Descrizione

Anteprime e Recensioni Cinematografiche, tutto quello che c'è da sapere su Festival Internazionali del Cinema e quanto di nuovo succede intorno alla Settima Arte, a cura di Luigi Noera e la gentile collaborazione di Ugo Baistrocchi, Simona Noera e Marina Pavido.



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lunedì 31 ottobre 2016

XX Tertio Millennio Film Fest - RDC AWARDS

Si è svolta Giovedì 27 ottobre 2016 al Cinema Trevi la CERIMONIA DI CONSEGNA degli RDC AWARDS A VIRZÌ, KONCHALOVSKY E MAINETTI.

Premi anche ai giovani interpreti di “Piuma”, a Marco Pontecorvo e al critico cinematografico e scrittore Alberto Crespi

Paolo Virzì e Andrei Konchalovsky sono tra i
vincitori degli RdC Awards 2016. I prestigiosi riconoscimenti della «Rivista del Cinematografo» sono stati consegnati nell’ambito del Tertio Millennio Film Fest giovedì 27 ottobre alle ore 20.30 nel corso di una cerimonia tenutasi al Cinema Trevi di Roma condotta da Fabio Falzone, giornalista e critico cinematografico per TV2000.
Al regista italiano va il Premio Navicella Cinema riservato al miglior film italiano per “La pazza gioia” interpretato da Micaela Ramazzotti, Valeria Bruni Tedeschi e Valentina Carnelutti. Al maestro russo è invece assegnato l’RdC Award per il miglior film straniero per “Paradise”, toccante dramma sull’Olocausto, già vincitore del Leone d’Argento alla Mostra del Cinema di
Venezia e proiettato in anteprima al TMFF alla presenza dello stesso regista Konchalovsky al quale ha consegnato il premio Michele Placido.
Gli altri riconoscimenti sono stati assegnati a Luigi Fedele e Blu Yoshimi, giovani interpreti di “Piuma” di Roan Johnson, ai quali va il Premio Rivelazione 2016, a Marco Pontecorvo che si aggiudica il Premio Navicella Fiction per “Lampedusa - Dall'orizzonte in poi” accompagnato dalla protagonista Carolina Crescentini, a Gabriele Mainetti e Michele Braga, che vincono il Premio
Colonna Sonora per il film rivelazione “Lo chiamavano Jeeg Robot”, e al critico cinematografico Alberto Crespi a cui è stato consegnato da Federico Pontiggia il Premio Diego Fabbri per il libro “Storia d'Italia in 15 film” edito da Laterza.

venerdì 23 settembre 2016

Speciale 73esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica - I MIGLIORI FILM

Giurie in equilibrio (precario?). I migliori film nelle sezioni autonome collaterali.
Foto per gentile concessione di La Biennale.
Quest’anno le tante personalità chiamate a fare parte delle Giurie delle varie sezioni di Venezia, si sono espresse nella serata della Cerimonia di premiazione con equilibrio anche se precario. Ci sembra opportuno ricordarne i componenti e Li ringraziamo per il buon lavoro profuso nei dieci giorni della Mostra!
La Giuria Venezia 73, oltre al presidente, il regista Sam
Mendes, comprendeva l’artista, cantante, regista e scrittrice statunitense Laurie Anderson, l’attrice britannica Gemma Arterton, il magistrato, scrittore, drammaturgo e sceneggiatore italiano Giancarlo De Cataldo, l’attrice tedesca Nina Hoss, Orso d’argento migliore attrice alla Berlinale, l’attrice francese Chiara Mastroianni, Excellence Award al Festival di Locarno. Ma anche il regista statunitense Joshua Oppenheimer, autore di due documentari nominati all’Oscar, The Act of Killing (2012) e The Look of Silence (2014, il regista venezuelano Lorenzo Vigas, Leone d’oro scorsa Mostra di Venezia con l'opera prima Desde allá e l’attrice, regista e cantante cinese Zhao Wei, record d’incassi in Cina per una donna esordiente nella regia con So Young.
Mentre la Giuria internazionale della sezione Orizzonti, oltre al presidente, il regista francese Robert Guédiguian, era composta dal critico e storico del cinema statunitense Jim Hoberman, dall’ attrice egiziana Nelly Karim, dall’attrice italiana Valentina Lodovini, David di Donatello 2010, dall’ attrice e regista coreana Moon So-ri, Premio Marcello Mastroianni alla Mostra di Venezia nel 2002 come giovane attrice emergente con Oasis di Lee Chang-dong , dal critico e studioso di cinema spagnolo Josè Maria (Chema) Prado, Premio Fénix por la Contribución a la Cultura Cinematográfica de Iberoamérica, dal regista indiano Chaitanya Tamhane, che con Court ha vinto il premio “Luigi De Laurentiis” per l’Opera Prima e il Premio Orizzonti alla 71. Mostra.
La Giuria Premio Opera Prima “Luigi De Laurentiis”- Leone del Futuro,
oltre al presidente, l’attore e regista italiano Kim Rossi Stuart, era composta dalla  produttrice spagnola Rosa Bosch, dall’ attore e regista statunitense Brady Corbet  vincitore con The Childhood of a Leader il Leone del Futuro - Premio Opera Prima “Luigi De Laurentiis” e il Premio Orizzonti per la migliore regia, dall’ attrice spagnola Pilar López de Ayala, tra le interpreti iberiche più considerate e amate, che nel ruolo della regina Giovanna di Castiglia in Giovanna la pazza (2001) di Vicente Aranda vinse la Conchiglia d’Argento al Festival di San Sebastian e il Premio Goya.
Proponiamo adesso quali sono stati secondo noi i migliori cinque film visti a Venezia, e il miglior film italiano.
The War Show si può dire sia il miglior film in assoluto della edizione 2016 perché va dritto al cuore degli spettatori e perché è stato girato con mezzi di fortuna ma ci catapulta nella guerra civile che devasta la Siria da quasi un decennio senza che il Mondo faccia qualcosa di concreto per il popolo siriano. Anzi il conflitto “ viene usato” per le mire di dominio delle potenze mondiali. I Venice Days sono ancora giovani ma danno spazio ad opere d’arte come questa.
Anche la SETTIMANA DELLA CRITICA non è da meno ed ha presentato
fra gli altri il poetico ed universale AKHER WAHED FINA (THE LAST OF US) del tunisino Ala Eddine Slim. Questa volta la migrazione biblica dall’est e dal sud che attraversano il deserto sahariano prima ed il Mediterraneo dopo da spunto per qualcosa che va al di là delle innumerevoli storie umane che i telegiornali ci sbattono in faccia ogni giorno. E’ il viaggio di un uomo senza nome. Dall'Africa verso un territorio senza nome. E’ stato premiato con il Premio Opera Prima De Laurentis.
Al secondo posto purtroppo FUORI CONCORSO il doc Austerlitz di Sergei Loznitsa. Il regista come tanti altri di questa edizione ha utilizzato il bianco e nero per rappresentare uno dei luoghi simbolo del male assoluto perchè non si ripeta più. Sono una serie di quadri fissi nei quali l’obbiettivo registra i comportamenti dei visitatori davanti a tante nefandezze. In questa era digitale purtroppo c’è posto si per i selfie, magari davanti ai forni crematori, ma non c’è posto più per l’inorridirsi davanti a tante barbarie. Ora il Direttore Barbera ha sottolineato la peculiarità che accomuna i registi selezionati nell’usare la forma indiretta. Ne è questo il caso emblematico che con la tecnica dei frame fissi costringe lo spettatore a riflettere inesorabilmente a quegli accadimenti di un recente passato, eppure così attuali come ad esempio appunto il conflitto siriano trattato da The War Show.
Al quarto posto dalla selezione ufficiale l’applauditissimo Paradise di
Andrei Konchalovsky in un intreccio di tre storie che si incrociano nella devastazione del male assoluto del secolo scorso: Olga, Jules e Helmut.  Film è girato interamente in bianco e nero. Risente però di una certa aria melò che fa perdere il vigore iniziale. Il film ha ricevuto una stand ovation dal pubblico in Sala Grande alla presenza del regista e della bellissima interprete femminile. Come prevedevamo ha ottenuto il Leone d’Argento.
Infine per Orizzonti un attualissimo film sul rapporto degli adulti nei confronti di una adolescenza priva di ideali che si trasforma in noia e violenza per scaricare l’adrenalina. Si tratta di Home di Fien Troch che racconta appunto di due generazioni in conflitto. L’arrivo di un giovane diciassettenne uscito dalla casa di correzione provoca la rottura dei delicati (direi insulsi) equilibri familiari. Ma c’è anche il rapporto insano di una madre single con John il suo unico figlio. La tragedia incombe sullo spettatore che improvvisamente si ritrova inorridito a fare i conti con la propria coscienza di genitore. E se fosse successo a me?
Purtroppo come succede ogni anno dopo Venezia non è ancora noto se alcuni di questi verrano distribuiti in Italia.
Per quanto riguarda i lungometraggi italiani il giudizio sarà parziale in quanto ne abbiamo visto la metà (otto). Come abbiamo detto gli italiani in
concorso mostrano un certo ripiegamento su se stessi sia come forma che come contenuto, uno per tutti Questi giorni di Giuseppe Piccioni al quale è andato il Premio Sorriso Diverso Venezia 2016 - Ass Ucl come Miglior film italiano ex aequo Il più grande sogno di Michele Vannucci. Tutta altra storia nella sezione Orizzonti dove Federica Di Giacomo a giusto titolo è stata premiata per la miglior regia con Liberami  film documentaristico che tratta l’esorcismo nel mondo contemporaneo. Si sofferma con lo sguardo “dal di fuori” sull’opera salvifica di  Padre Cataldo un frate esorcista che opera in Sicilia, ove è tra i più ricercati. Storia della pratica esorcistica con la vita quotidiana, dove i contrasti tra antico e contemporaneo, religioso e profano potranno risultare ai più a tratti inquietanti e a tratti esilaranti.  Ma sullo sfondo
il malessere di vite umane alla ricerca di se stessi. Un film su come la religione può essere vissuta. Altro film di pari rilievo presente nella sezione autonoma SIC 31 è INDIVISIBILI di Edoardo De Angelis che ha ottenuto un ottimo consenso e si è visto assegnati sia il Premio FEDIC sia il Premio Francesco Pasinetti – SNGCI al Miglior film con una menzione speciale per le interpreti Angela e Marianna Fontana. Film sferzante, inquietante e pasoliniano che rimarca però esageratamente su un certo clero acquiescente con la camorra. Oltre alla strabiliante interpretazione delle “gemelle” Fontana si ritrova un cameo con Peppe Servillo che incarna la parte buona nella disgregata società della costa domiziana. La regia e l’interpretazione sono impeccabili a meno appunto di certe esagerazioni che non aggiungono altro all’alto contenuto artistico. Purtroppo Indivisibili si è ritrovato a competere con film potenti come The War Show vincitore ai Venice Days che come abbiamo detto all’inizio è il miglior film in assoluto di Venezia 2016! A questo proposito ha ragione Gianluca Giannelli di Alice nella Città, selezione autonoma della Festa di Roma presentata oggi alla Casa del Cinema, quando polemizza con certi “scippi” di Venezia a danno della giovane kermesse romana. Ci sembra che Indivisibili ne sia un esempio concreto insieme al film di Marco Danieli La Ragazza nel Mondo.

Infine riportiamo il nostro gradimento dei film italiani visti nelle varie sezioni.
VENEZIA 73 (16 film visti):
12.   Questi giorni di Giuseppe Piccioni
16.   Spira mirabilis di Massimo D’Anolfi, Martina Parenti (documentario)
ORIZZONTI (14 film visti):
7.     Liberami di Federica Di Giacomo
Fuori Concorso (13 film visti):
8.     Assalto al cielo di Francesco Munzi (documentario)
31. Settimana Internazionale della Critica (3 film visti):
3.     Le ultime cose di Irene Dionisio
XIII edizione delle Giornate degli Autori (7 film visti)
3.     INDIVISIBILI di Edoardo De Angelis
7.     LA RAGAZZA DEL MONDO di Marco Danieli

sabato 10 settembre 2016

Speciale 73esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica – sabato 10 settembre (DAY 11):

Sam Mendes e la giuria in equilibrio (o quasi) con i grandi film della selezione ufficiale 

dal Lido di Venezia Luigi Noera – Foto per gentile concessione della Biennale.
Si è svolta da poco la CERIMONIA DI PREMIAZIONE che è seguita dal film FUORI CONCORSO DI CHIUSURA dell’americano Antoine Fuqua The Magnificent Seven è il remake del famoso film  I magnifici sette il western per eccellenza del 1960, diretto da John Sturges e interpretato, tra gli altri, da Yul Brynner, Eli Wallach, Steve
McQueen, Charles Bronson e James Coburn. Con queste premesse è veramente arduo fare un paragone con quello che gli Studios ci propongono oggi. Ma sarà di buon auspicio per invogliare quantomeno le giovani generazioni a scoprire il film di 50 anni prima. La storia è nota, quando la sonnacchiosa città di Rose Creek si ritrova sotto il tallone di ferro del magnate Bartholomew Bogue, per trovare protezione i cittadini disperati, capeggiati da Emma Cullen, assoldano sette fuorilegge, cacciatori di taglie, giocatori d’azzardo e sicari. Di qui si dipana una storia che ha una sua morale nel wilde west. Mentre i nostri eroi preparano la città per la violenta resa dei conti che sanno essere imminente, si scoprono a lottare per qualcosa che va oltre il denaro.
Ma passiamo adesso ai film premiati che eccezione fatta per   Amat Escalante premiato ex equo per il film LA REGIÓN SALVAJE (THE UNTAMED)  e  KOCA DÜNYA (BIG BIG WORLD) del turco Reha Erdem avevamo anticipato una possibile vittoria. In particolare:


LEONE D’ORO per il miglior film a ANG BABAENG HUMAYO (THE WOMAN WHO LEFT) di Lav Diaz

LEONE D’ARGENTO - GRAN PREMIO DELLA GIURIA a NOCTURNAL ANIMALS di Tom Ford

LEONE D’ARGENTO - PREMIO PER LA MIGLIORE REGIA ex-aequo a Andrei Konchalovsky per il film PARADISE ed a Amat Escalante per il film LA REGIÓN SALVAJE (THE UNTAMED)

COPPA VOLPI per la migliore attrice a Emma Stone nel film LA LA LAND di Damien Chazelle

COPPA VOLPI per il miglior attore a Oscar Martínez nel film EL CIUDADANO ILUSTRE di Mariano Cohn e Gastón Duprat

PREMIO PER LA MIGLIORE SCENEGGIATURA a Noah Oppenheim per il film JACKIE di Pablo Larraín

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA a THE BAD BATCH di Ana Lily Amirpour

PREMIO MARCELLO MASTROIANNI a una giovane attrice emergente a Paula Beer nel film FRANTZ di François Ozon

Invece la Giuria Leone del Futuro - Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”, presieduta da Kim Rossi Stuart ha assegnato il premio a AKHER WAHED FINA (THE LAST OF US) del tunisino Ala Eddine Slim

La Giuria Orizzonti, presieduta da Robert Guédiguian ha assegnato

il PREMIO  PER IL MIGLIOR FILM a LIBERAMI di Federica Di Giacomo

il PREMIO  PER LA MIGLIORE REGIA alla belga Fien Troch per HOME

il PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA a KOCA DÜNYA (BIG BIG WORLD) del turco Reha Erdem

il PREMIO PER LA MIGLIORE ATTRICE a Ruth Díaz nel film TARDE PARA LA IRA dello spagnolo Raúl Arévalo (Spagna)

il PREMIO PER IL MIGLIOR ATTORE a Nuno Lopes nel film SÃO JORGE del portoghese Marco Martins

Il PREMIO PER LA MIGLIORE SCENEGGIATURA è andato a KU QIAN (BITTER MONEY) di Wang Bing (Francia, Hong Kong)

Il PREMIO PER IL MIGLIOR CORTOMETRAGGIO è andato a LA VOZ PERDIDA di Marcelo Martinessi (Paraguay, Venezuela, Cuba)

Infine il VENICE SHORT FILM NOMINATION FOR THE EUROPEAN FILM AWARDS 2016 a AMALIMBO di Juan Pablo Libossart (Svezia, Estonia).
 Vogliamo pure menzionare la pellicola FUORI CONCORSO Rem di Tomas Koolhaas  che riguarda il famoso architetto Rem Koolhaas  che è stato incaricato di dar vita alla Mostra di Architettura della Biennale.Si esplora la vita di Rem Koolhaas, il suo metodo di lavoro, la sua filosofia e il suo
paesaggio interiore, da una prospettiva inedita, intima e immediata. Non c’è nessun narratore esterno a mediare per lo spettatore. Il risultato è la sensazione di essere “dentro” la testa di Rem. Questa prospettiva consente allo spettatore di comprendere le idee di Rem in un modo altrimenti impossibile. Ma anche un pungolo in più per i cinefili a recarsi ai Giardini ed all’Arsenale prima di lasciare Venezia.
Per la SETTIMANA DELLA CRITICA abbiamo assistito alla proiezione del film colombiano vincitore della 31esima edizione Los Nadie di di Juan Sebastián Mesa sul quale
abbiamo alcune riserve. A noi è piaciuto invece AKHER WAHED FINA (THE LAST OF US) del tunisino Ala Eddine Slim premiato dalla giuria Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”.

In ultimo la conferma che la 74esima edizione si terrà dal 30 agosto 2017.

Speciale 73esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica – mercoledì 7 e giovedì 8 settembre (DAYS 8&9)

Alla ricerca del Leone d’Oro che però non parla italiano

dal Lido di Venezia Luigi Noera – Foto per gentile concessione della Biennale.Al settimo giorno la Mostra è ancora alla ricerca dell’ousider per il Leone d’Oro, ma anche mercoledì una delusione è stata offerta dal maestro Terrence Malick, che a VENEZIA 73 ha presentato la sua fatica durata tanti anni Voyage of Time: Life’s Journey.
Purtroppo il maestro non lo riconosciamo più. Bisogna dire al vero che il film è la copia buona dell’altro documentario italiano Spira Mirabilis passato ieri sempre sul senso della Vita e della Creazione (per chi ci crede ovviamente). Diciamo che basterebbe ripercorrere la Bibbia ma si sa ai più quest’ultima è scomoda! Anche l’altro film atteso di Pablo Larraín sui giorni successivi all’  assassinio di J.F. Kennedy dal punto di vista inesplorato della First Lady
lascia perplessi
per l’utilizzo del melò in siffatte circostanze. Forse il regista con il suo sguardo critico si rivolge all’America dei Johnson subentrato in fretta ed in furia in un momento drammatico. Deplorevole le scene crude da horror degli istanti successivi all’assassinio che mostrano il Presidente JFK in tutta la sua fragilità di essere umano. Una domanda al regista circa il budget che non ha badato a spese. Forse la risposta la troviamo nella presentazione dello stesso Larrain:  “Un proiettile ha trapassato il collo del presidente; un secondo proiettile, letale, gli ha sfracellato la parte destra del cranio... La trentaquattrenne moglie, Jacqueline Kennedy, era seduta al suo fianco”. “Seduta al suo fianco”. Che cos’è stato tutto questo per lei? Tutti conosciamo la storia dell’assassinio di John F. Kennedy. Ma che cosa accade se ci concentriamo soltanto su di lei? I rumors alla Mostra lo ritengono in buona posizione, per noi solo ai due terzi dei primi 10. Come accade spesso però le sorprese vengono da film fuori concorso che per ragioni varie non hanno trovato collocazione. E’ il caso appunto FUORI
CONCORSO del doc Austerlitz di Sergei Loznitsa.
Anche questo regista ha utilizzato il bianco e nero per rappresentare uno dei luoghi simbolo del male assoluè non si ripeta più. Sono una serie di quadri fissi nei quali l’obbiettivo registra i comportamenti dei visitatori davanti a tante nefandezze. In questa era digitale purtroppo c’è posto si per i selfie, magari davanti ai forni crematori, ma non c’è posto più per l’inorridirsi davanti a tante nefandezza. Ora il Direttore Barbera ha sottolineato la peculiarità della forma indiretta usata dai registi selezionati. Ne è questo un caso eclatante con la tecnica dei frame fissi perché costringe lo spettatore a riflettere inesorabilmente a quegli accadimenti di un recente passato, eppure così attuali come ad esempio nel conflitto siriano. Sempre un film storico su una curiosità del trattato di pace tra cattolici e protestanti irlandesi dopo gli anni del terrorismo separatista dell’IRA. Dalla Gran Bretagna il film The Journey di Nick Hamm
con due attori eccezionali Timothy Spall e Colm Meaney
nei panni dei leader delle opposte fazioni, il capo protestante che non riesce a perdonare il terrorista. Ormai anziani in un viaggio in auto forzatamente voluto dai loro collaboratori debbono trovare una soluzione soddisfacente. Commenta il bravo regista: È una storia dell’Irlanda del Nord, ma è anche di più. Se due nemici giurati come loro sono riusciti a mettere da parte l’odio e a venirsi incontro, lo possono fare anche altri. Le atrocità del terrorismo negli ultimi anni hanno glorificato gli estremismi e l’intransigenza è diventata il modus operandi del mondo. Questo film vuole essere una risposta a questo tipo di etica. È un film militante sull’idea di pace e vuole celebrare la bellezza del compromesso e della capacità di fare concessioni. La mia speranza è che The Journey, che è basato su una storia vera, immagini non soltanto ciò che è stato ma anche ciò che potrà essere in futuro. Per la sezione ORIZZONTI un altro titolo argentino impronunciabile Kékszakállú di Gastón Solnicki mutuato e ispirato liberamente all’unica opera lirica di Béla Bartók. E’ veramente difficile riscontrarne la fonte se non fosse per le musiche e la scena finale del teatro di lirica. Mondi assefuatti alla noia esistenziale, ma anche alla crisi economica perenne. L’altro film documentaristico
Liberami di Federica Di Giacomo parla dell’esorcismo nel mondo contemporaneo
. E si sofferma con lo sguardo “dal di fuori” l’opera salvifica di  Padre Cataldo un frate esorcista che opera in Sicilia, ove è tra i più ricercati. Storia della pratica esorcistica con la vita quotidiana, dove i contrasti tra antico e contemporaneo, religioso e profano potranno risultare ai più a tratti inquietanti e a tratti esilaranti.  Ma sullo sfondo il malessere di vite umane alla ricerca di se stessi. Un film su come la religione può essere vissuta. La regista spiega che il film è frutto di un lungo lavoro di ricerca sulla pratica esorcista. L’esorcista è un nuovo guaritore, spesso l’ultima spiaggia dopo una via crucis di maghi, psichiatri e rimedi alternativi, metafora di una società in cui l’importante è trovare una cura, rapida e risolutoria. Anche a costo di consegnarsi a qualcuno che ci chiama “Satana”. Ho scelto di raccontare questa storia dal punto di vista di chi la vive ogni giorno. Perché gli esorcisti vengono nominati dai vescovi e la loro vita si trasforma completamente. E i cosiddetti “posseduti” sono persone comuni che si avvicinano alla Chiesa in un momento critico della loro vita. La loro esperienza si emancipa, quindi, dall’immaginario horror e acquista una complessità in cui c’è posto anche per l’ironia.Giovedì 8 settembre è stato il giorno della riscossa per VENEZIA 73 dove è stato presentato l’applauditissimo Paradise di Andrei Konchalovsky in un intreccio di tre
storie che si incrociano nella devastazione del male assoluto del secolo scorso: Olga, Jules e Helmut.  Anche questo film è girato interamente in bianco e nero. Risente però di una certa aria melò che fa perdere il vigore iniziale. Il film ha ricevuto una stand ovation dal pubblico in Sala Grande alla presenza del regista e della bellissima interprete femminile. Ecco se non il Leone d’Oro ci aspettiamo il premio alla protagonista. E’ istruttivo e lungimirante l’intento del regista: La storia è piena di grandi tragedie, la maggior parte delle quali ci appaiono come antichi misfatti che non potrebbero più accadere al giorno d’oggi. Uno dei momenti più terribili della storia della nostra generazione è stata l’ascesa del partito nazista e lo sterminio di milioni di ebrei e di altre persone che non rientravano nell’ideale nazista di un “perfetto paradiso” tedesco. Tali atrocità dimostrarono fino a dove possa spingersi la malvagità degli esseri umani. Sebbene questi eventi siano accaduti nel passato, oggi sta tornando alla ribalta lo stesso modo di pensare radicale e intriso d’odio che minaccia la vita e la sicurezza di molti individui nel mondo. Paradise riflette su un ventesimo secolo carico di grandi illusioni sepolte sotto le rovine, sui pericoli della retorica dell’odio e sul bisogno degli esseri umani di usare la potenza dell’amore per trionfare sul male. Nella stessa giornata è stato presentato il terzo film italiano in concorso di Giuseppe Piccioni, Questi giorni.  Dai
commenti a caldo viene fuori una grande delusione. Resta la convinzione che il cinema italiano attraversa un momento di grande crisi e si è ripiegato su se stesso soffrendo di una difficoltà a trovare la strada. Una mano la danno i documentaristi che si sono affermati in campo internazionale, ma in patria non sono adeguatamente supportati. Non sarà di aiuto ma anche le altre produzioni europee sono in sofferenza. E’ il caso appunto del film francese FUORI CONCORSO Planetarium di Rebecca Zlotowski. Film ben costruito con un budget considerevole visto che ci riporta agli
anni ’30. Un film sull'esoterismo, ma anche un omaggio al cinema stesso con tante citazioni. Il cast coza dare risposte alle mille domande. A dire del regista è la stilizzazione di un mondo come il nostro nel quale non sappiamo mai che cosa stia per cambiare. Ai margini dell’Europa c’è la Turchia che nella sezione ORIZZONTI ha presentato il suo unico film Koca Dünya (Big Big World) di Reha Erdem. Una storia ermetica ed elegiaca dai connotati semplici che ci parla di quella società e risente della mancanza di libertà di espressione rifugiandosi in temi generalisti.
Infine nella mattinata è stato consegnato ad Ugo Gregoretti il PREMIO BIANCHI con la proiezione di una chicca in omaggio al pedagogo d’Italia come usa definirsi lo stesso Gregoretti il corto di 30’ CON UGO di Gianfranco Pannone e la proiezione di una copia ritrovata ma non restaurata di MAGGIO MUSICALE del 1989. E’ stato piacevolissimo ascoltare l’arguto regista a parlare di se con la solita ironia di sempre.Domani ultima giornata di proiezioni ci aspetta la maratona a cui ci sottoporrà Lav Diaz con Ang Babaeng Humayo (The Woman Who Left) di appena 225’, ma anche l’atteso Na mlijecnom putu (On the Milky Road) di Emir Kusturica con Monica Bellucci e tanto altro ancora.