Tra qualche
giorno con la presentazione dei film in concorso ne sapremo di più. Intanto le
ultime notizie da Venezia. Iniziamo dalle Giurie.
Il regista
francese Robert Guédiguian e l’attore e regista italiano Kim Rossi Stuart sono state scelti come Presidenti rispettivamente per la sezione
Orizzonti e per il Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis” – Leone del
Futuro. Mentre Presidente della Giuria del Concorso Venezia 73 – come già
annunciato – è il regista Sam Mendes.
Il regista
Robert Guédiguian può essere considerato il moderno cantore di Marsiglia, la città dove è nato e vissuto e dove si svolge anche La ville est tranquille, presentato a Venezia nel 2000. La filmografia di Guédiguian è una sorta di epopea della sua città, con storie ambientate nel microcosmo del quartiere natio, privilegiando vicende di gente comune.
Attore tra i
più importanti del cinema italiano, Kim Rossi Stuart è stato più volte
protagonista alla Mostra di Venezia con alcune delle sue più note interpretazioni, tra cui Le chiavi di casa (2004) di Gianni Amelio e Vallanzasca (2010) di Michele Placido. Per Anche libero va bene (2006), esordio dietro la macchina da presa, Rossi Stuart è stato premiato con il David di Donatello e il Nastro d’argento come miglior nuovo regista.
protagonista alla Mostra di Venezia con alcune delle sue più note interpretazioni, tra cui Le chiavi di casa (2004) di Gianni Amelio e Vallanzasca (2010) di Michele Placido. Per Anche libero va bene (2006), esordio dietro la macchina da presa, Rossi Stuart è stato premiato con il David di Donatello e il Nastro d’argento come miglior nuovo regista.
La Giuria
internazionale della sezione Orizzonti presieduta da Robert Guédiguian,
composta da un massimo di 7 personalità, assegnerà - senza possibilità di
ex-aequo - i seguenti riconoscimenti: Premio Orizzonti per il miglior film;
Premio Orizzonti per la migliore regia; Premio Speciale della Giuria Orizzonti;
Premio Orizzonti per la miglior interpretazione maschile o femminile; Premio
Orizzonti per la miglior sceneggiatura; Premio Orizzonti per il miglior
cortometraggio.
La Giuria
internazionale del Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis” – Leone del
Futuro presieduta da Kim Rossi Stuart, composta da un massimo di 5 personalità
tra i quali un produttore, assegnerà senza possibilità di ex-aequo un premio di
100.000 dollari messi a disposizione da Filmauro, che saranno suddivisi in
parti uguali tra il regista e il produttore, fra tutte le opere prime di
lungometraggio presenti nelle diverse sezioni competitive della Mostra
(Selezione Ufficiale e Sezioni Autonome e Parallele).
Quest’anno i
Leoni d’oro alla carriera sono stati attribuiti all’attore francese Jean-Paul
Belmondo e al regista polacco Jerzy Skolimowski. La
decisione è stata presa dal Cda della Biennale di Venezia presieduto da Paolo Baratta, su proposta del Direttore della Mostra del Cinema Alberto Barbera. A partire da quest’anno, il Cda ha deciso l’attribuzione di due Leoni d’Oro alla carriera in ciascuna delle edizioni future della Mostra: il primo assegnato a registi o appartenenti al mondo della realizzazione; il secondo a un attore o un’attrice ovvero a personaggi appartenenti al mondo dell’interpretazione. Anche se non hanno bisogno di presentazione ricordiamo che Jean-Paul Belmondo, icona del cinema francese e internazionale, ha saputo interpretare al meglio l'afflato di modernità tipico della Nouvelle Vague attraverso gli straniati personaggi. Belmondo ha imposto la figura di un antieroe provocatorio e seducente, molto diverso dagli stereotipi hollywoodiani. La sua recitazione estroversa gli ha consentito poi di interpretare alcuni dei migliori gangster del cinema poliziesco francese. “Un volto affascinante, una simpatia irresistibile, una straordinaria versatilità – ha dichiarato il Direttore Alberto Barbera nella motivazione - che gli ha consentito di interpretare di volta in volta ruoli drammatici, avventurosi e persino comici, e che hanno fatto di lui una star universalmente apprezzata, sia dagli autori impegnati che dal cinema di semplice intrattenimento”.
decisione è stata presa dal Cda della Biennale di Venezia presieduto da Paolo Baratta, su proposta del Direttore della Mostra del Cinema Alberto Barbera. A partire da quest’anno, il Cda ha deciso l’attribuzione di due Leoni d’Oro alla carriera in ciascuna delle edizioni future della Mostra: il primo assegnato a registi o appartenenti al mondo della realizzazione; il secondo a un attore o un’attrice ovvero a personaggi appartenenti al mondo dell’interpretazione. Anche se non hanno bisogno di presentazione ricordiamo che Jean-Paul Belmondo, icona del cinema francese e internazionale, ha saputo interpretare al meglio l'afflato di modernità tipico della Nouvelle Vague attraverso gli straniati personaggi. Belmondo ha imposto la figura di un antieroe provocatorio e seducente, molto diverso dagli stereotipi hollywoodiani. La sua recitazione estroversa gli ha consentito poi di interpretare alcuni dei migliori gangster del cinema poliziesco francese. “Un volto affascinante, una simpatia irresistibile, una straordinaria versatilità – ha dichiarato il Direttore Alberto Barbera nella motivazione - che gli ha consentito di interpretare di volta in volta ruoli drammatici, avventurosi e persino comici, e che hanno fatto di lui una star universalmente apprezzata, sia dagli autori impegnati che dal cinema di semplice intrattenimento”.
Mentre “Jerzy Skolimowski – parla lo stesso
Alberto Barbera nella
motivazione – è tra i cineasti più rappresentativi di quel cinema moderno nato in seno alle nouvelles vague degli anni Sessanta e, insieme con Roman Polanski, il regista che ha maggiormente contribuito al rinnovamento del cinema polacco del periodo”.
motivazione – è tra i cineasti più rappresentativi di quel cinema moderno nato in seno alle nouvelles vague degli anni Sessanta e, insieme con Roman Polanski, il regista che ha maggiormente contribuito al rinnovamento del cinema polacco del periodo”.
Ma c’è
dell’altro per la Mostra che dedica al grande regista Luigi Comencini (1916 –
2007) in occasione del centenario della nascita, la serata di Pre-apertura di
martedì 30 agosto che si terrà nella Sala Darsena al Lido sarà proiettato, in un restauro digitale a cura di Filmauro e CSC - Cineteca
Nazionale di Roma, il capolavoro di Comencini Tutti a casa premiato
all’epoca con due David di Donatello e un Nastro d’argento. Tutti a casa
di Luigi Comencini è uno tra i più celebri e riusciti
esempi di ciò che ha reso immortale la commedia all’italiana: l’impasto di comico e drammatico, di vero e grottesco, di coraggio e voglia di sopravvivere. Comencini, con la complicità autobiografica dei due grandi sceneggiatori Age e Scarpelli e con le amare risate provocate da un grandissimo Alberto Sordi, racconta tutto il caos dell’8 settembre 1943, quando con l’armistizio di Badoglio i soldati del re e del duce furono abbandonati a se stessi, tra mille paure. Nel film Alberto Sordi, al telefono sotto il tiro dei tedeschi, chiede ai superiori: “Signor colonnello, sono il tenente Innocenzi, è successa una cosa straordinaria, i tedeschi si sono alleati con gli americani. Cosa dobbiamo fare?”.
esempi di ciò che ha reso immortale la commedia all’italiana: l’impasto di comico e drammatico, di vero e grottesco, di coraggio e voglia di sopravvivere. Comencini, con la complicità autobiografica dei due grandi sceneggiatori Age e Scarpelli e con le amare risate provocate da un grandissimo Alberto Sordi, racconta tutto il caos dell’8 settembre 1943, quando con l’armistizio di Badoglio i soldati del re e del duce furono abbandonati a se stessi, tra mille paure. Nel film Alberto Sordi, al telefono sotto il tiro dei tedeschi, chiede ai superiori: “Signor colonnello, sono il tenente Innocenzi, è successa una cosa straordinaria, i tedeschi si sono alleati con gli americani. Cosa dobbiamo fare?”.
Tutti a casa
è un film “on the road” lungo l’Italia disastrata e confusa di quel periodo,
quando i soldati non ebbero più ordini e ciascuno decise di tornare al suo
paese: tutti a casa, appunto. Comencini
dichiarò all’epoca: “L’8 settembre la gente fu abbandonata a se stessa, ed era
questo che volevo descrivere”. Il film
fu premiato da un grande successo popolare, con oltre un miliardo di lire al
box office.
Mentre a
presiedere la Giuria di studenti di cinema che – per la quarta
volta – assegnerà i PREMI VENEZIA CLASSICI per il MIGLIOR FILM RESTAURATO e per il MIGLIOR DOCUMENTARIO SUL CINEMA sarà il regista italiano Roberto Andò. Tra i diversi capolavori restaurati di Venezia Classici della 73. Mostra, saranno ad esempio presentati: L’argent di Robert Bresson (1983), La battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo (1966), Il ladro di Parigi di Louis Malle (1965), La leggenda della montagna di King Hu (1979), Un lupo mannaro americano a Londra di John Landis (1981), Manhattan di Woody Allen (1979), Oci Ciornie di Nikita Michalkov (1987), L’uomo dei cinque palloni di Marco Ferreri (1965), Zombi di George A. Romero (1978). Venezia Classici è la sezione che dal 2012 presenta alla Mostra in anteprima mondiale, con crescente successo, una selezione dei migliori restauri di film classici realizzati nel corso dell’ultimo anno da cineteche, istituzioni culturali e produzioni di tutto il mondo. Curata da Alberto Barbera con la collaborazione di Stefano Francia di Celle, Venezia Classici presenta inoltre una selezione di documentari sul cinema e i suoi autori. La Giuria presieduta da Roberto Andò è composta da 26 studenti – indicati dai docenti - dell’ultimo anno dei corsi di cinema delle università italiane, dei DAMS e della veneziana Ca’ Foscari. A completamento della sezione Venezia Classici, verrà presentata una selezione di documentari sul cinema e i suoi autori.
volta – assegnerà i PREMI VENEZIA CLASSICI per il MIGLIOR FILM RESTAURATO e per il MIGLIOR DOCUMENTARIO SUL CINEMA sarà il regista italiano Roberto Andò. Tra i diversi capolavori restaurati di Venezia Classici della 73. Mostra, saranno ad esempio presentati: L’argent di Robert Bresson (1983), La battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo (1966), Il ladro di Parigi di Louis Malle (1965), La leggenda della montagna di King Hu (1979), Un lupo mannaro americano a Londra di John Landis (1981), Manhattan di Woody Allen (1979), Oci Ciornie di Nikita Michalkov (1987), L’uomo dei cinque palloni di Marco Ferreri (1965), Zombi di George A. Romero (1978). Venezia Classici è la sezione che dal 2012 presenta alla Mostra in anteprima mondiale, con crescente successo, una selezione dei migliori restauri di film classici realizzati nel corso dell’ultimo anno da cineteche, istituzioni culturali e produzioni di tutto il mondo. Curata da Alberto Barbera con la collaborazione di Stefano Francia di Celle, Venezia Classici presenta inoltre una selezione di documentari sul cinema e i suoi autori. La Giuria presieduta da Roberto Andò è composta da 26 studenti – indicati dai docenti - dell’ultimo anno dei corsi di cinema delle università italiane, dei DAMS e della veneziana Ca’ Foscari. A completamento della sezione Venezia Classici, verrà presentata una selezione di documentari sul cinema e i suoi autori.
Infine un
piacevole sorpresa con le prime due puntate della serie originale The Young
Pope, scritta e diretta dal premio Oscar® Paolo Sorrentino e interpretata dal
due volte nominato all'Oscar® Jude Law, dal premio Oscar® Diane Keaton, da Silvio
Orlando, Scott Shepherd, Cécile de France, Javier Cámara, Ludivine Sagnier,
Tony Bertorelli e da James Cromwell, saranno l’evento speciale della Mostra.
Un
privilegio – ha dichiarato Alberto Barbera – poter presentare alla Mostra del
Cinema, in anteprima mondiale, le prime due puntate dell’attesissima serie
televisiva. Un autore che ha il coraggio di rischiare,
affrontando da par suo – cioè, senza timori e con lo spirito di sempre:
creativo e innovativo – il linguaggio della serialità che rappresenta la nuova
frontiera espressiva con la quale molti autori, perlopiù stranieri, hanno già
scelto di misurarsi. Il risultato non mancherà di suscitare emozioni sincere e,
soprattutto, una grande, tonificante e inesausta sorpresa”.
Paolo
Sorrentino ha dichiarato: «È un onore per me tornare a Venezia. Ci sono stato
con il mio primo film e ci torno ora con la mia prima serie televisiva. Non
credendo alle coincidenze penso piuttosto che, oggi come allora, la Mostra si
prenda il rischio di scegliere. Quindici anni fa, lo fece selezionando l’opera
prima di un giovane regista, quest’anno ribadendo la sua apertura verso la
televisione riconoscendo alle serie il giusto ruolo nell’evoluzione del
linguaggio visivo».
Le prime due
puntate di The Young Pope saranno proiettate in prima mondiale il 3 settembre
nella Sala Grande del Palazzo del Cinema al Lido di Venezia. The Young Pope
racconta la storia di Lenny Belardo, alias Pio XIII, il primo Papa americano
della storia. Giovane e affascinante, la sua elezione sembrerebbe il risultato
di una strategia mediatica semplice ed efficace del collegio cardinalizio. Ma,
com’è noto, le apparenze ingannano. Soprattutto nel luogo e tra le persone che
hanno scelto il grande mistero di Dio come bussola della loro esistenza. Quel
luogo è il Vaticano, quelle persone sono i vertici della Chiesa. E il più
misterioso e contraddittorio di tutti si rivela Pio XIII. Scaltro e ingenuo,
ironico e pedante, antico e modernissimo, dubbioso e risoluto, addolorato e
spietato, Pio XIII prova ad attraversare il lunghissimo fiume della solitudine
dell’uomo per trovare un Dio da regalare agli uomini. E a se stesso.
Infine
parliamo della identità di questa edizione con il suo manifesto. È
l’immagine di una curiosa situazione di attesa, e insieme un invito alla visione imminente dei film, il manifesto ufficiale della 73ma Mostra del Cinema di Venezia, ideato e realizzato per il quinto anno da Simone Massi. In primo piano, una figura maschile non riconoscibile, che potrebbe essere lo stesso autore, ma anche un qualsiasi spettatore, afferra dall’alto un manifesto/sipario e inizia a svelare ciò che potrebbe essere lo schermo dove verranno proiettati, per undici giorni, i film della Mostra. Viene così evocata la curiosità che alimenta, nel pubblico degli appassionati, l’attesa di ogni proiezione d’autore in un festival cinematografico. Di buon auspicio per la kermesse veneziana.
l’immagine di una curiosa situazione di attesa, e insieme un invito alla visione imminente dei film, il manifesto ufficiale della 73ma Mostra del Cinema di Venezia, ideato e realizzato per il quinto anno da Simone Massi. In primo piano, una figura maschile non riconoscibile, che potrebbe essere lo stesso autore, ma anche un qualsiasi spettatore, afferra dall’alto un manifesto/sipario e inizia a svelare ciò che potrebbe essere lo schermo dove verranno proiettati, per undici giorni, i film della Mostra. Viene così evocata la curiosità che alimenta, nel pubblico degli appassionati, l’attesa di ogni proiezione d’autore in un festival cinematografico. Di buon auspicio per la kermesse veneziana.
ULTIMORA! Definite le
tre Giurie internazionali
Le
personalità chiamate a fare parte della Giuria del Concorso di Venezia 73,
oltre al presidente, il regista Sam Mendes, sono l’artista, cantante, regista e
scrittrice statunitense Laurie Anderson, fra le principali e più coraggiose
esponenti della scena creativa d’avanguardia in America, l’attrice britannica
Gemma Arterton, salita alla ribalta nel 2008 con l’apparizione nel film Quantum
of Solace di Marc Forster come Bond Girl, il magistrato, scrittore, drammaturgo e
sceneggiatore italiano Giancarlo De Cataldo. Due volte vincitore del David di
Donatello per la sceneggiatura di Romanzo Criminale e Noi credevamo (2010) di
Mario Martone, l’attrice tedesca Nina Hoss, Orso
d’argento migliore attrice alla Berlinale nel 2007 con Yella di Christian
Petzold, con il quale ha collaborato nel recente Il segreto del suo volto
(2014), l’attrice francese Chiara Mastroianni che nel 2010 ha vinto
l’Excellence Award al Festival di Locarno. Ma anche il regista statunitense
Joshua Oppenheimer, impostosi all’attenzione mondiale con due
documentari nominati all’Oscar, The Act of Killing (2012) e The Look
of Silence (2014), quest’ultimo in Concorso a Venezia dove ha ottenuto il Gran
Premio della Giuria, il regista venezuelano
Lorenzo Vigas, Leone d’oro per il miglior film alla
scorsa Mostra di Venezia nel 2015 con l'opera prima Desde allá, primo
regista latinoamericano a vincere il premio più importante al Lido, l’attrice,
regista e cantante cinese Zhao Wei, che con Dearest
(2014) di Peter Chan, fuori concorso a Venezia, è stata premiata come miglior
attrice agli Hong Kong Film Awards. Nel 2013 ha debuttato nella regia con So
Young, record d’incassi in Cina per una donna esordiente nella regia.
Mentre la
Giuria internazionale della sezione Orizzonti, oltre al presidente, il regista
francese Robert Guédiguian, è composta dal critico e storico del cinema
statunitense Jim Hoberman, a lungo “senior critic” del “Village Voice” di New
York, dall’ attrice egiziana Nelly Karim,
premiata come migliore attrice al Cairo International Film Festival nel 2004
per My Soulmate di Khaled Youssef, dall’attrice
italiana Valentina Lodovini, David di Donatello nel 2010 per Benvenuti al Sud
di Luca Miniero, dall’ attrice e regista coreana
Moon So-ri che con Oasis (2002) di Lee Chang-dong ha vinto il Premio Marcello Mastroianni per una giovane attrice
emergente alla Mostra di Venezia, dal
critico e studioso di cinema spagnolo Josè Maria (Chema) Prado, che nel 2015 ha ricevuto
il Premio Fénix por la Contribución a la Cultura Cinematográfica de
Iberoamérica, dal regista indiano Chaitanya Tamhane,che con Court ha vinto il premio “Luigi De Laurentiis” per l’Opera
Prima e il Premio Orizzonti alla 71. Mostra.
La
Giuria internazionale del Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”-
Leone del Futuro, oltre al presidente, l’attore e regista italiano Kim Rossi
Stuart, è composta dalla produttrice
spagnola Rosa Bosch, già vicedirettore del London Film Festival / National Film
Theatre, dall’ attore e regista statunitense Brady Corbet
vincitore alla Mostra di Venezia 2015 con The Childhood of a Leader il Leone del
Futuro - Premio Opera Prima “Luigi De Laurentiis” e il Premio Orizzonti per la
migliore regia, dall’ attrice spagnola Pilar López de Ayala, tra le interpreti
iberiche più considerate e amate, grazie al ruolo della regina Giovanna di
Castiglia in Giovanna la pazza (2001) di Vicente Aranda vince la Conchiglia
d’Argento al Festival di San Sebastian e il Premio Goya. È coautore con Kent
Jones del recente documentario Hitchcock Truffaut.
A tutti loro
auguriamo buon lavoro!
