieberher, Sam Shepard
Zero Days - doc di Alex Gibney (Taxi to the Dark Side), USA - Prima mondiale
Inoltre Berlinale Special, come parte del programma ufficiale, sarà caratterizzato da opere di registi contemporanei, documentari e formati unici. E sono già state selezionate tre produzioni:
The Music of Strangers: Yo-Yo Ma e il Silk Road Ensemble -doc di Morgan Neville (Twenty Feet from Stardom), USA - Prima europea
The Seasons in Quincy: Four Portraits of John Berger –doc di Colin MacCabe, Christopher Roth, Bartek Dziadosz, Tilda Swinton, UK - Prima mondiale
Where To Invade Next- doc di Michael Moore (Fahrenheit 9/11, Bowling a Columbine), USA - Prima europea
 
Infine giunge notizia che è stata nominata la Giuria della sezione Berlinale Shorts - International Short Film 2016  - I membri della Berlinale Shorts Giuria Internazionale sono tre registi e artisti le cui opere sono rivolte al formato cinematografico dei cortometraggi. La Giuria assegnerà d'Oro e l'Orso d'Argento  nonché l'Audi Short Film Award. Inoltre nominerà il cortometraggio che parteciperà agli European Film Awards nella categoria Miglior Cortometraggio. La Giuria è composta da Sheikha Hoor Al-Qasimi (curatore, direttore della Fondazione Arte di Sharjah), Katerina Gregos (curatore, storico dell'arte) e Avi Mograbi (regista).

SAVE the DATE: ROUND – TRIP Festival A/R I^ Edizione ITALIA/ GERMANIA - Roma, 17/19 dicembre 2015 CINEMA KINO

Si tiene presso il Cinema Kino di Roma (Via Perugia, 34) dal 17 al 19 dicembre la prima edizione del Round-Trip Festival A/R, rassegna che mette a confronto tre registi italiani e tre registi tedeschi, realizzato in collaborazione con il Goethe Istitut di Roma e con il contributo del Dipartimento Generale Cinema del Mibact. Il festival prevede la proiezione dei tre migliori esordi tra le “opere prime e seconde” di cineasti tedeschi a confronto con tre delle migliori opere prime e seconde di registi italiani. Il tutto nella cornice del Cinema Kino al Pigneto, con il bar-bistrot a tema e una festa di chiusura a ingresso gratuito che si terrà sabato 19 dicembre. Il programma completo della rassegna, che presenta tutti i film in versione originale con sottotitoli in italiano, sul sito www.ilkino.it
Tre i registi tedeschi ospiti a Roma – Feo Aladag, Johannes Naber e Georg Maas – che incontrano tre registi italiani – Piero Messina, Carlo Lavagna e Laura Bispuri - e i rispettivi film. I registi italiani introdurranno e offriranno il proprio contributo critico all’incontro pubblico sul film tedesco, moderato da Massimo Galimberti, che si terrà al Bistrot del Kino, creando un dialogo aperto, informale e curioso verso il gusto e l’estetica dell’opera.
Giovedì 17 dicembre sono in programma l'italiano L'attesa, di Piero Messina, in concorso all'ultima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia e il tedesco Inbetween worlds (Zwischen welten), della regista Feo Aladag. I due registi saranno protagonisti, alle ore 21:00, dell'incontro pubblico, che vedrà la presenza del produttore Christian Mueller Donges.
Venerdì 18 dicembre saranno proiettati Arianna, di Carlo Lavagna e Age of Cannibals (Zeit der Kannibalen), di Johannes Naber i due film al centro della giornata e i due registi saranno protagonisti dell'incontro pubblico alle ore 21:00.
La giornata di chiusura, sabato 19 dicembre si apre alle ore 15:00 con il talk pubblico “Film is about to start! Creazione, produzione e distribuzione in Italia e Germania”, con interventi, tra gli altri, di Iole Giannattasio del Mibact, Marta Donzelli, produttrice della Vivo Film, il produttore Christian Mueller Donges e la regista e produttrice Feo Aladag. A seguire, le proiezioni di Vergine Giurata, opera prima di Laura Bispuri e di Two lives (Zwen leben), di Georg Maas, che sarà protagonista dell'incontro pubblico delle ore 21:00 introdotto proprio da Laura Bispuri.
La prima edizione di Round-Trip – spiegano gli organizzatori – vuole essere un viaggio per scambiare professionalità, immagini, opinioni e indicazioni sul cinema, esplorando le differenze tra le industrie cinematografiche dei due Paesi. Non quindi una semplice lista di proiezioni, ma un confronto tra modelli produttivi, artistici e co-produzioni internazionali in un clima aperto ed informale”.
L'ingresso agli incontri e al talk è gratuito, l'ingresso alle singole proiezioni è di 5 euro.
Maggiori info su: www.ilkino.it



venerdì 11 dicembre 2015

SAVE THE DATE:L'Aquila Film Festival - 15 dicembre Auditorium del Parco dell'Aquila, proiezione di "East End"

Nell'ambito del L'Aquila Film Festival sarà presentato in anteprima assoluta e in concorso, il lungometraggio di animazione "East End", diretto da Giuseppe Squillaci e Luca Scanferla e scritto a sei mani con Federico Moccia. L'appuntamento è per il prossimo martedì 15 dicembre alle ore 21.00 presso l'Auditorium del Parco dell'Aquila. L'ingresso è gratuito fino a esaurimento posti.
Il film - prossimamente nelle sale italiane, prodotto da EAR cinema e CANECANE e distribuito nel mondo da AMBI distribution - racconta la storia di un gruppo di bambini del quartiere East End nella periferia romana,che per

vedere gratuitamente il derby Lazio-Roma, dirottano sullo stadio Olimpico un satellite militare supersegreto che gli Stati Uniti stanno utilizzando nella caccia al terrorista più pericoloso del mondo, il famigerato Al Zabir Muffat. Così, mentre i protagonisti della politica mondiale gestiscono la crisi strategica causata dalla sparizione del satellite, i bambini, ignari di tutto, devono districarsi in faticose disavventure
fatte di bullismo, dispetti e piccoli problemi quotidiani, specchio di una realtà dove il piccolo e il grande, lo straordinario e l'ordinario, si incrociano in continuazione senza incontrarsi mai. Un'avventura esilarante che mette in luce il valore dell'amicizia e della diversità, contornato da personaggi ispirati alla realtà - da Obama a Roberto Saviano, da Francesco Totti a Nanni Moretti, ai due Papi, Bergoglio e Ratzinger, senza tralasciare i politici italiani.

Intorno ai bambini - dichiarano i registi Giuseppe Squillaci e Luca Scanferla - si muovono degli adulti inadeguati, che influiscono in maniera marginale sulle vite dei figli, in una realtà disgregata e confusa, dove le relazioni familiari risultano prossime alla dissoluzione.  Un film dove l'amicizia, la tolleranza e l'accettazione della diversità sono le uniche risposte sensate alla stupidità di un mondo governato dall'egoismo e dall'integralismo.

martedì 1 dicembre 2015

ASIATICA – Incontri con il Cinema Asiatico - I Premi

Terminata con la premiazione al MAXXI, la XVI edizione di Asiatica curata da Italo Spinelli. I Film dividono le Giurie e il Pubblico che premia Brillante Mendoza.
Si è conclusa a Roma la sedicesima edizione di Asiatica, festival cinematografico diretto da Italo Spinelli, che dal 20 al 28 novembre ha presentato al MAXXI- Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma lungometraggi, documentari e cortometraggi provenienti da Indonesia, Filippine, Cina, Taiwan, India, Pakistan, Sri Lanka, Azerbaijan, Iran, Turchia, Libano e Israele. Le due giurie e il pubblico hanno quindi decretato i premi, consegnati durante la giornata finale proprio al MAXXI, eccoli con le rispettive motivazioni:
Premio della Giuria – Miglior Film (Ex Aequo)
A MIDSUMMER’S FANTASY di Jang Kun-jae
Per aver raccontato un sogno con stile e poesia. L’idea di filmare l’immaginario di un autore e il necessario confronto con la ricerca, rendono il film originalissimo perché si misura con una delle storie più difficili da raccontare, quella del Cinema. Sostenuto da due attori eccellenti, l'autore conduce lo spettatore, con mano elegante e mai pretenziosa, nel misterioso mondo della messa in scena.
e
OBLIVION SEASON di Abbas Rafei
Per la spirale drammatica della sua opera, che trova nel volto/paesaggio di una donna il privilegiato campo di battaglia di una guerra combattuta tutti i giorni, là dove il sopruso maschile si annida in ogni angolo della città di Teheran, restituita nella sua frenetica pulsazione sonora, mentre la violenza del gesto si mischia, fino a confondersi, con la parola d'amore. Un racconto filmico che non inciampa mai nella retorica, delineando una strada inattesa verso la conquista della libertà.
Premio della Giuria – Miglior Documentario (Ex Aequo)
DEJIDE di ZUO GEHE
Un film dove la natura, per i nostri occhi incredibilmente ostile, cadenza le vicende di una famiglia mongola che vive di pastorizia e che si vedrà costretta a perdere quell’armonia che caratterizzava la propria cultura.
e
SIGH di METIN KAYA
Per la capacità di restituire la durezza del lavoro in miniera attraverso un linguaggio essenziale. Il film ci consente la comprensione di un mondo marginale e la disumanità di un lavoro estremo.
Premio del pubblico – Miglior Film
TAKLUB di BRILLANTE MENDOZA già premiato a Cannes dalla Giuria Ecumenicale.
Premio del pubblico – Miglior Documentario
MY LOVE, DON’T CROSS THAT RIVER di JIN MO-JOUNG
Ma avrebbero potuto vincere altri film come ammesso da entrambe le Giurie. Come ad esempio il film da mal di pancia israeliano TIKKUN.
Come confermato da Italo Spinelli la prossima edizione  verrà ospitata anche a Berlino nella primavera del 2016.

 

venerdì 27 novembre 2015

CHIAMATEMI FRANCESCO di Daniele Lucchetti, Italia, 98’dal 3 Dicembre in 700 sale ed in anteprima in Vaticano il 1° Dicembre all’Auditorium – Paolo VI – Sala Nervi.


Girato in Argentina e interpretato da due attori argentini (RODRIGO DE LA SERNA 1961-2005 e SERGIO HERNÁNDEZ 2005-2013) in lingua spagnola, per essere fedele al ritratto del Papa che sta rivoluzionando la Chiesa, ma senza cadere nella trappola iconografica.
Anche io sono stato giovane. Sono stato innamorato. Ero ambizioso. Volevo andare dall’altra parte del mondo, pensa. Dal libro omonimo di Giorgio Griffagnini.
"Chiamatemi Francesco” è il racconto del percorso che ha portato Jorge Bergoglio, figlio di una famiglia di immigrati italiani a Buenos Aires, alla guida della Chiesa Cattolica. È un viaggio umano e spirituale durato più di mezzo secolo, sullo sfondo di un paese – l’Argentina – che ha vissuto momenti storici controversi, fino all'elezione al soglio pontificio nel 2013. Negli anni della giovinezza Jorge è un ragazzo come tanti, peronista, con una fidanzata, gli amici, e una professoressa di Chimica, Esther    Ballestrino, cui rimarrà legato  per tutta la  vita. Tutto cambia quando la vocazione lo porterà a entrare, poco più che ventenne, nel rigoroso ordine dei Gesuiti. Durante la terribile dittatura militare di Videla, Bergoglio viene nominato, seppur ancora molto giovane, Padre Provinciale dei Gesuiti per l'Argentina. Questa responsabilità in un momento così tetro metterà alla prova, nel modo più drammatico, la fede e il coraggio del futuro Papa. Jorge nonostante i rischi si impegnerà in prima persona nella difesa dei perseguitati dal regime – ma pagherà un prezzo umanamente altissimo vedendo morire o “scomparire” alcuni tra i suoi più amati compagni di strada. Da questa esperienza Bergoglio uscirà cambiato e pronto a vivere il suo impegno futuro nella costante difesa degli ultimi e degli emarginati. Divenuto Arcivescovo di Buenos Aires continuerà la sua opera di aiuto agli abitanti delle periferie, difendendoli dalle sopraffazioni del potere e promuovendone la crescita 
individuale e collettiva. Il racconto si conclude con l’indimenticabile serata in cui, in una piazza San Pietro stracolma di folla, Jorge Bergoglio vestito di bianco e con una croce di ferro, saluterà il mondo con il nome di Francesco, con la schietta semplicità e l’umanità profonda con cui tutti siamo abituati a conoscerlo.

Il regista Daniele Lucchetti spiega: “Chiamatemi Francesco” è un film inchiesta. Un’inchiesta iniziata quasi due anni fa a Buenos Aires, dove con Pietro Valsecchi prima, e con Martin Salinas poi, ci siamo messi sulle tracce di Bergoglio. Il primo incontro è un aneddoto che vale la pena raccontare. Avevamo fatto sapere in giro che avremmo voluto incontrare persone che l'avevano conosciuto bene. Il primo a presentarsi fu un vecchietto scattante: si diceva uno dei suoi migliori amici. Mi porse una foto sbiadita. Una classe di bambini di sei anni. Confusi tra decine di ragazzini, mi fece vedere lui stesso, e dall'altro capo della foto Jorge, il suo caro amico.
"Abbiamo passato assieme tutta la prima elementare"
"E poi?"
"Poi basta"
"Come basta? Tutto qui?"
"Si vedeva già che era un bambino speciale, che sarebbe diventato un santo" E si era sistemato sulla poltrona, sorridente, pronto a passare alcune ore nell'approfondimento di questo breve ricordo, probabilmente falso. Così ho capito abbastanza rapidamente che il rischio santino era dietro l'angolo. Il personaggio che smuove i cuori di cattolici e laici era già stato incasellato in un reticolo di luoghi comuni. Per capire cosa raccontare, per mantenere una relazione onesta con il personaggio, senza esaltarlo ne' ridurlo, ho dovuto scavare molto. Finché sono arrivate le prime illuminazioni. "Jorge era un uomo preoccupato". "Jorge ha sorriso per la prima volta quando lo abbiamo visto diventare Papa". Tutti indizi che andavano in un'unica direzione. Bergoglio è così oggi perché è stato in altro modo nel passato. Ha avuto la fortuna di vivere una vita lunga che gli ha permesso di imparare, crescere, evolvere. Una fortuna per lui, ma anche per un narratore che si era messo sulle sue tracce 
per cercare di capire come mai quest'uomo oggi trasmette queste emozioni e perché sembra non aver paura di nulla. Non ha paura, perché è passato attraverso molti inferni e qualche purgatorio. Questo non è un film religioso. È un film che racconta un personaggio che crede. E nel raccontarlo sono stato dalla sua parte, ammirando e invidiando ogni sua scelta, cercando di mettere assieme gli indizi, scrutando il suo volto durante omelie e interviste di "prima" della sua elezione, e infine cercando di rispettare una verità - sia pure ipotetica - ma soprattutto le leggi del raccontare, che impone il tentare di essere comunicativi senza barare. Un cenno agli attori argentini, cileni e spagnoli che mi hanno seguito in questa avventura: ho avuto un cast straordinario, che ha saputo sostenere la storia dando credibilità e umanità ai personaggi realmente esistiti e a quelli che ho reinventato mettendo assieme più persone in un volto solo. Fare questo film è stato un campo di battaglia nel quale ho imparato molto, conosciuto da vicino persone incredibili. L'Argentina, dove le ferite sono ancora fresche ma dove circola una incredibile energia, dove i problemi economici ogni giorno liberano energie per noi totalmente nuove. Non è un caso che il rinnovamento della chiesa potrebbe venire dall'America Latina. Per me è stato un onore scavare nelle radici di una persona che catalizza su di se l'energia di un intero continente e dei suoi movimenti politici, religiosi, culturali. Ha avuto la fortuna di vivere una vita che somiglia ad una narrazione. Non tutti abbiamo questo onore nelle nostre vite.

Aggiunge il Produttore Pietro Valsecchi: L'idea di fare un film su Papa Francesco mi è venuta dopo poco tempo dalla sua elezione, perché mi ha colpito fin dalle sue prime uscite la straordinaria statura morale e la forza rivoluzionaria del suo apostolato. Ho iniziato allora a documentarmi, ho letto libri, interviste, e in un primo momento mi sono focalizzato sul libro di 
Evangelina Himitian "Francesco il Papa della gente". Poi approfondendo di più la sua biografia ho trovato che c'era molto altro non trattato in questo libro e ho quindi deciso di distaccarmene. A quel punto nel progetto avevo coinvolto Daniele Luchetti e con lui siamo stati in Argentina all'inizio del 2014 per incontrare amici di gioventù di Bergoglio, sacerdoti che hanno lavorato fianco a fianco con lui, per farci raccontare chi era questo uomo che è "venuto dalla fine del mondo" (come ha detto la sera della sua elezione) per rivoluzionare la Chiesa. Dalla viva voce di chi ha conosciuto Bergoglio abbiamo scoperto poco a poco una figura di uomo che ha saputo mettersi al servizio degli ultimi, degli emarginati, dei poveri. E lo ha fatto rimanendo umile ma nello stesso tempo combattendo con estrema energia contro le ingiustizie e le prevaricazioni. Per raccontare la vita di questo uomo che tanto sta facendo per riportare la Chiesa vicino alla gente, abbiamo scelto la strada che ho sempre seguito in tutta la mia carriera nel cinema: il realismo e insieme l'emozione. Per essere più realistici e raccontare la verità, la vita di un argentino, abbiamo quindi deciso di girare il film in gran parte in Argentina, con attori argentini, in lingua spagnola e siamo molto soddisfatti perché il film che abbiamo in mano è ricco di verità, e dalla verità si sprigiona un'emozione incredibile. Ci sono sequenze come quelle relative alla dittatura dei generali o alla missione pastorale di Bergoglio tra i poveri delle favelas che colpiscono dritti al cuore, grazie anche all'interpretazione di attori straordinari. E’ un film che racconta una vita spesso difficile, piena di momenti drammatici, un film che non è un "santino" edulcorato ma il tentativo di farci scoprire le radici e il percorso di una personalità che fino a due anni fa la maggior parte di noi non conosceva. E rivedendo ora tutta la sua vita, le sofferenze, le amicizie, i momenti bui, si comprende meglio da dove arrivano la forza e l'energia di quest'uomo che sta già facendo la storia. La lavorazione del film è stata molto lunga e complessa: nella fase di scrittura del copione è stato difficile scegliere in più di 70 anni di vita i momenti più intensi e significativi, che riuscissero a spiegare l'uomo e il pastore. Il set è stato lungo e impegnativo, dovendo ricostruire tante epoche diverse, e per questo motivo abbiamo dovuto utilizzare due attori per interpretare Bergoglio, prima da giovane fino alla maturità, e poi negli ultimi anni. Io avevo già prodotto in passato due film dedicati a Papa Wojtyla, oltre ad altre miniserie televisive dedicate a personaggi della storia e della cronaca (Paolo Borsellino, Maria Montessori, Giorgio Ambrosoli):ad unirli è il fatto che rappresentano persone che nel compiere il loro dovere quotidianamente hanno insegnato agli altri il coraggio e la forza di credere fino in fondo ai loro ideali.