Descrizione

Anteprime e Recensioni Cinematografiche, tutto quello che c'è da sapere su Festival Internazionali del Cinema e quanto di nuovo succede intorno alla Settima Arte, a cura di Luigi Noera e la gentile collaborazione di Ugo Baistrocchi, Simona Noera e Marina Pavido.



lunedì 30 marzo 2015

SAVE THE DATE: 8 - 19 aprile Rendez-Vous 2015 tocca varie città italiane


Rendez-Vous 2015

 
ROMA dall'8 al 18 Aprile
BOLOGNA dal 5 al 15 Aprile
NAPOLI il 10 Aprile
PALERMO dal 10 al 12 Aprile
TORINO dal 13 al 19 Aprile
LECCE il 17 Aprile

Al via, dall’8 al 12 aprile 2015, a Roma, la quinta edizione di Rendez-vous, appuntamento con il nuovo cinema francese, il festival esclusivo dedicato al nuovissimo cinema d’Oltralpe. Come ogni anno il viaggio attraverso le storie e i volti del cinema francese contemporaneo parte dalla Capitale per poi toccare, con focus e invitati speciali, le città di Napoli, Palermo, Bologna, Torino, e da quest’anno Lecce. Iniziativa dell’Ambasciata di Francia in Italia, la manifestazione è realizzata dall’Institut français Italia, in collaborazione con uniFrance films, con la partecipazione dell’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici. Rendez-vous invita il pubblico italiano al viaggio nei territori sempre nuovi del cinema d’Oltralpe, con una programmazione di una quarantina di titoli che attraversano tutti i generi, dalla produzione popolare a quella più sofisticata, dai campioni di incasso alle pellicole indipendenti. Come ogni anno, le anteprime saranno accompagnate da incontri, dibattiti, masterclass, animate da artisti francesi e italiani.
La selezione presentata per questa quinta edizione mostra titoli inventivi, radicali, ma anche capaci di un linguaggio universale che tocca il pubblico. Commedie, documentari, melodrammi, animazione, cinema d’autore, adattamenti, opere prime: storie appassionate ed intense, brillanti e ancorate all’oggi, che confermano gli ottimi risultati nel mondo ottenuti dal cinema francese nel 2014 (111 mln € di entrate, il secondo miglior risultato degli ultimi 20 anni dopo il record del 2012). Merito di accostamenti audaci di generi, nomi affermati e giovani pluripremiati al loro esordio dirompente, titoli popolari, commedie originali e nuove tendenze che vanno dalla fiaba onirica al rigore del cinéma vérité, dagli intimi ritratti femminili alle riflessioni sulla complessità del presente. Un cinema di frontiere, se per frontiera si intende un luogo di passaggio che sia temporale, di identità, di crescita personale. Futuro e memoria ne sono le parole chiave. Termini dissonanti ma assai vicini. L’elemento che lega tutti i titoli di questa rassegna è sicuramente la passione per il cinema e una voglia forte ancora di racconto.
I luoghi interessati dalla manifestazione romana sono:
Cinema Quattro Fontane, Accademia di Francia a Roma - Villa Medici, Casa del Cinema, Maxxi - Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo

 
Ad aprire il festival, una commedia romantica di Jérôme Corniau: "Chic!", con un cast a cinque stelle : Fanny Ardant, Marina Hands, Eric Elmosino, Philippe Duquesne tra gli altri. A presentare il film a Roma, il regista insieme all'attrice francese Fanny Ardant. Il Festival si chiuderà Sabato 18 aprile al MAXXI - Museo nazionale delle Arti del XXI secolo alle ore 18:00 con il Cineracconto di Alain Fleisher "Naissance d'un musée - Le Louvre Lens”.
 
La rassegna sarà nelle sale con la seguente programmazione:
 
CinemaQuattro Fontane
8 Aprile
19:00 > "Chic!" di Jérôme Cornuau. Proiezione a inviti alla presenza di Fanny Ardant
9 Aprile
15:00 > "La Squola di Babel" di Julie Bertuccelli, proiezione alla presenza della regista
17:15 > "Hippocrate" di Thomas Lilti
19:15 > "Tokyo Fiancée" di Stephan Libersky, proiezione alla presenza del regista
21:15 > "Pas son genre" - "Sarà il mio tipo? E altri discorsi sull'amore", proiezione alla presenza del regista
Casa del Cinema - Largo Marcello Mastroianni
10 Aprile
15:00 > "Au bord du monde" di Claus Drexel
17:15 > "Les Jours Venus", Di Romain Goupil, proiezione alla presenza del regista
17:15 > "Les Combattants" di Thomas Cailley, proiezione alla presenza del regista
21:15 >"Cadences Obstinées", di Fanny Ardant, proiezione alla presenza della regista
11 Aprile
15:00 > "Au fil d'Ariane" di Robert Guédiguian, proiezione alla presenza del regista
16:30 > Masterclass Robert Guédiguian
19:00 > "Les Souvenirs" di Jean-Paul Rouve, proiezione alla presenza del regista
21:15 > "Vie Sauvage" di Cédric Kahn, proiezione alla presenza del regista
12 Aprile
15:00 > "Les Moomins sur la riviera" di Xavier Picard
17:00 > "Le Beau Monde" di Julie Lopes-Curval
19:00 > "Fidelio, L'Odyssée d'Alice" di Lucie Borleteau, proiezione alla presenza della regista
21:15 > "Samba" di Éric Toledano e Olivier Nakache, Roma, proiezione alla presenza dei registi
 
Accademia di Francia a Roma/ Villa Medici
9 Aprile
19:00 > "Eastern boys" di Robin Campillo all'Accademia di Francia a Roma, Villa Medici
21:30 > "Mange ta soupe" di Mathieu Amalric, all'Accademia di Francia a Roma, Villa Medici
10 Aprile
19:30 > "La Chambre Bleue", di Mathieu Amalric, all'Accademia di Francia a Roma, Villa Medici
11 Aprile
19:30 > "Vincent n'a pas d'écailles", di Thomas Salvador all'Accademia di Francia a Roma
21:00 > "Tournée" di Mathieu Amalric all'Accademia di Francia a Roma
12 Aprile
19:30 > "Mange tes morts" di Jean-Charles Hue all'Accademia di Francia a Roma
21:00 > "Le stade de Wimbledon" di Mathieu Almaric all'Accademia di Francia, Villa Medici
 
Per maggiori info :

IRISH FILM FEST 2015

IFF si conferma un Festival molto curato dalla organizzatrice Susanna Pellis e quindi molto amato dai romani
 
E’ calato il sipario su questa affollata ottava edizione del Festival che si è conclusa alla grande  domenica pomeriggio con la Master Class del geniale Lenny Abrahamson preceduta dalla proiezione del suo ultimo film Frank. Il film affronta svariati temi tra i quali spicca il talento di Frank e la ordinarietà di Jon. Ed era proprio questo il tema che il regista ha rimarcato alla platea di voler sfatare: il mito che dietro ogni genio ci debba essere necessariamente una vita sregolata e l’idea che se vuoi e ti impegni puoi sfondare. Frank è una persona con problemi relazionali, mentre Jon è semplicemente insignificante ed a nulla valgono i suoi sforzi di comporre della buona musica. Non ne è proprio capace. C’è poi la feroce critica rivolta alle nuove forme di condivisione dei social network. Un tempo si contavano le copie di dischi vendute, adesso si contano il numero di accessi virali ai video online. Dello stesso regista è stato proiettato nella giornata inaugurale il suo primo film Adam & Paul che tanta notorietà gli ha procurato. Storia nettamente diversa: la giornata di due tossicodipendenti alla ricerca della dose di droga. Nei due poveretti ritroviamo la comicità quasi ossessiva di Stanlio ed Ollio da una parte e la tragedia Beckettiana dall’altra. Ma in fondo sono due tossici che proprio per questo non hanno emozioni. Quando uno dei due muore, l’altro riprende la sua strada senza versare una lacrima. Come ha detto Susanna Pellis questa voglia del regista irlandese di mettersi ogni volta in gioco con storie diverse, non annoia il pubblico. Della rassegna è poi da segnalare la parte dedicata ai documentari con due argomenti uno sulla Irlanda recente e la sua storia (City Dreaming ovvero la cittadina di Derry e i Troubles) ma anche i suoi talenti come il caso dello scrittore Brendan Behan, morto appena quarantenne a causa dell’alcolismo e interpretato da un bravissimo Adrian Dunbar. L’attore al termine della proiezione si è esibito in una toccante piece teatrale. Interessante anche l’esperienza delle tre registe supportate da FilmBase di Dublino con un film biografico Poison Pen. Come al solito gli irlandesi sono più bravi nel genere cupo e malinconico e di questo ne soffre questo racconto brillante della vera storia dello scrittore P.C. Molloy. Nel film, diretto a tre mani in maniera sequenziale, si nota il diverso tocco delle tre giovani registe, ma il risultato ottenuto è gradevole, e promette bene per il futuro delle tre giovani registe. Gli altri film proiettati delineano un cinema irlandese in crescita. A parte il caso di Frank e del genio di L. Abrahamson, le altre pellicole cominciando da Patric’s Day dell’estroverso Terry MacMahon, che ha dato prova della sua bravura nel Q&A in sala, dimostrano la vivacità dei cineasti irlandesi. Di questo bisogna ringraziare Susanna Pellis che con il suo lavoro certosino ha portato a Roma i talenti irlandesi. Ma anche sul fronte del Concorso Corti c’è stata tanta sorpresa per le emozioni regalate. Quest’anno è stato un anno profiquo infatti i15 finalisti sono stati prescelti su circa un centinaio di lavori. In particolare 10 live action e 5 di animazione. E la scelta tra tanti bei corti è stata per certi versi dolorosa. Come sappiamo hanno vinto  per la categoria animazione The Ledge End of Phil di Paul Ó Muiris e per la categoria live action, Ghost Train di Lee Cronin. Ma anche all’altro corto The Good Word  di Stuart Graham che sembrava il favorito è andato una menzione della Giuria. Tutti e tre storie inattese di noir dove gli irlandesi sono bravi. Tra le proiezioni più affascinanti ricordiamo quella di Song of the Sea (2014), film di animazione candidato agli Oscar 2015 di Tomm Moore, co-fondatore di Cartoon Saloon, con la splendida voce di Fionnulla Flanagan. Il film di chiusura ’71, primo lungometraggio di Yann Demange, è dedicato al recente passato dell’Irlanda. Il titolo dice tutto: quegli anni sono il periodo tragico della storia irlandese senza il quale però non ci sarebbe stata la rinascita del popolo irlandese. La recluta inglese Gary (Jack O'Donnell), in servizio nell'insanguinata Belfast durante i "troubles", si ritrova solo nella zona in mano ai rivoltosi. Ne viene fuori un film d’azione dai risvolti inaspettati.

sabato 28 marzo 2015

L'Ottava edizione dell’ Irish Film Festa si conclude con una MasterClass (days 3 & 4)

A sabato 28 è riservata la conclusione delle proiezioni dei corti in concorso e la proclamazione del vincitore. Susanna Pellis si è palesemente espressa per la  indiscutibile superiorità sulle altre pellicole di The Good Word  , ma in realtà potrebbero esserci sorprese.
La serata prosegue con la proiezione del film drammatico Patrick’s Day di Terry McMahon, storia di un giovane schizofrenico che a 26 anni si innamora e a nulla valgono più le cure amorevoli della madre e i medicinali. Il protagonista è interpretato da M. Dunford che insieme al produttore Tim Palmer dopo la proiezione risponderà alle domande del pubblico. Dopo la premiazione del corto vincitore il Festival riserva agli spettatori una primizia con il Focus in lingua Gaelica.  Verrà proiettato il thriller in lingua gaelica An Bronntanas (The Gift). Il film diretto da Tom Collins si svolge nell’affascinante ambiente del Connemara. Di seguito verrà proiettato il cortometraggio in concorso, recitato sempre in lingua gaelica,  Rùbaì di Ni Fhiannachta. Precederà la presentazione delle due pellicole da parte di Barry McCrea dell’Università di Notre Dame. La giornata finale di domenica sarà emozionante per la presenza del regista L. Abrahamson, molto caro al Festival, impegnato in una MasterClass che sarà certamente interessante. Il programma si apre con quello che potrebbe essere definito un capolavoro del cinema di animazione:
 

Song of the Sea di Tomm Moore che ha ricevuto una nomination agli Oscar 2015. Presentato all’ultima Festa del Cinema di Roma, il film è una rivisitazione animata della mitologia celtica e racconta la storia di Saoirse, l'ultima Selkie (donne che, nella cultura irlandese e scozzese, possono trasformarsi in foche), e di suo fratello Ben. Da segnalare che tra i 20 disegnatori del cast del film, figurano anche tre giovani italiani diplomati al CSC di Torino. Il film sarà preceduto dal corto vincitore della categoria animazione The Ledge End of Phil di Paul Ó Muiris che racconta di Phil, rimasto chiuso fuori di casa e costretto quindi ad accorgersi di quanto ha finora ignorato. Dell'Autore beniamino del Festival fra i più interessanti registi in Europa, Lenny Abrahamson, nome di punta del New Irish Cinema grazie al suo folgorante esordio dieci anni fa con Adam & Paul, film d'apertura del Festival, oggi sarà proposto il suo ultimo e pluripremiato Frank. (RECENSIONE)
Presentato al Sundance Film Festival 2014, e liberamente ispirato al personaggio di Frank Sidebottom, alter ego del musicista e comico britannico Chris Sievey, e ai cantautori Daniel Johnston e Captain Beefheart, il film vede come protagonisti Michael Fassbender, Domhnall Gleeson e Maggie Gyllenhaal. A seguire, l’incontro attesissimo con il regista moderato dal musicista Maurice Seezer e dalla direttrice di IrishFilmFesta  Susanna Pellis.



La proiezione di chiusura è dedicata al recente passato dell’Irlanda sui cosiddetti Troubles. Il titolo dice tutto: ’71 di Yann Demange, appunto su quel tragico periodo della storia irlandese senza il quale però non ci sarebbe stata la rinascita del presente del popolo irlandese. La recluta inglese Gary (Jack O'Donnell), in servizio nell'insanguinata Belfast durante i "troubles", si trova improvvisamente solo fra le linee nemiche. Presentato in concorso alla Berlinale 2014 e all’ultimo Torino Film Festival, '71 è il primo lungometraggio di Yann Demange. Il film sarà preceduto dal corto vincitore della categoria live action, Ghost Train di Lee Cronin. Premiato al San Sebastian Horror and Fantasy Film Festival, all’Ithaca International Fantastic Film Festival e al Molins de Rei Horror Film Festival. Racconta la storia di due fratelli, Michael e Peter, che ogni anno compiono un pellegrinaggio alla vecchia giostra dell’orrore dove il loro amico Sam scomparve.

giovedì 26 marzo 2015

IRISH FILM FEST - 8^ edizione (days 1 & 2)


Al via l’ottava edizione dell' Irish Film Fest

 
Si inaugura il 26 marzo l’ottava edizione del Festival Irlandese concepito e diretto da Susanna Pellis alla Casa del Cinema. Nella giornata inaugurale verrà proiettato


Adam & Paul di L. Abrahamson con il quale il registanel 2004 venne scoperto  dal grande pubblico. Questa edizione dell’ Irish Film Festival è infatti dedicata al regista irlandese che terrà anche una Masterclass nella giornata finale dopo la proiezione del suo ultimo film Frank recentemente anche nelle sale.
 

 

Per la rassegna dei documentari A city dreaming di M.McCauley ci farà scoprire la città di Derry durante mezzo secolo fino al periodo dei Trobles. Il regista presente in sala risponderà alle domande del pubblico.

La serata si concluderà con Poison Pen (AA.VV.), una storia romantica tratta dalla vita dello scrittore irlandese PC Molloy, premiato con il Booker Prize. Il film è stato realizzato con il contributo di Filmbase, istituzione irlandese che promuove e affianca i giovani registi emergenti.  Il giorno dopo è prevista la proiezione degli altri due documentari in programma.
 
In anteprima italiana il doc Brendan Behan – The Roaring Boy di M. Sweeney, interpretato da A. Dunbar che più volte ha interpretato a teatro appunto Behan, scrittore irlandese vivente molto amato in patria. Al termine l’attore verrà intervistato dalla direttrice del festival Susanna Pellis. L’altro doc Ballymurphy di S. Murray ci racconta invece l’eccidio compiuto a Belfast dall’esercito britannico nell’estate del 1971 che è tristemente noto come il Massacro di Ballymurphy. Al termine il regista verrà intervistato dalla giornalista S. Calamati. Per finire e sdrammatizzare  Gold (2014) di Niall  Heery, commedia stravagante  e una storia d’amore anticonvenzionale, ambientata in un ricco sobborgo di Dublino. Il film è preceduto dal corto (5’) The Weather Report. Mentre la prima parte della selezione di 8 dei 15 dei corti in concorso sarà proiettata in sala Kodak alle 17:00. Per i restanti doc bisognerà aspettare il giorno successivo sabato 28 marzo che sarà ricco di sorprese con il Focus Gaelic.

martedì 24 marzo 2015

COME SARA' IL FESTIVAL anzi LA FESTA


Alla Festa di Roma per celebrare il Cinema sarà protagonista il pubblico.
Prime indiscrezioni sulla decima edizione del Festival (16 - 23 Ottobre 2015) dal neodirettore artistico Antonio Monda dopo il CdA della Fondazione Cinema per Roma. Alla Casa del Cinema Antonio Monda durante il duetto con il padrone di casa Giorgio Gosetti ha accennato a come si immagina il Festival di Roma, anzi la Festa. Coadiuvato da una squadra d’oltreoceano: Richard Pena, ex direttore del NY Festival, Giovanna Fulvi per il cinema asiatico, Alessia Palanti della Columbia University per il cinema latino – americano e inoltre il regista doc Francesco Zippel e il critico Alberto Crespi. Non è ancora confermata la collaborazione di Mario Sesti che insieme ad Antonio Monda ha portato negli anni passanti tanti personaggi d’oltreoceano al Parco della Musica di Roma in Master Class di eccellenza, una per tutte quella di Francis Coppola. Nel decimo anno, come peraltro anche l’anno scorso ci sarà solo il Premio del pubblico ed un unico cartellone di film scelti per la loro qualità. Si rinuncerà quindi alle anteprime a tutti i costi. A fronte della riduzione delle pellicole proiettate – saranno circa 80, questa edizione volgerà lo sguardo piuttosto agli eventi. Almeno due al giorno. Il budget approvato di quasi nove milioni dovrà coprire i costi non solo della Festa, ma anche delle manifestazioni che la Fondazione intende svolgere durante tutto l’anno a Roma. La sfida di Monda sarà richiamare personalità del mondo del cinema internazionale su cui accendere i riflettori della Festa. E non è detto che non si guardi anche ad altre forme di linguaggio in movimento come ad esempio la Visual Art. A latere saranno presenti due Rassegne Retrospettive in omaggio ai grandi del passato della settima arte. Per festeggiare il decimo anno ci sarà anche una selezione di film europei scelti dai giovani (Progetto Young To Young). Ma per saperne di più bisogna aspettare la Conferenza Stampa che si terrà il 27 maggio prossimo.

Al Festival di Cannes è tempo di poster! (DAY - 50)


 


Il Poster del 68° Festival de Cannes (foto pubblicata per gentile concessione del Festival)

Il 68° Festival di Cannes (13-24 maggio 2015) ha scelto di rendere omaggio a Ingrind Bergman con il manifesto di quest’anno, così come nel 2014 a Marcello Mastroianni. La star di Hollywood Ingrid Bergman è stata un icona moderna, una donna emancipata, una attrice intrepida e una figura di spicco del neorealismo. Ha interpretato ruoli diversi e lavorato in paesi diversi adattandosi ad essi, senza mai perdere di vista la sua grazia e semplicità. Il Manifesto di quest’anno ritrae l’attrice, che ha lavorato con Alfred Hitchcock, Roberto Rossellini e Ingmar Bergman, e ha recitato accanto a Cary Grant, Humphrey Bogart e Gregory Peck, in tutta la sua bellezza. Il suo volto illuminato da una calma serenità sembra preannunciare un promettente futuro. Libertà, Audacia, Modernità sono i valori condivisi anche dal Festival di Cannes, anno dopo anno, attraverso gli artisti e i film scelti. Ingrid Berman, che è stata Presidente della Giuria nel 1973, ha incoraggiato questo viaggio. La figlia Isabella Rossellini ha così commentato la notizia. “La mia famiglia ed io siamo profondamente commossi per la scelta del Festival di Cannes di ritrarre la nostra magnifica madre sul manifesto ufficiale in occasione del centenario della sua nascita. La sua straordinaria carriera ha spaziato in così tanti paesi, dai più piccoli film indipendenti europei alle grandi produzioni hollywoodiane. Mamma adorava lavorare come attrice: per lei la recitazione non era una professione, ma una vocazione. Come soleva dire: Non ho scelto di recitare, la recitazione ha scelto me.” Hervé Chigioni, autore anche del bel manifesto per l’edizione dello scorso anno, è ancora una volta dietro l’immagine di quest’anno insieme alla grapic desiner Gilles Frappier. La fotografia è di David Seymour, cofondatore di Magnum Agency. Lo stesso Hervé Chigioni ha anche prodotto lo spot di animazione con un video remix del tema musicale del Festival “Il Carnevale degli animali” di Camille Saint-Saens, con la collaborazione di due musicisti svedesi Patrik Andersson e Andreas Soderstrom.

venerdì 20 marzo 2015

LA SETTIMA ARTE COME TERAPIA AL POLICLINICO GEMELLI

 
Far sorridere e infondere speranza è una delle tante magie del cinema. La settima arte conferma la sua funzione terapeutica.  Le emozioni e i sogni che il cinema ci regala, anche solamente per 120’ ci fanno lasciare alle spalle il mondo e i suoi problemi, donando sollievo allo spettatore. Ne è fermamente  convinta l’Associazione ONLUS  MediCinema Italia nata nel 2013 e ispiratasi a MediCinema UK. Il suo fine è portare il cinema negli ospedali costruendo al loro interno sale cinematografiche all’avanguardia fruibili dai degenti, dai loro parenti e dagli operatori sanitari. L'organizzazione italiana ha avviato il progetto pilota a Milano presso l’Istituto clinico Humanitas e ora si appresta a costruire la prima sala integrata italiana nel Policlinico Gemelli di Roma grazie al coinvolgimento di  artisti, professionisti, aziende e associazioni mediche.
 Il progetto  prevede la realizzazione  all’interno della struttura ospedaliera, fra l’ottavo e il nono piano, una vera e propria sala cinematografica con circa 130 posti per accogliere pazienti, familiari e personale, con 15 posti adibiti ai pazienti in sedia a rotelle o nei letti.I lavori sono già in corso e la struttura dovrebbe essere pronta per la fine dell’estate.
Tra gli Sponsor  The Walt Disney Company Italia, che ha presentato  a Dicembre scorso l’anteprima di Big Hero 6 presso l’Auditorium del Policlinico dove si sono svolte le riprese dello spot pubblicitario promozionale. Adesso  anche Rai Cinema prende parte a questa iniziativa. Rai Cinema si impegnerà a offrire i propri film per proiettarli nella sala  oltre a promuovere anteprime per raccogliere fondi con la presenza di star del grande schermo.
Importante per MediCinema Italia è sensibilizzare i cittadini, che si spera contribuiranno a questo progetto il cui compimento richiede circa 300.000 euro. A tal proposito, la ONLUS trasmetterà nelle sale cinematografiche The Space, via web e negli appositi spazi televisivi, uno spot per il sociale. Lo spot è stato scritto e diretto dal premio Oscar Giuseppe Tornatore, che ha riunito un team di fedeli compagni per realizzare questo piccolo, grande lavoro; tra gli amici coinvolti, Claudio Baglioni, che ha composto la musica per l’occasione.
Come testimonianza del potere terapeutico della settima arte, Tornatore e Baglioni hanno ricordato nel corso della Conferenza stampa i titoli dei film che li hanno aiutati a superare momenti difficili della vita, non necessariamente durante una malattia fisica. Per il cantautore, uno dei titoli a ispirarlo maggiormente in ambito artistico è stato proprio Baarìa, mentre il regista fa i nomi di E Johnny prese il fucile, Effetto Notte e Il tormento e l’estasi.

 

mercoledì 18 marzo 2015

SAVE THE DATE: FEBIO FESTIVAL Praga 19 - 27.03 2015

Oramai ci siamo domani inizia il Festival di Praga, con una novità assoluta: la sezione Culinary che vedrà tra gli altri anche l'Italia con Luca Guadagnino e il suo I am love che verrà proiettato il 24 marzo.
per maggiori info: Sito WEB
 


SAVE THE DATE: IRISH FILM FESTA, ottava edizione 26 – 29 marzo 2015 ( - 8 DAYS)

Casa del Cinema di Roma (Largo Marcello Mastroianni 1, Villa Borghese)


IRISHFILMFESTA torna a Roma dal 26 al 29 marzo 2015: il festival dedicato al cinema irlandese giunge quest’anno all’ottava edizione e si terrà come di consueto alla Casa del Cinema
IRISHFILMFESTA, creato e diretto da Susanna Pellis, è prodotto dall’associazione culturale Archimedia ed è realizzato in collaborazione con Irish Film Institute; con il sostegno di Culture Ireland, Irish Film Board, Turismo Irlandese, Irish Design 2015; e il patrocinio dell’Ambasciata irlandese in Italia.
Partner IRISHFILMFESTA 2015: Keough-Naughton Institute for Irish Studies, University of Notre Dame Rome Global Gateway, Jameson Irish Whiskey, Hard Rock Café Roma, IED Roma.
Media Partner: Film Tv, Wanted in Rome, Cinecittà News e affaritaliani.it

La sezione concorso nata nel 2010 e riservata ai cortometraggi proporrà quindici opere, divise tra live action e animazione.
Prevista anche una sezione speciale dedicata alla lingua gaelica irlandese, un Gaelic Focus con proiezione di An Bronntanas (The Gift), il thriller diretto da Tom Collins ambientato in Connemara, e del cortometraggio in competizione Rúbaí di Louise Ni Fhiannachta, entrambi recitati proprio in gaelico.
Tra i film in programma anche il drammatico, pluripremiato Patrick’s Day (2014) di Terry McMahon, tra gli ospiti del festival, con Moe Dunford nei panni di un 26enne schizofrenico che sperimenta l’amore per la prima volta; e la commedia Gold (2014) di Niall Heery con James Nesbitt, David Wilmot, Kerry Condon e Maisie Williams, su un uomo che torna a casa dopo anni e trova mutati tutti gli equilibri in famiglia.
Ospite d’onore di IRISHFILMFESTA 2015 sarà Lenny Abrahamson, uno dei registi più amati dal festival e del quale, nel corso delle passate edizioni, è stata proposta la filmografia completa. Quest’anno vedremo il suo film più recente, Frank, con Michael Fassbender, Domhnall Gleeson e Maggie Gyllenhaal, e il suo lungometraggio d’esordio, Adam & Paul, che nel 2004 ha ne rivelato il talento e segnato la nascita del nuovo cinema irlandese. Il regista terrà alla Casa del Cinema anche una masterclass aperta al pubblico.
Il cinema del reale è rappresentato in questa edizione da tre documentari, tutti girati nel 2014: A City Dreaming di Mark McCauley, dedicato alla città di Derry e affidato alla voce narrante del popolare autore e conduttore radiotelevisivo nordirlandese Gerry Anderson, scomparso lo scorso anno; Brendan Behan – The Roaring Boy di Maurice Sweeney, nel quale l’attore Adrian Dunbar (anche lui atteso a Roma), che ha impersonato Behan molte volte a teatro, si mette in viaggio per raggiungere tutte le città dove lo scrittore ha vissuto e dove è ancora molto amato; Ballymurphy di Sean Murray, sul massacro compiuto a Belfast dall’esercito britannico nell’estate del 1971.
Nello stesso anno è ambientato ’71 di Yann Demange, dove la recluta inglese Gary (Jack O’Donnell), in servizio nell’insanguinata Belfast, si trova improvvisamente solo fra le linee nemiche. Di tutt’altro genere Poison Pen, la commedia romantica diretta da Steven Benedict, Lorna Fitzsimons e Jennifer Shortall, e prodotta dal centro dublinese non-profit Filmbase, nato nel 1986 per sostenere i giovani filmmaker.
Completa il programma Song of the Sea, il film animato di Tomm Moore (già co-regista con Nora Twomey di The Secret of Kells, presentato all’IRISHFILMFESTA 2010) che ha ricevuto una nomination agli Oscar 2015.


PROGRAMMA
GIOVEDÌ 26 MARZO
Sala Deluxe
17:00 — Irish Classic ADAM & PAUL (2004, L. Abrahamson) 84’ (v.o. sott.it.)
18:30 — A CITY DREAMING (2014, M. McCauley) 64’ (v.o. sott.it.)
 a seguire Q&A con il regista Mark McCauley
20:30 — Saluto dell’Ambasciatore d’Irlanda, S.E. Bobby McDonagh
POISON PEN (2014, S. Benedict, L. Fitzsimons, J. Shortall) 95’ (v.o. sott.it.)
[il film sarà preceduto dal corto The Good Word, 21’]
 
VENERDÌ 27 MARZO
Sala Deluxe
17:00 — Proiezione speciale: BALLYMURPHY (2014, S. Murray) 38’ (v.o. sott.it.)
a seguire Dibattito con il regista Sean Murray, conduce Silvia Calamati ( giornalista e scrittrice)
19:00 — BRENDAN BEHAN – THE ROARING BOY (2014, M. Sweeney) 53’ (v.o. sott.it.)
a seguire Incontro con il protagonista Adrian Dunbar
conducono John Mc Court (Università Roma Tre) e Susanna Pellis (IrishFilmFesta)
21:00 — GOLD (2014, N. Heery) 93’ (v.o. sott.it.)
[il film sarà preceduto dal corto The Weather Report, 5’]
Sala Kodak
17:00 — CORTOMETRAGGI IN CONCORSO – 98’ (v.o. sott.ing.)
The Measure of a Man – Coma – The Break – Keeeping Time – Novena – Rúbaí – Deadly – I’ve Been a Sweeper
SABATO 28 MARZO
Sala Deluxe
15:30 — CORTOMETRAGGI IN CONCORSO 68‘ (v.o. sott.it.)
Somewhere Down The Line – The Weather Report – Anya – The Duel – Ghost Train – The Ledge End of Phil – The Good Word
Intervengono alcuni dei registi in gara
17:30 — PATRICK’S DAY (2014, T. McMahon) 99’ (v.o. sott.it.)
a seguire Q&A con il regista Terry McMahon e il produttore Tim Palmer
20:30 — Annuncio dei cortometraggi vincitori
a seguire #GaelicFocus
AN BRONNTANAS/THE GIFT (2014, T. Collins) 112’ (v.o. sott.it.)
Introduce Barry McCrea (University of Notre Dame)
[il film sarà preceduto dal corto Rúbaí, 11’]
DOMENICA 29 MARZO
Sala Deluxe
15:30 — SONG OF THE SEA (2014, T. Moore) 80’ (v.o. sott.it.)
[il film sarà preceduto dal corto vincitore della categoria animazione]
17:30 — FRANK (2014, L. Abrahamson) 94’ (v.o. sott.it.)
 introduce Fabio Villanis, Hard Rock Cafè Roma
 a seguire
 Incontro con il regista Lenny Abrahamson
 conducono Maurice Seezer (musicista) e Susanna Pellis (IrishFilmFesta)
  20:30 — Film di chiusura ’71 (2014, Y. Demange) 102’ (v.o. sott.it.)
 [il film sarà preceduto dal corto vincitore della categoria live action]
MODALITÀ DI ACCESSO PER IL PUBBLICO
Le proiezioni sono tutte a ingresso gratuito fino a esaurimento posti.
Consigliamo, soprattutto per i film in programma sabato 28 e domenica 29 marzo, di arrivare alla Casa del Cinema con almeno 45 minuti di anticipo.
Gli spettatori che scelgono di sostenere il festival con una donazione minima di 50 euro avranno un posto riservato per l’intera manifestazione. Il pagamento deve essere effettuato entro martedì 24 marzo e ne va data comunicazione all’indirizzo irishfilmfesta@gmail.com.
Qui tutte le informazioni: irishfilmfesta.org/sostieni-il-festival
 

 


martedì 17 marzo 2015

SAVE THE DATE: 31 marzo - 1° aprile Heimat di Reitz nelle sale!


Presentato alla 70esima Mostra di Venezia, viene adesso distribuito nelle sale da Rypley's Film, Viggo e Nexo il 31 marzo e il 1° aprile. L'altra Heimat - Cronaca di un sogno è un prequel alla triologia iniziata nel 1984 da Hedgar Reitz che copriva l'arco temporale dal 1919 al 2000. Qui siamo nel 1842 e il regista racconta della stessa famiglia Simon protagonista della trilogia. Siamo nella regione dell'Hunsruck dove Reitz è nato nel 1932. L'idea di questo nuovo film risale al 2007 quando Reitz decise di affrontare un tema sconosciuto ai più persino agli stessi tedeschi. Ebbene si loro stessi sono stati protagonisti in quegli anni di un flusso migratorio alla ricerca del lavoro. Il titolo HEIMAT prende spunto da una parola intraducibile in italiano, ma che ha a che vedere con il concetto di casa, di patria, di identità. Il film è girato in bianco e nero con mescolati frammenti di colore riservato alle piante e ai fiori. Lo stesso regista confessa che è 40 anni che voleva seguire le orme dei grandi cineasti come Rossellini e Olmi senza però rinunciare alle risorse cromatiche. Un consiglio agli spettatori: state ben comodi nella poltrona si tratta di una storia lunga 230'.

lunedì 16 marzo 2015

Il 13 marzo si è spenta all'età di 90 anni, Lia van Leer, decana del cinema israeliano

 (notizia ripresa dalla Berlinale)

Lia van Leer ha fondato le cineteche di Haifa, Tel Aviv e Gerusalemme, e creò l' Israel Film Archive e il Festival del Cinema di Gerusalemme.
"Lia van Leer aveva una spiccata personalità il cui impegno per il cinema e per il cinema israeliano, in particolare, era impareggiabile. Abbiamo perso una fervente sostenitrice della settima arte. Ma soprattutto Lia era una buona amica che mi mancherà molto ", dice Dieter Kosslick direttore della Berlinale.
Nel 1950 appena 25enne Lia van Leer già aveva una grande passione per il cinema internazionale. Con il marito Wim, ha lanciato diversi club di film e l'Israel Film Archive nel 1960. Ha anche fondato le cineteche di Haifa, Tel Aviv e Gerusalemme, così come molte altre iniziative. Nel 1984 ha fondato il Festival del Cinema di Gerusalemme, di cui è rimasta direttricefino a pochi anni fa. Ha ricevuto innumerevoli premi, tra cui il prestigioso Israel Prize alla carriera per il suo contributo alla società e allo Stato di Israele. Lia van Leer è stata invitata molte volte alla Berlinale e nel 1995 è stata Presidente della Giuria Internazionale. Nel 2003 è stata madrina di nuova iniziativa del festival, il Berlinale Talent Campus. Nel 2011 il Festival Internazionale del Cinema di Berlino ha assegnato a Lia van Leer la "Camera Berlinale".

venerdì 13 marzo 2015

A Marzo nelle sale

E' già nelle sale e se ne parla:
Whiplash di Damien Chazelle, USA 2014, 107‘


Full Jacket Metal in versione sonora

di Luigi Noera

Suono di una batteria sempre più assordante. Siamo nello scantinato del prestigioso Conservatorio Shaffer di Musica Jazz di NYC. Il giovanissimo che si allena è Andrew da poco ammesso ai corsi. Si illumina il corridoio ed entra un uomo: è il temuto maestro Fletcher che lo ascolta con interesse. Il ruolo è interpretato da J. K. Simmons recentemente premiato con l’Oscar quale miglior attore non protagonista. Da questo momento in poi la batteria sarà la protagonista indiscussa dello schermo insieme ai primi piani delle mani sanguinanti di Andrew. Il film ci ricorda tanto il rapporto distorto tra maestro e alunno del film cult Full Jacket Metal. Rapporto tra carnefice e vittima. Per Fletcher il raggiungimento dello scopo è più importante della vita umana. Quasi una sfida con se stesso. Anche per Andrew è così ed infatti condivide con il suo maestro la passione psicopatica per il Jazz. I colpi di scena sono tanti e tengono in sospensione lo spettatore. Le sedute delle prove musicali sconcertano la platea per tanta violenza psicologica di Fletcher su Andrew e gli altri alunni. Quello che piace del film, anche al neofita di musica jazz, sono i virtuosismi e gli effetti speciali musicali. Il finale in un crescendo orgiastico musicale all’interno di  un teatro gremito consacra questo strumento musicale generalmente considerato di secondo piano. Si può dire che la forza di questo film risiede nel montaggio spericolato del sonoro che sovrasta di gran lunga le immagini. Insomma un linguaggio nuovo dove il peso della musica è elemento predominante, quasi un “fuori campo” ininterrotto di quasi due ore, tanto quanto dura il film.

lunedì 9 marzo 2015

I mercoledì EXTRA al MAXXI - Marzo 2015

WILD di Jean-Marc Vallée, USA 2014, 115’
 
di Luigi Noera
 
Sulla cima di un brulla montagna sotto il sole cocente si sente il respiro affannoso di una donna. Le fa compagnia il rumore del vento. I suoi piedi sono piagati dopo tanto camminare, si strappa un unghia del piede, improvvisamente gli scarponcini le volano via giù per il burrone. Un urlo di rabbia sovrasta il rumore del vento. Come inizio non sarebbe male se non fosse che nel proseguire, anzi all’inizio di questa storia la donna sembra stare in un’altra dimensione. Quello che affascina lo spettatore è il suo enorme zaino. Simbolo della sua vita dolorosa. Lo scopriremo presto con i tanti flash back. Ma l’enorme zaino le servirà anche per compiere la traversata del PCT (Pacific Crest Trail). Ogni cosa le ricorda il passato. La sua è stata una vita difficile, un padre alcolizzato da dove è scappata, un fratellino più piccolo problematico a cui accudire e adesso la morte della madre divorata dal cancro. E’ la storia vera di Cheryl e del suo viaggio a piedi attraverso il deserto scritta con l’aiuto di Nick Hornby. Il camminare per l’essere umano vuol dire crescere, e così sarà alla fine anche per Cheryl. Il tema del film non è nuovo al regista autore di un’altra rinascita con Dallas Buyers Club, dove è riuscito meglio a caratterizzare il protagonista, anzi i due protagonisti.  Il cammino di Cheryl è costellato dall’incontro con altri esseri umani dai quali trarrà anche pillole di saggezza. Lo scenario del deserto ci ricorda quello di Into the wild, dove i paesaggi erano quelli di montagne innevate. Ma mentre in quest’ultimo c’era l’annullamento per inedia del protagonista fino alla morte, qui assistiamo alla catarsi della protagonista, a ritrovare Dio dal quale si era allontanata. Ma anche ritrovare il piacere di relazionarsi con gli uomini dopo l’esperienza tossica con il suo ex marito. Ci sono voluti 94 giorni per Cheryl per spiccare il volo. Sullo sfondo della scritta “Bridge of God” su un ponte in ferro che attraversa il fiume, la protagonista ci rivela in terza persona quale sarà il suo futuro. Questo finale non è del tutto scontato anche se sin dall’inizio si vede la tenacia della donna a proseguire il viaggio nel deserto del suo animo. La protagonista interpretata dalla “perfettina” Reese Witherspoon fa tenerezza per la sua inesperienza iniziale. Lo spettatore vorrebbe aiutarla, ma come fare? Semplicemente vedendo il film fino al termine.


venerdì 6 marzo 2015

65esima Berlinale: Cronaca di una kermesse lunga 11 giorni con più di 400 pellicole ovvero, come ha detto il Direttore del Festival Dieter Kosslick, “Il Giro del Mondo in 11 giorni”

Da Berlino Luigi Noera
(le foto sono pubblicate per gentile concessione del Festival Berlinale)
Con questi numeri a disposizione si è dovuta fare una scelta drastica. Innanzitutto tra i film della Selezione Principale in competizione e non, e una scelta mirata tra i titoli sia delle Selezioni Special e Classic, sia delle Sezioni Panorama e Forum dove vengono presentati film di spessore e tendenza dai Cinque Continenti. Purtroppo siamo stati costretti a disertare sia i Corti che la sezione Prospettiva sul nuovo cinema tedesco. Abbiamo assistito alla proiezione di 15 dei 23 film  in Competizione e non, di un film della selezione Special e di uno della selezione Classic. Per un disguido purtroppo non siamo riusciti a vedere il film tedesco Victoria premiato per il miglior contributo tecnico. Delle sezioni Panorama, Panorama Doc e Forum abbiamo scelto la visione di 8, 6 e 5 film rispettivamente. Infine abbiamo voluto sbirciare nella sezione collaterale Generation K+ e dobbiamo dire che anche con un po’ di fortuna l’unico film che abbiamo visto è risultato il vincitore. Diciamo pure che abbiamo centrato l’obbiettivo non solo con quasi tutti i film in Competizione, ma anche con quelli delle sezioni Panorama e Forum. Detto questo, ecco la cronaca commentata della 65esima Berlinale, con l’augurio se non certezza che molti di questi film li potrete vedere anche voi nelle sale.
Innanzitutto possiamo dire che la Berlinale si è chiusa con l'affermazione dei Paesi, dove la democrazia non è ancora ben radicata e che invece hanno un produzione cinematografica effervescente.
 La Giuria presieduta da Darren Aronofsky ha premiato a ragione TAXI dell’ iraniano Jafar Panahi, che ha ricevuto l’Orso D’Oro. Il Direttore Dieter Kosslick ha centrato l’obbiettivo volendo a tutti i costi presentarlo, anche tra mille polemiche. Il film è stato girato con pochi mezzi a bordo di un taxi per le vie di Teheran, dove il regista è in ostaggio. Il risultato è un manifesto dell’attuale stato di salute del cinema iraniano con protagonisti di strada e la nipote di Panahi, la giovanissima Hana Saiedi, che ha interpretato egregiamente se stessa e che ha ritirato il premio per lo zio. Appena visto TAXI si è avuta la certezza che avrebbe vinto non solo per le sue qualità estetiche ma anche morali. A Taxi è andato pure il Premio collaterale FIPRESCI. Riportiamo la motivazione della Giuria:
Il premio va a un film che mostra grande coraggio personale e artistico. Si tratta di un racconto su più livelli della vita di tutti i giorni, una esplorazione narrativa e originale sia delle scelte umane e sia di una esistenza vincolata. Un ritratto umano e sottile di un regista e il suo paese, un uomo e il suo ambiente e i suoi concittadini. Soprattutto spiritoso e acuto sulla libertà di parola che comprende la lotta di tutti gli artisti che cercano di superare le limitazioni della realtà e di esprimere le proprie emozioni e opinioni indipendentemente dalla censura o i divieti delle autorità.
Invece sul film El Club di Pablo Larrain, che ha vinto l’Orso d’Argento al miglior film, c'è da ridire sullo smaccato sbilanciamento senza spazio alla redenzione della Chiesa. Infatti la frase finale “Dio è l’unico che sa” sembra troppa semplicistica per liquidare la volontà di pulizia da parte dell’Ecclesia al suo interno con l’intervento di un padre gesuita inviato per indagare.
 Piuttosto il premio lo meritava il regista esordiente Jayro Bustamante per la drammaticità del suo Ixcanul, premiato invece con l’Orso d’Argento Bauer Prize. . Come detto dallo stesso regista, in Guatemala il commercio di giovanissime vite umane non è un mistero. Il film denuncia le terribili conseguenze dell’analfabetismo. Maria è una giovane contadina maya che vive con la sua famiglia ai piedi del vulcano guatemalese Ixcanul e insieme ai genitori lavora nelle piantagioni di caffè. Il mondo moderno così sognato da Maria salverà la sua vita, ma a che prezzo! Bisogna dire che gli attori sono non professionisti, scelti tra gli abitanti maya della zona dove si sono svolte le riprese. L’Orso d’Argento per il miglior film, è stato assegnato invece a El Club.
Il Premio per la Miglior Regia è andato al rumeno Radu Jude  con Aferim! La storia è ambientata nella Vallacchia ottocentesca ma medievale. In quei territori sotto il domino ottomano esisteva ancora la schiavitù. Con stile mutuato dal western viene raccontata la caccia da parte di un poliziotto ad uno schiavo zingaro colpevole di adulterio con la moglie del suo padrone. Non c’è umanità nei personaggi della storia e il film dal ridicolo sfocierà in un finale scioccante. Ex equo con Aferim! il film Body della regista polacca Malgorzata Szumowska. Il rapporto della giovane Olga con il proprio corpo attraverso il suo sguardo anoressico, nel rapporto con il padre giudice, abituato a visionare scene di crimine, e con la terapista Anna. Ognuno dei tre coprotagonisti vede la propria fisicità in maniera diversa. I due film però non hanno convinto sotto il profilo della regia che lo meritava invece El Club. Anche 45 Years di Andrew Haigh è stato premiato. Una anziana coppia entra in crisi alla soglia del festeggiamento dei quarantacinque anni di unione. I due protagonisti di questa inglesissima storia premiati come migliori attori sono la sempreverde Charlotte Rampling e il collaudato Tom Courtenay.
Bisogna dire che la migliore attrice invece è stata Juliette Binoche la quale ha dato il meglio di se nel film di apertura della Berlinale Nobody Wants the Night della spagnola Isabel Coixet. Siamo nel 1908, e una giovane facoltosa newyorkese si avventura nello sterminato territorio del Polo Nord alla ricerca del marito esploratore. Invece incontra una donna eskimese che si rivelerà sua rivale in amore. Con stile asciutto viene raccontato l’evolversi solidale, fino al sacrificio, del rapporto tra due donne profondamente diverse tra loro per nascita e cultura, ma unite dall’amore per lo stesso uomo. Come migliore attore andava premiato Alfredo Castro, uno dei protagonisti di El Club nella parte di Vidal, prete spretato per i suoi trascorsi non proprio limpidi.
 I film Knight of Cups di Terrence Malick, Queen of the Desert di Werner Herzog ed Every Thingh Will Be Fine di Wim Wenders, quest’ultimo fuori concorso, molti attesi dal pubblico della Berlinale, vuoi per i nomi blasonati sia dei registi che dei protagonisti, hanno deluso la platea. La loro comune caratteristica è il narcisismo delle star: Christian Bale e Cate Blanchett, Nicole Kidman e James Franco e lo stesso James Franco in compagnia di Charlotte Gainsbourg. Questi film usciranno nelle sale dove avranno assicurato il successo. Knight of Cups è una favola sul mondo dorato di Hollywood dove vive un disincantato Rick interpretato da un annoiato Bale.
Queen of the Desert è la vera storia di una “Lawrence d’Arabia” al femminile dove la parte emozionale piuttosto che Nicole Kidman la procurano i paesaggi del deserto d’Arabia. Dispiace poi per Wim Wenders che ha diretto James Franco e Charlotte Gainsbourg in una storia cupa e triste che si trascina per due ore alla ricerca del perdono che non è detto che sarà dato.
 Un altro film di origine anglosassone che ha deluso è Woman in Gold di Simon Curtis. Il regista qualche anno fa aveva avuto successo con Marilyn (My week with Marilyn).Woman in Gold è stato inserito nella Rassegna Berlinale Special. Una storia vera e interpretato dalla bravissima Helen Mirren nei panni di una eroina di origini ebraiche emigrata in America per fuggire dalla Germania nazista. Maria Altman è alle prese con i fantasmi del nazismo per riportare in America, che considera la sua vera patria, un famosissimo dipinto di Gustav Klimt. Si tratta appunto della “Donna in oro” il cui viso era stato prestato a Klimt dal volto della nonna di Maria, Adele Bloch-Bauer, morta in un campo di concentramento nazista. Nel film si alternano flash back del periodo nazista, con la vita attuale della protagonista che ritorna a Vienna per recuperare il quadro, che procurano grandi emozioni in sala. Peccato che la protagonista sembra ancora presa dalla parte recitata in The Queen con una pettinatura identica a quella della Regina d’Inghilterra che disorienta lo spettatore. Sempre per Berlinale Special sono stati proiettati altri due film anglosassoni 50 Sfumature di Grigio di Sam Taylor-Johnson e Selma di Ava DuVernay che non hanno convinto per niente. Il primo per la sua noiosità e il secondo per la ovvietà di come viene raccontata la vita di Martin Luther King. Ma al box office entrambi tengono ancora dopo varie settimane di permanenza.
 All’interno della Rassegna  Berlinale Special è stata una buona scelta proporre il documentario The Look of Silence, già vincitore a Cannes, in omaggio al regista membro della Giuria Jousha Oppenheimer al quale è andato il premio PEACE FILM PRIZE. Invece a Torneranno i Prati di Ermanno Olmi non è andato il dovuto riconoscimento.

L’Orso d’Argento per la miglior sceneggiatura ed il Premio della Giuria Ecumenicale è andato a The Pearl Button di Patrizio Guzman dal sapore documentaristico e di denuncia delle nefandezze compiute in Cile dai conquistatori ispanici e dalla dittatura del dopo Allende. 
 
Meritava di più la sceneggiatura del visionario Gone With the Bullets di Jiang Wen ambientato a Shangai negli anni venti del secolo scorso e basato su una storia vera. Intreccio fra allegoria sulla politica e storie d’amore con omaggio alla nascita del cinema in Cina.




L’Orso d’Argento per l’eccellente contributo nelle categorie delle riprese, montaggio, musica, costumi e scenografia è andato ex-equo per le riprese a Victoria del tedesco Sebastian Schipper e a Under Eletric Clouds del russo  Alexey German Jr. Del secondo non si può dire che il premio lo abbia meritato. Si tratta di cinema sperimentale con lo sguardo sulla Russia alle prese con la crisi mondiale. L’altro film tedesco in concorso Als wir träumten (As We Were Dreaming) di Andreas Dresen riprende il tema della riunificazione delle due Germanie dopo il crollo del Muro di Berlino. Al di là del tema specifico c’è lo sguardo disincantato di quelli che all’epoca erano dei giovani pieni di sogni e che oggi si ritrovano ai margini della società. Questo è un tema molto sentito dai cineasti tedeschi. Anche all’ultimo Festival di Roma è passato un altro film tedesco simile nei contenuti: We are Young, We are Strong di Burhan Qurbani. Non solo parla dello stesso tema ma è interpretato dallo stesso giovane attore Joel Basman. A noi è piaciuto quest’ultimo per il maggior coinvolgimento dello spettatore.
Per dovere di cronaca menzioniamo infine l’ultimo film dissacratore di Peter Greenaway sul famoso cineasta russo Eisenstein che tanto ha contribuito allo sviluppo del linguaggio cinematografico. Lo stesso Eisenstein si rivolterebbe nella tomba alla vista di Eisenstein in Guanajuato. Il film dalle velleità biografiche, riesce a mettere in scena una parodia noiosa del viaggio del regista russo in Messico per la preparazione del documentario rimasto incompiuto Que Viva Mexico!
In ultimo per la Rassegna Classic segnaliamo volentieri la versione restaurata dello struggente film Varietè di Dupont con la bellissima musica dei rulli di tamburo dal vivo dei The Tiger Lillies. Già nel 1925 gli elementi filmici per la buona riuscita della storia erano stati sviscerati come ad esempio la figura della donna fatale che distrugge l’armonia familiare e la vita del protagonista.


Nella sezione Panorama e Panorama DOC il film di apertura. Sangue Azul (Sangue Blu) del brasiliano Lirio Ferreira, il quale parla dell’incesto tra fratello e sorella, è discutibile. Mentre è stato interessante Une jeunesse allemande (A German Youth), storia recente, rivisitata con materiale dell’epoca, dell’autunno tedesco del 1977 ad opera delle RAF i cui membri erano giovani cineasti espulsi dalla scuola di cinema. Il Premio del Pubblico della selezione Panorama è andato al brasiliano Que
Horas Ela Volta? di Anna Muylaert. Il film ha ricevuto pure il premio CICAE ART CINEMA. Storia del rapporto squilibrato tra Val e i componenti della famiglia dove lei lavora come bambinaia accudendo all’adolescente Fabinho. Il malsano equilibrio è rotto dall’arrivo della figlia Jessica. Il film è stato omaggiato nella meravigliosa sala dello Zoo Palast di Berlino da una stand ovation da parte del pubblico. La protagonista Regina Case e sua figlia, che interpreta se stessa, è una delle attrici carioca più famose in televisione in Brasile. Nella stessa selezione il film 600 Millas dell’esordiente Gabriel
Ripstein ha ricevuto il Premio Opera Prima tra le 18 in concorso grazie alla interpretazione di un eccezionale Tim Roth, coadiuvato da un  giovane attore non professionista. Il road movie, attraverso un viaggio di 600 miglia, narra il rapporto che si instaura tra un giovane trafficante d’armi messicano e l'agente federale che lo bracca con l'inevitabile finale tragico.
Invece Al-Hob wa Al-Sariqa wa Mashakel Ukhra (Amore, Furto e altre conseguenze) del palestinese Muayad Alayan non è stato preso in considerazione dalla Giuria. Film in bianco e nero sulla storia grottesca di Mousa un palestinese che commercia auto rubate nei territori occupati. Peccato che l’auto rubata contenga un carico umano che interessa sia l’intelligence israeliana sia i terroristi palestinesi. Parodia dei disagi di una guerra che non appartiene nemmeno ai ladri d’auto.
Nemmeno al doc Iraqi Odyssey del cineasta Samir è andato alcun riconoscimento, sebbene lo meritasse. Una maratona di 163’ sulla travagliata storia della famiglia del regista e dell’Iraq d’oggi. Infatti sebbene non ci siano statistiche precise, si stima che attualmente 4-5.000.000 di iracheni vive al di fuori della Nazione Irachena. Il pluripremiato regista Samir è nato a Baghdad ed ha vissuto in Svizzera, fin da quando era bambino, mentre i membri della sua numerosa famiglia sono sparsi in tutto il mondo - Abu Dhabi, Auckland, Sydney, Los Angeles, Buffalo, Londra, Parigi, Zurigo, e Mosca - con solo pochi di loro sono ancora residenti in Iraq. Raccontando la storia della sua famiglia e del suo sradicamento, Samir racconta come i sogni di tanti iracheni, di voler costruire una società moderna subito dopo l'indipendenza ottenuta nel 1950, sono stati brutalmente infranti in mezzo secolo di storia.
E' stato pure commovente l’omaggio di Christian Braad Thomsen al compianto amico e famosissimo cineasta tedesco Fassbinder con il doc Fassbinder – To Love without Demands. Una intervista- testamento morale del regista morto a soli 37 anni nel 1982. Ci si chiede come mai a questo film insieme all’altro doc Censored Voices del coraggioso cineasta israeliano Mor Loushy non sia andato nessun riconoscimento. Il film  mostra le interviste a soldati reduci secretate dai servizi segreti israeliani ai tempi della guerra dei 6 giorni. Per fortuna quest’ultimo uscirà nelle sale. Invece la regista esordiente Laura Bispuri con Vergine giurata, tratto dal romanzo di Elvira Dones, interpretata da Alba Rohrwacher, non è riuscita ad emergere.
Per quanto riguarda la sezione Forum, dove erano presenti cineasti dei cinque continenti, Histoire de Judas di Rabah Ameur-Zaïmeche, storia senza tempo della amicizia che legava Giuda Iscariota a Gesù, ha ricevuto il Premio della Giuria Ecumenicale.
A Il gesto delle mani di Francesco Clerici è andato il Premio FIPRESCI. E’ un doc sul lavoro di oltre cento anni di una fonderia milanese di opere d’arte. Ecco la motivazione della Giuria:
Vediamo, sentiamo, seguiamo e sentiamo una sinfonia: editing e suono formano un flusso unico, imitando il lavoro di un processo unico. Immagini in bianco e nero di un tempo si fondono dentro e fuori con la terracotta, tra cinquanta sfumature di rosso e marrone, il tutto per finire immortalato nel bronzo, portandoci nel cuore e nell’anima di una fonderia storica di Milano. I rimanenti quattro film su ben 43 film selezionati riguardano storie molto particolari ma nello stesso tempo universali quali sono i rapporti familiari spesso disturbati. Tra un ragazzo padre e la figlia adolescente nel caso di Ben Zaken dell’israeliano Efrat Corem, tra un padre assente e la figlia nel caso di Nefesim kesilene kadar (Until I Lose My Breath) del turco Emine Emel Balcı, oppure tra due coniugi nel caso di Chaiki (I Gabbiani) della russa Ella Manzheeva. Diverso invece il film Madare ghalb atomi (Atom Heart Mother) dell’iraniano Ali Ahmadzadeh che racconta le contraddizioni della attuale società iraniana. E’ del tutto evidente che dietro una storia di due giovani amiche si cela invece il dramma femminile iraniano. Non è stato premiato, invece il film finanziato dall’ultima Biennale College di Venezia. Si tratta di H. degli esordienti Rania Attieh e Daniel Garcia. H. sta per Helen. Anzi le Helen sono due. Due vite al femminile raccontate con il notevole e imprescindibile apporto del sonoro.
In ultimo l’Orso di Cristallo assegnato dalla Giuria popolare della Selezione autonoma Generation Kplus è andato al delicato film My Skinny Sister della svedese Sanna Lenken. Rapporto di due sorelle in età adolescenziale e preadolescenziale con tutte le conseguenze del caso con finale a sorpresa. Lo stesso film ha ricevuto la Menzione Speciale della Giuria Internazionale Generation Kplus. Nella stessa selezione c’era anche il film già passato a Venezia Short Skin di Duccio Chiarini che però no ha ricevuto premi.
Al film di inaugurazione Prins (Prince), storia di un “principino” moderno dell’olandese Sam de Jong è andata la Menzione Speciale della Giuria popolare di Generation 14plus.
 
Per noi “Il giro del Mondo in 11 giorni” è stata una emozionante avventura cinefila. Infatti la Berlinale si conferma un punto fermo dell’Industria Cinematografica Internazionale insieme a Cannes e alla Mostra di Venezia. Vedremo prossimamente quali sorprese ci riservano gli altri due Festival.