Descrizione

Anteprime e Recensioni Cinematografiche, tutto quello che c'è da sapere su Festival Internazionali del Cinema e quanto di nuovo succede intorno alla Settima Arte, a cura di Luigi Noera e la gentile collaborazione di Ugo Baistrocchi, Simona Noera e Marina Pavido.



venerdì 14 aprile 2017

Nelle sale italiane dal 6 aprile, The Startup – la recensione di Marina Pavido


L'ultimo film di Alessandro D'Alatri, prodotto da Luca Barbareschi è
ispirato ad una storia vera.
Matteo Achilli ha 18 anni ed è un brillante studente del liceo. Prossimo alla maturità e stanco di subire ingiustizie nel mondo del lavoro e dello sport a causa di chi può godere delle giuste raccomandazioni, decide di inventare una app che permetta di classificare gli iscritti in base al merito, in modo da dare maggiori possibilità di carriera a chi davvero abbia le competenze adatte. Il suo progetto ha subito successo ed il ragazzo inizia a guadagnare moltissimo ed a frequentare il mondo dell’alta società. Questo suo nuovo stile di vita, però, lo porterà ad allontanarsi dalla fidanzata e dagli amici di sempre.
Indubbiamente questo ultimo lavoro di D’Alatri ad un primo impatto può interessare. Se non altro sembra distaccarsi radicalmente dagli ultimi, non proprio riusciti, lavori dello stesso autore (vedi, ad esempio, Casomai, La febbre e Commedia sexy). La storia raccontata, dal canto suo, presenta non pochi spunti da cui partire, per poi dare al lungometraggio il tono che si vuole. In questo caso, però, i non troppo velati (o quantomeno sperati) rimandi fincheriani restano, purtroppo, solo delle iniziali intenzioni. The Startup, di fatto, non riesce a “spiccare il volo”, non riesce a staccarsi dalla massa di lungometraggi sopra citati, ognuno dei quali vuole raccontarci la crisi e/o la precarietà del lavoro e/o i giovani a modo proprio. Fatta eccezione, dunque, per rari momenti riguardanti la costruzione del progetto in sé, la sua partenza ufficiale e le sue conseguenze sulla carriera di Matteo, ci troviamo di fronte ad uno dei tanti prodotti buonisti, pieni di sé e talmente tante volte rifatti da essere ormai pericolosamente prevedibili, ognuno la brutta copia dell’altro. Ciò viene qui ulteriormente sottolineato, ad esempio, dalle eccessivamente “invasive” canzoni inserite all’interno del film e soprattutto dalla prima parte di esso, la quale si limita a regalarci un ormai noioso déjà vu. Dispiace, in questo caso, soprattutto per i giovani protagonisti (Andrea Arcangeli nel ruolo di Matteo, Paola Calliari nel ruolo della sua ragazza Emma e la lanciatissima Matilde Gioli, nel ruolo della bella e “pericolosa” Cecilia). Malgrado il loro impegno, a quanto pare sono stati fortemente penalizzati da una direzione attoriale che li ha voluti eccessivamente stereotipati. Evidentemente il mondo del lavoro è stato spietato anche con loro.

MEDFILM FESTIVAL - Il Cinema Italiano IN MAROCCO - IX ed.


Il cinema italiano trionfa al 23° Festival del Cinema Mediterraneo di Tétouan. Due anni dopo la vittoria de Il Giovane Favoloso di Mario Martone, l’Italia torna sul gradino più alto del podio con INDIVISIBILI di Edoardo De Angelis, che venerdì 1 aprile si è aggiudicato il Grand Prix de la Ville de Tétouan (del valore di circa 7.000 euro).
La giuria, presieduta da Panos Karkanevatos (Grecia) e composta da Cristiana Paternò (Italia), Francais Bordat (Francia), Kadhy Toure (Costa D’Avorio) Fatima Loukili (Marocco) e Cristina Plazas (Spagna) ha attribuito, all’unanimità, il prestigioso riconoscimento al
film di De Angelis.  Cristiana Paternò, ospite della delegazione italiana in qualità di giurato, ha dichiarato: "della selezione ho apprezzato la grande varietà di stili e punti di vista sul cinema e sulla società. Non so se esista un cinema del mediterraneo, ma vedere le cose da questa prospettiva è stato stimolante e innovativo. Alla fine il film italiano ha prevalso. Tutti noi abbiamo potuto imparare molto da questo confronto fruttuoso e onesto, il festival di Tétouan merita di crescere ancora e voglio sottolineare che, grazie alla collaborazione con il MedFilm di Roma, ha sempre dato ampio spazio al cinema italiano. Forte la presenza femminile sia nelle giurie, e sia nella selezione del concorso ufficiale che ha presentato principalmente storie di donne e molti film diretti da donne”.
Tra gli eventi speciali proposti dal festival, il Forum delle Film Commission del Mediterraneo. Per l’Italia è intervenuto Luciano Sovena, Presidente della Fondazione Roma Lazio Film Commission che si è detto:“felice ed orgoglioso di aver partecipato al festival di Tétouan ed in particolare alla riunione tra le film commission di Spagna, Francia e Marocco a cui ritengo la film commission Roma Lazio abbia dato un contributo importante, stiamo infatti lanciando la piattaforma per un cinema del Mediterraneo dove ci sia uno scambio di idee, di contributi, per realizzare film in coproduzione d’interesse comune. Presto verrà proposto un accordo tra questi paesi del Mediterraneo per una nuova forma di collaborazione culturale, sociale e industriale.” 
Nell’ambito del festival si è svolto il convegno “Quando il cinema supera le frontiere stabilite dall’uomo” a cui ha preso parte Beatrice Fiorentino: “Un’incredibile occasione di arricchimento culturale che trova il suo punto di forza nell’incontro, la condivisione e lo scambio di vedute, di prospettive, di approcci. In particolare questa edizione, soffermandosi sul tema della frontiera e sul potere del cinema di oltrepassare le barriere imposte dall'uomo, ha offerto l’opportunità di indagare la natura stessa della settima arte sotto diversi punti di vista: dagli aspetti più puramente linguistici e narratologici, fino all’imprescindibilità di un percorso estetico militante nell’affrontare temi di attualità come i fenomeni migratori che investono il Mediterrraneo”. A completare la delegazione italiana Mario Brenta con Delta Park film co-diretto con Karine De Villiers e presentato a Tètouan in concorso nella sezione documentari e Patrizia Pistagnesi, presente in qualità di membro della giuria documentari. 
DAL 10 APRILE APERTE LE ISCRIZIONI al Medfilm festival 2017: SCADENZA 15/08/2017
Il MEDFILM– Il Festival del Cinema Mediterraneo e del Medioriente tornerà a novembre, nelle sue date storiche, dal 5 al 13, con un ricco programma di film, anteprime, focus ed eventi speciali. In attesa della prossima edizione Ginella Vocca aggiunge: ”Viaggiare con il cinema è un privilegio straordinario, storie, emozioni, frammenti di esistenze che diventano luogo di incontro, scambio e confronto tra persone che provengono da ogni angolo del Mediterraneo e del Medioriente. Torno dal Marocco con la sensazione di un paese che corre, credendo nel proprio futuro. La prossima edizione del festival sta già prendendo forma con un programma bello, necessario e complementare”.

Nelle sale italiane dal 6 aprile, Libere disobbedienti innamorate – la recensione di Marina Pavido


Opera prima della giovane regista israeliana Maysaloun Hamoud, presentata in concorso al Toronto International Film Festival
Siamo a Tel Aviv. Laila è un’affascinante avvocato, sicura di sé e molto ammirata. Salma, dal canto suo, ha una personalità molto più docile, lavora come barista e saltuariamente come deejay. Nour, infine, è la più fragile di tutte. Estremamente religiosa (soprattutto in seguito all’educazione ricevuta), è fidanzata e prossima alle nozze con un uomo considerato dalla propria famiglia “un buon partito”. Solo nel momento in cui andrà a vivere con Laila e Salma capirà cosa vuol dire davvero essere felici e, soprattutto, essere sé stesse.
Se si pensa al titolo originale del lungometraggio –In Between – si riesce ad inquadrare maggiormente la condizione in cui le tre ragazze si trovano. Sono donne, loro, che hanno già spiccato quel salto verso la libertà e l’affermazione di sé (cosa naturale all’interno della cultura occidentale), ma che, tuttavia, non riescono, loro malgrado, a superare del tutto la loro stessa cultura, ancora estremamente tradizionale. Il coesistere di questi due mondi, l’essere in bilico tra essi viene reso particolarmente bene dalla giovane regista, la quale, dal canto suo, pur dando al lungometraggio un andamento decisamente classico e lineare, parte inizialmente subito in quarta – grazie anche ad un particolare uso della musica (ad alto volume) e del montaggio (con tagli netti, quasi improvvisi) – facendo sì che il suo lavoro sia un lungometraggio arrabbiato, “urlato”, che sa il fatto suo e che, analogamente alle sue protagoniste, reclama a gran voce il diritto di “fare la differenza”, di distinguersi all’interno della cinematografia del proprio paese, sia per il tema trattato, sia per il fatto di essere stato girato da una donna (se si pensa a Ronit Elkabetz, a Rama Burstein e a poche altre, non sono molte, di fatto, le registe donne in Israele). E, di fatto, malgrado un (a volte fin troppo) forte attaccamento alla cinematografia occidentale, dovuto, probabilmente, in parte ai gusti personali, in parte alla scarsa esperienza dietro la macchina da presa, questo lavoro della Hamoud in qualche modo la differenza la fa. Se non altro per la genuinità della regista stessa e, soprattutto, per le brave interpreti che, malgrado una caratterizzazione forse un po’ troppo stereotipata e non del tutto naturale dei loro personaggi, riescono a rendere, di fatto, le loro Laila, Salma e Nour fortemente empatiche e fin da subito in sintonia con lo spettatore.
La creta ce l’abbiamo, ora pensiamo a modellare la scultura. E, chissà, magari prima di quanto si pensi, il cinema di Maysaloun Hamoud raggiungerà finalmente una propria, necessaria maturità, in modo da spiccare il volo una

volta per tutte.

I Premi finali de Lo Spiraglio FilmFestival della salute mentale 7a edizione


Sono stati consegnati i premi della settima edizione de Lo Spiraglio FilmFestival della salute mentale, evento di corti e lungometraggi, che si è tenuto a Roma dal 31 marzo al 2 aprile 2017 presso il MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo e che ha visto la partecipazione, tra gli altri, di Paolo Virzì, che ha ricevuto il Premio Lo Spiraglio – Fondazione Roma
Solidale onlus. Il festival - diretto da Federico Russo e Franco Montini, è stato organizzato da ASL Roma 1 – Dipartimento Salute Mentale, ROMA CAPITALE in collaborazione con MAXXI, con lo scopo di raccontare il mondo della salute mentale attraverso le immagini. 
Ecco i premi della settima edizione e le relative motivazioni:
Premio Jorge Garcia Badaracco “Fondazione Maria Elisa Mitre” al miglior lungometraggio a LA MALATTIA DEL DESIDERIO di Claudia Brignone
Un racconto partecipe, e mai retorico, sulle vite di chi è affetto dalla “malattia
del desiderio” (la dipendenza).Con grande delicatezza e con estrema verità, Claudia Brignone entra nella complessa relazione tra operatori e tossicodipendenti. Ci racconta queste storie estreme e disperate con uno sguardo sempre attento, misurato, consapevole e mai artefatto. Un lavoro di grande rigore estetico, collocabile nel vivacissimo panorama del Cinema del Reale che negli ultimi anni ha messo in luce alcuni dei migliori registi italiani, tra cui Leonardo di Costanzo, Pietro Marcello, Alice Rohrwacher e Gianfranco Rosi.
Menzione speciale a CONTROINDICAZIONE di Tamara Von Steiner

Il rito della Via Crucis, come meditazione e commemorazione della Passione di Cristo Gesù, è immagine e rappresentazione metaforica del percorso doloroso di internamento negli OPG (ospedali psichiatrici giudiziari) italiani. Controindicazione si rivela una storia di dolori, di “gioiose” speranze e di ritorno alla vita, che conduce la nostra mente e il nostro cuore dentro l’orrore dell’internamento e fa intravedere la promessa di trasformazione e chiusura di quei luoghi. Quando è stato girato, la speranza di un ritorno alla vita e la promessa di superamento dell’esclusione erano ancora intatte. In questi giorni però il disegno di legge n. 2067 riguardante la riforma della Giustizia, approvato al Senato e ora in discussione alla Camera, ripropone e ripristina nelle nuove strutture REMS i vecchi ricoveri di internamento degli OPG appena svuotati. La giuria e Lo Spiraglio tutto uniscono la propria voce a quelle di quanti si stanno adoperando perché il Parlamento italiano corregga il disegno di legge in esame, in nome di una scelta di civiltà e di umanità e perché non si riaffermi un assurdo ritorno al passato dei manicomi giudiziari e la rivincita dell’istituzione totale e della logica manicomiale.
Premio Fausto Antonucci al miglior cortometraggio a Fiammifero (male non fare, paura non avere) di Lorenzo Ambrosino

A bordo della sua Skoda zeppa di oggetti recuperati nella spazzatura, Enzo, detto “Fiammifero”, vagabonda per i quartieri di Napoli, portando soccorso a piccioni e gatti randagi nascosti sotto i cassonetti. E intanto canticchia, ragiona, ride, fa il verso degli animali che aspettano da lui il cibo, e parla, parla da solo e dunque parla a noi, di quanto sia semplice la ricetta del bene. Con questi minimali ingredienti visivi e sonori, Lorenzo Ambrosino è riuscito a costruire nel breve arco del cortometraggio un personaggio completo e umano, a suo modo tipico eppure speciale, teatrale e allo stesso tempo autentico. E’ quel che si chiede a questo formato cinematografico: raccontare una storia, anzi un’intera vita, in pochi minuti, e Ambrosino ci è riuscito.

giovedì 13 aprile 2017

Quale Film vedere, o rivedere per la Santa Pasqua?

E’ tempo di Passione, di passaggio dalla morte alla Vita. Lo scorso anno abbiamo proposto come riflessione su questo tempo “forte” il film Passione di Mel Gibgson Passione. Quest’anno torniamo in Italia e due film abbiamo amato tanto Il Vangelo secondo
Matteo di Pasolini e Gesù di Nazareth di Zeffirelli. Due facce della stessa medaglia. Noi non abbiamo vissuto ai tempi di Gesù, ma i Vangeli possono aiutarci a comprendere la storia, anzi la STORIA dell’Umanità. Se poi vogliamo vedere qualcosa di più vicino temporalmente ci aiuta il film di Annie Fontaine AGNUS
DEI.
Storia dolorosa di alcune suore di clausura durante la seconda guerra mondiale. La loro storia ci aiuterà a comprendere l’immagine del Figlio dell’uomo che ancora oggi è l’unico punto fermo e non passa. Buona Pasqua a Tutti!

BUONA PASQUA 2017 DA RACCONTAR DI CINEMA



mercoledì 12 aprile 2017

ANNUNCIATE LE CINQUINE FINALISTE AI PREMI DI CATEGORIA DEL DOC/IT PROFESSIONAL AWARD - CERIMONIA DI PREMIAZIONE 26 APRILE


Castro di Paolo Civati fa il pieno di candidature seguito da Ciao amore, vado a combattere di Simone Manetti con quattro candidature e Ninna Nanna Prigioniera di Rossella Schillaci insieme a L'ultima spiaggia di Thanos Anastopoulos, Davide Del Degan con tre candidature. Per Liberami
di Federica Di Giacomo solo due candidature tra le quali quella per la miglior regia insieme a La Natura delle Cose di Laura Viezzoli. Confessiamo che ci hanno colpito e piaciuto sia Castro che Ninna Nanna Prigioniera e Liberami. Per i restanti due film come miglior regia La mia casa e i miei coinquilini (il lungo viaggio di Joyce Lussu) e The black sheep avrebbero meritato un posto in cinquina.
Doc/it – Associazione Documentaristi Italiani ha annunciato le Cinquine Finaliste che concorrono ai premi della VII edizione del Doc/it Professional Award – il riconoscimento che i professionisti attribuiscono al miglior documentario dell’anno, premio ideato e promosso da Doc/it - Associazione Documentaristi Italiani.
La Cerimonia di Premiazione si terrà MERCOLEDI' 26 APRILE alle 19.00  presso la Casa Argentina - Sala Birri in Via Veneto 7 a Roma.  A seguire la premiazione sarà proiettato in sala il film vincitore del Premio Miglior Regia - Miglior Documentario dell’anno
Novità di questa edizione, frutto della sinergia con Roma Lazio Film Commission, l’attribuzione di un premio di categoria alle professioni che maggiormente contribuiscono a comporre un’opera documentaria: regia, scrittura, fotografia, montaggio, produzione e territorio del Lazio.
La Cinquina scelta tra i 20 finalisti dall’Academy del Doc/it Professional Award che concorre al PREMIO REGIA – MIGLIOR DOCUMENTARIO DELL’ANNO del valore di € 1.000,00 e al Premio offerto da AAMOD - Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, che dà diritto all’utilizzo di 3 minuti di repertorio, è la seguente:
Castro di Paolo Civati, prodotto da Tangram Film
Liberami di Federica Di Giacomo, prodotto da Mir Cinematografica, Opera Film; in collaborazione con Rai Cinema, France 3 Cinema
La Natura delle Cose di Laura Viezzoli, prodotto da LADOC srl, Associazione "i Bicchieri di Pandora"; in collaborazione con Home Movies - Archivio Nazionale del Film di Famiglia
Ninna Nanna Prigioniera di Rossella Schillaci, prodotto da Indyca; in collaborazione con De Films En Aiguille
L'ultima spiaggia di Thanos Anastopoulos, Davide Del Degan, prodotto da Mansarda Production, Fantasia, Arizona Productions; in collaborazione con Rai Cinema.


La Cinquina che concorre al PREMIO SCRITTURA del valore di € 500,00 offerto dall’Associazione dell’Autorialità Cinetelevisiva 100autori, individuata dalla Giuria composta da Cosimo Calamini, Daniele Cini ed Elisabetta Lodoli, è la seguente:
Castro di Paolo Civati, prodotto da Tangram Film
Ciao amore, vado a combattere di Simone Manetti, prodotto da Meproducodasolo
Liberami di Federica Di Giacomo, prodotto da Mir Cinematografica, Opera Film; in collaborazione con Rai Cinema, France 3 Cinema.
Ninna Nanna Prigioniera di Rossella Schillaci, prodotto da Indyca; in
collaborazione con De Films En Aiguille
L'ultima spiaggia di Thanos Anastopoulos, Davide Del Degan, prodotto da Mansarda Production, Fantasia, Arizona Productions; in collaborazione con Rai Cinema.

La Cinquina della categoria riservata alla Fotografia che concorre al PREMIO AL DIRETTORE ALLA FOTOGRAFIA del valore di € 500,00 e al Premio offerto da Margutta Digital International che dà diritto alla Color Correction del film successivo realizzato dal premiato, è stata individuata dalla Giuria composta da Valerio Azzali, Roberto Beani e Paolo Ferrari. Ecco l’elenco:
The black sheep di Antonio Martino, prodotto da Bo Film
Castro di Paolo Civati, prodotto da Tangram Film
Ciao amore, vado a combattere di Simone Manetti, prodotto da Meproducodasolo
Ninna Nanna Prigioniera di Rossella Schillaci, prodotto da Indyca; in collaborazione con De Films En Aiguille
I Ricordi del Fiume di Gianluca, Massimiliano De Serio, prodotto da La Sarraz Pictures; in collaborazione con Rai Cinema.
La Cinquina per il PREMIO MONTAGGIO del valore di € 500,00 è stata individuata dalla Giuria composta da Esmeralda Calabria, Sara Fgaier, Sara Zavarise, ed è la seguente:
Castro di Paolo Civati, prodotto da Tangram Film
Ciao amore, vado a combattere di Simone Manetti, prodotto da Meproducodasolo
La Natura delle Cose di Laura Viezzoli, prodotto da LADOC srl, Associazione
"i Bicchieri di Pandora"; in collaborazione con Home Movies - Archivio Nazionale del Film di Famiglia
Spira Mirabilis di Martina Parenti & Massimo D'Anolfi, prodotto da Montmorency Film; in collaborazione con Rai Cinema, SRF - Schweizer Radio & Fernsehen, SRG SSR idée suisse
Vergot di Cecilia Bozza Wolf, prodotto da ZeLIG.
La Cinquina che concorre al PREMIO PRODUZIONE del valore di € 500,00 e al Premio offerto da Cinecittà Luce che dà diritto all’utilizzo di 3 minuti Full Rights Europa a tariffa Doc/it, è stata individuata da Rino Sciarretta, Federico Schiavi, Nadia Trevisan. Ecco l’elenco:
Castro di Paolo Civati, prodotto da Tangram Film
I cormorani di Fabio Bobbio, prodotto da Strani Film in collaborazione con Officina Film
Sopra il Fiume di Vanina Lappa
I Ricordi del Fiume di Gianluca, Massimiliano De Serio, prodotto da La Sarraz Pictures; in collaborazione con Rai Cinema
L'ultima spiaggia di Thanos Anastopoulos, Davide Del Degan, prodotto da Mansarda Production, Fantasia, Arizona Productions; in collaborazione con Rai Cinema.
Infine il PREMIO legato al TERRITORIO DEL LAZIO. La Cinquina di questa categoria concorre al premio conferito da Roma Lazio Film Commission del valore di € 500,00. Della Giuria Roma Lazio Film Commission fanno parte: Luciano Sovena, Tina Bianchi, Cristina Priarone. Ecco l’elenco:
L'Amatore di Maria Mauti, prodotto da MP1
Castro di Paolo Civati, prodotto da Tangram Film
Ciao amore, vado a combattere di Simone Manetti, prodotto da Meproducodasolo
La lunga strada gialla di Christian Carmosino & Antonio Oliviero, prodotto da Centro Produzione Audiovisivi – Università Roma Tre
Mani Nostre di Caterina Pecchioli, prodotto da Dugong Production & Shoot&Post.

venerdì 7 aprile 2017

RENDEZ-VOUS NUOVO CINEMA FRANCESE VII EDIZIONE ROMA, 5 - 9 aprile 2017

E' iniziata mercoledì 5 aprile la Kermesse francese a Roma ed in varie città italiane. Ospiti del festival: OLIVIER ASSAYAS, EDOUARD BAER, LUCAS BELVAUX, CLOTILDE COURAU, LOUIS GARREL, MIA HANSEN-LØVE, ANTONIN PERETJATKO, MARTIN PROVOST, THOMAS KRUITHOF, DIANE KRUGER, NICOLAS SILHOL, CLAIRE SIMON, REBECCA ZLOTOWSKI, accompagnati dalla delegazione di UniFrance con la Direttrice Generale, Isabelle Giordano, il Presidente, Jean-Paul Salomé, Gilles Renouard (Vice Direttore generale) e Maria Manthoulis (Responsabile dei festival e degli artisti).
Come ogni anno, il viaggio attraverso le storie e i volti del cinema francese contemporaneo parte dalla Capitale per poi toccare, con focus e artisti, le città di Napoli, Palermo, Bologna, Torino, Firenze, Milano. Iniziativa dell’Ambasciata di Francia in Italia, la manifestazione è realizzata dall’Institut français Italia, co-organizzata con UniFrance, in collaborazione con l’Institut français Centre Saint-Louis e l’Accademia di Francia a Roma - Villa Medici. Il responsabile del progetto è Dragoslav Zachariev, la direzione artistica affidata a Vanessa Tonnini.  BNL Gruppo BNP Paribas, per il settimo anno consecutivo, è main sponsor della rassegna. Il festival beneficia anche del sostegno della Fondazione Nuovi Mecenati – fondazione franco-italiana per la creazione contemporanea, di Brioni, dell’Hotel Sofitel Rome Villa Borghese, di L’Oréal Italia e di Groupama Assicurazioni. Air France è il vettoreufficiale. Rendez-Vous festeggia la settima edizione ampliando i confini del suo viaggio di esplorazione del nuovo cinema francese con più di 35 titoli, 6 focus, incontri speciali e anteprime, con film e ospiti che percorreranno l’Italia per più di un mese. A Roma sono quattro le sedi che ospiteranno la manifestazione. Al Cinema Fiamma (dal 5
al 9 aprile) in programma la sezione Anteprime e Novità, in presenza di numerosi artisti, e il focus dedicato a Diane Kruger, presentato dall’attrice in un incontro con il pubblico romano. La panoramica sul nuovo cinema francese è arricchita da Grandir!: la sezione che esplora i temi dell’adolescenza e della famiglia all’Institut français Centre Saint-Louis (dal 5 al 7 aprile), che sarà anche teatro di un incontro con Clotilde Courau. L’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici accoglie la carte blanche dedicata a Louis Garrel (7 aprile) con una trilogia presentata dall’attore e regista. Alla Casa del Cinema spazio al dibattito con gli Incontri professionali (5 aprile). Il festival, come ogni anno, porta in viaggio il cinema francese per il resto dell’Italia. Rendez-Vous sarà a Napoli - presso l’Institut Français - dal 4 al 7 aprile con un Focus Clotilde Courau, in presenza dell’attrice. Per Firenze due gli appuntamenti: il 6 aprile apre il film Sage Femme | Quello che so di lei, in presenza del regista Martin Provost, al Cinema Spazio Uno; mentre l’11 aprile anteprima di Victoria di Justine Triet. L’Institut Français di Palermo – presso il cinema Vittorio De Seta - dal 7 al 9 aprile ospita il Focus Mia Hansen-Løve, in presenza della regista. Presso il cinema Lumière della Cineteca di Bologna, dal 7 al 14 aprile, sono in programma: un focus dedicato a Rebecca Zlotowski e tante anteprime, a incontrare il pubblico bolognese sarà ancora Martin Provost che poi farà tappa a Torino, presso il Cinema Massimo, ad inaugurare uno speciale dedicato al festival dall’8 al 12 aprile. Il viaggio si chiude a Milano con il premio Reset consegnato nell’ambito del Festival dei diritti umani, alla Triennale, il 4 maggio.
I film, proiettati in versione originale, sottotitolati in italiano, sono presentati da autori e interpreti.
rendez-vous 2017 | un’edizione al femminile, ma non solo…
Rendez-Vous quest’anno punta i riflettori sul cinema delle donne: orgoglioso, personale, sofisticato. Donne dietro e davanti alla macchina da presa, per raccontare il tempo presente. La rilevante presenza femminile nella programmazione, così come nella delegazione degli artisti invitati al festival, è specchio di un dato importante della società francese che un recentissimo studio del CNC dettaglia con i numeri. Il 22% dei film francesi usciti in sala, tra il 2011 e il 2015, sono stati infatti realizzati o co-realizzati da donne, contro

il 19% dei tedeschi, l’11% dei film britannici e spagnoli e il 10% degli italiani. In dieci anni il numero delle registe è aumentato del 71% con 567 film prodotti, ma non solo, la presenza femminile si rinforza anche nella filiera, in un decennio il numero delle donne impiegate nei mestieri del cinema è aumentato del 20% contro il 5% degli uomini. E, se è ancora inferiore la remunerazione per le donne e il budget destinato ai loro film, lo scarto tende a diminuire.
Il festival Rendez-Vous, nella sua istantanea del cinema francese, quest’anno racconta quindi la Nouvelle Vague al femminile del cinema d’Oltralpe, ma sempre fedele alla sua vocazione ecclettica, accoglie i grandi autori che fanno del loro cinema uno strumento di indagine nella contemporaneità. A completare il quadro il cinema del futuro quei giovani cineasti che innovano con consapevolezza e coraggio gli stilemi del cinema di genere, in particolare del polar e della commedia. Ed infine non possono mancare i volti più noti e amati dal pubblico italiano quegli attori e attrici che danno respiro e slancio a queste storie.
film d’apertura | sage femme – quello che so di lei di martin provost
Ad aprire la settima edizione del festival, il 5 aprile, sarà : Sage Femme | Quello che so di lei, ultimo lungometraggio a firma Martin Provost, presentato fuori concorso alla 67° Berlinale. Il regista che ha fatto prova di essere un raffinato ritrattista di personaggi femminili - ricordiamo tra i suoi titoli precedenti Séraphine vincitore di 7 César e il biopic letterario Violette - affida ad un duo inedito e strepitoso : Deneuve-Frot, il suo film più intenso e
appassionato. A partire da una « storia semplice », l’incontro tra due donne forti e diametralmente opposte, Provost costruisce una commedia agrodolce ma attenta ad ascoltare quegli interrogativi che agitano il cuore della società. Il risultato: un film che celebra la vita, a dispetto di ogni precarietà, ed è un invito a godere il tempo presente e a credere nel potere catartico dei cambiamenti. Il film sarà distribuito in Italia dalla Bim.
anteprime, focus, incontri speciali
Sul fronte Nouvelle Vague al femminile, Mia Hansen-Løve presenterà a Roma, e poi nel focus speciale a lei dedicato a Palermo,L ‘Avenir | Le cose che verranno, distribuito da Satine Film. Vincitore dell’Orso d’argento per la miglior regia al 66° Festival di Berlino, il quinto titolo della talentuosa regista, sceglie i toni tenui di una ballata per raccontare caduta e rinascita di una donna, incarnata da una strepitosa Isabelle Huppert. Focus speciale a Bologna per Rebecca Zlotowski che presenterà a Roma il suo terzo lungometraggio, Planetarium - distribuito da Officine Ubu – una riflessione sul cinema condotta attraverso una favola sensuale e impressionista, ambientatanella Parigi fine anni Trenta, dove approdano, in un Europa scossa dai fantasmi, le sorelle Fox, due medium, interpretate dalle magnifiche: Natalie Portman e Lily-Rose Depp. Famiglia, lavoro, patria, la storia piccola nella storia grande. Questi i temi forti di una delle giovani voci del cinema francese, Justine Triet, a lei è dedicato un focus speciale che include il suo ultimo lungometraggio Victoria, una commedia disperata sulla vita caotica di una donna moderna. Arriva a Roma uno dei più affascinanti e poliedrici eredi della Nouvelle Vague: Olivier Assayas per presentare Personal Shopper, distribuito da Academy Two. Premio ex aequo per la miglior regia al Festival di Cannes 2016, ha conquistato la critica americana questo affascinante thriller parapsicologico che indaga realtà, identità e apparire, attraverso gli occhi e la solitudine di Maureen, la musa Kristen Stewart. Con Chez Nous, tra i titoli più discussi della stagione, torna a Roma il cinema sociale e politico di Lucas Belvaux. Alla sua attrice feticcio, la brava Emilie Dequenne (la grande Rosetta dei fratelli Dardenne), il regista belga affida il ruolo di una premurosa infermiera ingaggiata da un partito di estrema destra per la campagna elettorale. Un film sulle strategie dei partiti populisti per andare al cuore della gente. Distribuito da Movies Inspired.
Due cineaste puntano lo sguardo sull’adolescenza come delicata stagione di sogni e illusioni. Corniche Kennedy della documentarista militante Dominique Cabrera adatta il bel romanzo omonimo della scrittrice Maylis de Kerangal, per offire un atto d’amore potente e sensuale a Marsiglia e a quella stagione della vita in cui tutto è possibile: l’adolescenza. Distribuito da Kitchen Film. Marie-Castille Mention-Schaar, conosciuta per Una volta nella vita | Les héritiers, in Le ciel attendra affronta un soggetto difficile: il processo di seduzione e indottrinamento di alcune adolescenti attraverso internet da parte di gruppi fondamentalisti, ed il doloroso percorso contrario della de-radicalizzazione. Nella sezione Cinema del reale, tre opere d’eccezione. Direttamente da Venezia, dove ha vinto il premio come Miglior documentario sul cinema: Le Concours di Claire Simon. La documentarista dà prova di essere una sottile antropologa in quest’opera che,non è solo un’immersione nella vita quotidiana della scuola di cinema La Fémis a Parigi, ma anche un tributo all’ideale di meritocrazia repubblicana. 
In anteprima assoluta: Les Habitants ultimo lungometraggio di
Raymond Depardon, uno dei maggiori fotografi di reportage viventi, membro dell’Agenzia Magnum Photos, documentarista e premio Pulitzer nel 1977. Depardon ancora una volta si mette in marcia le strade di Francia per ascoltare il popolo e fotografare le sue “parole in libertà, impossibili da inventare”. Nel documentario Robert Doisneau, le révolté du merveilleux - distribuito da Wanted Cinema - scopriamo un volto inedito del maestro francese della fotografia d’autore, un ritratto intimo raccontato con materiale d’archivio inedito della sua collezione privata, attraverso le testimonianze di amici e colleghi, filmato dallo sguardo tenero e attento della nipote la regista Clémentine Deroudille. Sul fronte nuovi autori. Con La mécanique de l’ombre – La meccanica delle ombre, Thomas Kruithof, al suo primo lungometraggio, mette in scena uno polar paranoico-politico sul modello dei classici americani degli anni Settanta, affidando il ruolo da protagonista della spy story al grande François Cluzet, al suo fianco : Denis Podalydès, Alba Rohrwacher. Il film è distribuito da Europictures. Arthur Harari segna un eccellente esordio con Diamant Noir, noir shakespeariano sporco e febbrile, proclamato miglior poliziesco francese dell’anno, con il Premio Jacques Deray, e premio César come Meilleur espoir masculin a Niels Schneider, il protagonista che ha il compito di tessere questo film di vendetta, ambientato nel mondo delle famiglie di commercianti di diamanti di Aversa. Già segnalatosi per il suo primo cortometraggio (Tous les enfants s’appellent Dominique) che era stato pre-selezionato agli Oscar 2010, ed aveva avuto il Gran Premio al Festival di Toronto, Nicolas Silhol presenta a Roma, in anteprima europea, Corporate, il suo primo lungometraggio, un polar sociale ispirato all’ondata di suicidi nel mondo dell’impresa.  Indagano tutte le sfumature della commedia un manipoli di autori originali e dissacranti. Si affida a toni poetici Sophie Reine per la sua opera prima: Cigarettes et chocolat chaud che racconta una famiglia diversa alle prese con gli obblighi e le regole di uno “stage de parentalité”. Popolarissimo attore, autore di pièce e programmi tv in Francia, sbarca a Roma Édouard Baer perpresentare Ouvert la Nuit di cui è regista e interprete, una rocambolesca commedia on the road per le strade di Parigi. Ed infine chiude la tappa romana del festival, una delle commedie più divertenti (e intelligenti) dell’anno : La loi de la jungle di Antonin Peretjatko. Il regista dopo l’ottimo esordio con La fille du 14 juilletfirma un’erotica, politica, formidabile avventura equatoriale. Il glamour è assicurato con la presenza di tre divi, ma si tratta di diviche prediligono un certo understatement, professionisti che osano, si reiventano, amministrando la loro carriera sempre in maniera orgogliosamente personale. Nella VII edizione del festival luci puntate su: Clotilde Courau, Louis Garrel, Diane Kruger. Attraverso incontri e focus speciali, il pubblico riscopre il lavoro di tre attori talentuosi e poliedrici.  Si comincia con CLOTILDE COURAU protagonista a Roma di un incontro e di un focus speciale a Napoli. Misteriosa,
versatile, elegante, ma prima di tutto: cinéphile. Determinata ed eclettica, sul grande schermo ha sempre scelto ruoli eterogenei, il focus ne presenta un assaggio attraverso tre film: L’Ombre des femmes, una delle sue più intense interpretazioni, diretta da Philippe Garrel. Passa ai torni della commedia In Tous les soleils di Philippe Claudel, dove incarna il ruolo di Florence, la donna che potrebbe far rompere ad Alessandro il suo silenzio d’amore, mentre nel più recente Le Ciel attendra di Marie-Castille Mention-Schaar è una madre tormentata da un destino inatteso.
Riflettori puntati poi su DIANE KRUGER, la “françallemande”. Di nascita tedesca, di adozione francese, vive negli Stati Uniti, parla quattro lingue, è un’attrice esigente e perfezionista che attraversa senza batter ciglio il cinema d’autore, le grandi produzioni hollywoodiane e la serialità televisiva. Versatile e iperattiva (oltre quaranta film in poco più di dieci anni di carriera), si racconta attraverso: Sky, il road movie firmato da Fabienne Berthaud che – dopo averle già affidato il ruolo da protagonista nei suoi film: Pieds nus sur les limaces e Frankie - le regala uno dei suoi ruoli più intensi e luminosi. Veste i panni della regina Maria Antonietta, in Les Adieux à la reine (2011) del maestro Benoît Jacquot; si immerge nella tensione del thriller psicologico in Maryland di Alice Winocour.
Ed infine non poteva mancare LOUIS GARREL, invitato a presentare un focus speciale a lui dedicato, l’occasione per il pubblico romano per esplorare l’universo sensuale, malinconico, poetico di un artista poliedrico. Louis Garrel non solo è cresciuto nel cinema e con il cinema, ma persegue il cinema che gli somiglia: volubile, vivo, un’esplosione di libertà e malinconia. Presenta a Roma a fianco di Rebecca Zlotowski il film Planetarium, poi una carte blanche composta da: The Dreamers di Bernardo Bertolucci (2003), l’esordio con il grande maestro, poi il suo primo lungometraggio da regista: Les Deux amis, una moderna avventura sentimentale in cui amalgama tutto ciò che ha visto, sentito e amato fin da quando era bambino, infine il biopic sensuale e barrocco Saint Laurent firmato dal grande Bertrand Bonello. 

mercoledì 5 aprile 2017

IRISH FILM FESTA X EDIZIONE ROMA, 30 MARZO – 2 APRILE 2017


Con la presenza di JIM SHERIDAN E GERARD MCSORLEY si è chiusa la Xma edizione con la proiezione dei Corti vincitori – diario dalla Casa del Cinema grazie alla fattiva collaborazione di Marina Pavido
Domenica 2 aprile alla Casa del Cinema di Roma si è conclusa alla presenza di due massimi rappresentanti del cinema irlandese, il regista Jim Sheridan e l’attore Gerard McSorley, la decima edizione di IRISH FILM FESTA, primo e unico festival italiano interamente dedicato alla cinematografia dell’Irlanda. Grande successo anche per questa edizione del festival che ha visto tantissimi ospiti arrivare nella capitale per presentare film, cortometraggi o partecipare agli incontri previsti nel fitto programma. Al di sopra delle aspettative la risposta del pubblico che nei quattro giorni della kermesse ha riempito la Sala
Deluxe e la Sala Kodak della Casa del Cinema. Durante la giornata conclusiva oltre agli ultimi incontri e proiezioni, si è svolta la cerimonia di premiazione del concorso, riservato ai cortometraggi di produzione o co-produzione irlandese, che quest’anno ha presentato quindici opere diversificate nei vari generi e nelle tecniche di realizzazione. La Giuria composta da Oscar Cosulich, giornalista critico cinematografico e direttore artistico del Future Film Festival; Barry Monahan, docente di Film Studies presso l’University City di Cork; e Serenella Zanotti, docente di Lingua e Traduzione inglese presso l’Università di Roma Tre, ha assegnato i premi del concorso cortometraggi. A trionfare come miglior corto nella sezione live action è Gridlock di Ian Hunt Duffy, un thriller che vede come protagonista Moe Dunford già ospite al festival nel 2015 con Patrick’s Day di Terry McMahon, e tra gli interpreti della serie Vikings. Vince invece il premio come miglior corto della sezione animazione Second to None di Vincent Gallagher, una commedia nera sul secondo uomo più vecchio del mondo. Tra gli altri ospiti che hanno partecipato al festival oltre a Jim Sheridan e Gerard McSorley, Il regista Ciarán Creagh e l’attrice protagonista Caoilfhionn Dunne
(nel cast della serie Love/Hate) del film in programma In View; Peter Foot regista di The Young Offenders miglior film irlandese al Galway Film Fleadh 2016; e Martin McCann voce narrante del documentario Bobby Sands: 66 Days di Brendan J. Byrne, nonchè regista e interprete del corto Starz, entrambi in programma al festival.


Marina Pavido che ha seguito la manifestazione tra i lungometraggi mette
al primo posto MAMMAL, seguito da SANCTUARY e IN VIEW. Abbiamo il piacere di proporvi le sue considerazioni sui primi due e del vincitore Gridlock di Ian Hunt Duffy, miglior corto nella sezione live action.

Mammal di  Rebecca Daly: INSIEME OLTRE LA MORTE (voto: 7.5)

Quanto può essere forte il legame madre-figlio? In che modo può sopravvivere alla distanza, al distacco o, addirittura, alla morte? Non sempre si riesce a trovare una risposta a tale quesito. Eppure, in genere una madre sa sempre trovare, in un modo o nell’altro, una strada per mantenere vivo questo legame. È questo, ad esempio, il caso di Margaret, protagonista di Mammal, - secondo lungometraggio della giovane (ma cinematograficamente matura) regista Rebecca Daly (con già una terza opera in cantiere), presentato in anteprima alla 10° edizione dell’Irish Film Festa – la quale prova a modo suo a superare la morte del figlio adolescente – da lei abbandonato insieme al padre quando era ancora in fasce – ospitando nella sua abitazione un giovane ragazzo di strada ferito in seguito ad un pestaggio. Con l’arrivo in casa del ragazzo, dunque, in qualche modo, suo figlio ricomincia a vivere. E non lo fa soltanto attraverso la cicatrice di un parto cesareo, né attraverso le foto sui volantini che lo indicano disperso. Lo fa, stavolta, attraverso un ragazzo in carne ed ossa, un ragazzo della sua stessa età, con problematiche forse simili alle sue e che indossa i suoi stessi vestiti. Un ragazzo che possa permettere alla donna di tornare indietro nel tempo e di rimediare in qualche modo a tutte le mancanze ed agli errori commessi nei confronti di suo figlio.
Non solo, dunque, è il rapporto madre-figlio al centro di questo importante lungometraggio della Daly. Mediante il complesso e ben scritto personaggio di Margaret (impersonata dalla brava Rachel Griffiths) sono soprattutto il senso di colpa, il perdono, la redenzione a fare da colonne portanti. La Margaret qui presentataci, dal canto suo, per impostazione e messa in scena poco si discosta dalla tormentata ragazza in Daisy Diamond, raccontataci nel 2007 da Simon Staho. Con la differenza, però, che, in Mammal, la protagonista non è più vittima dei suoi stessi sensi di colpa, ma, al contrario, lotta, tenta di reagire con tutte le sue forze. Anche a costo di correre grossi rischi. Ed ecco che, piano piano, la messa in scena sembra assumere via via sempre più i toni del giallo, del thriller, con raffinati giochi di luci e di ombre in ambienti angusti all’interno della casa della protagonista, oscure presenza alla porta e, sullo sfondo, una città grigia, cupa, come se qualsiasi cosa al di fuori del rapporto tra Margaret ed il ragazzo fosse già morta. Una città, in fin dei conti, severa e giudicante, che sembra non voler perdonare in nessun caso gli errori commessi.
Ma non è tutto. Dato il tema trattato - e quasi come da copione - un ruolo particolarmente rilevante è stato affidato all’elemento dell’acqua. L’acqua come placenta materna. L’acqua che dà la vita, ma anche la morte. È in acqua che è annegato il figlio di Margaret. È in acqua che la donna è solita trattenere il fiato per provare qualcosa di nuovo, pericoloso e, in qualche modo, liberatorio. È in acqua che, insieme al ragazzo sconosciuto, si riesce a trovare un punto di incontro. Solo in acqua, apparentemente - come anche stanno a suggerirci i cromatismi virati al blu – si riesce a trovare la tanto desiderata pace con sé stessi. Eppure, in Mammal, l’acqua rappresentata è sempre ferma, piatta, non scorre mai, non si rinnova mai. Sia essa l’acqua all’interno di una piscina, di un lago o di una vasca da bagno. Segno che – contrariamente a quanto sostenuto da Eraclito – non tutto scorre. Segno che, in realtà, nulla può cancellare le cicatrici del passato. Certe colpe, certi errori sembrano non trovare mai, in fondo e nonostante tutto, una propria, agognata redenzione.

Sanctuary, opera prima del giovane regista Len Collin: ALLEGRO MA
NON TROPPO  (voto: 7)
Contrariamente a quanto si possa pensare, non è affatto facile dar vita ad un film corale. O meglio, non è affatto facile far sì che il film corale a cui si è dato vita sia esattamente ciò che si dice un prodotto soddisfacente e ben riuscito. Volendo, per un attimo, mettere da parte colui che dei film corali è sempre stato il maestro indiscusso – ossia il buon Robert Altman – non sono molti, di fatto, i lungometraggi del genere realmente degni di nota. Non sono molti, eppure ci sono. Se a tale formula uniamo il tema della disabilità – mentale o fisica che sia – ecco che subito ci salta alla mente un vero e proprio cult della storia del cinema: Qualcuno volò sul nido del cuculo, capolavoro di Miloš Forman diretto nel 1975. Eppure Forman non è stato l’unico a parlarci di disagio mentale. È dello stesso anno, infatti, l’interessantissimo documentario Matti da slegare, firmato Silvano Agosti, Marco Bellocchio, Sandro Petraglia e Stefano Rulli, così come lo stesso Agosti quasi contemporaneamente realizza Il volo, altro toccante documentario che ci racconta un momento di “evasione” di alcuni pazienti dell’ospedale psichiatrico San Giovanni di Trieste. Volendo fare un salto di qualche decennio, ecco che – sempre restando in Italia – ritroviamo Si può fare, lungometraggio a soggetto diretto nel 2008 da Giulio Manfredonia, ambientato negli anni immediatamente successivi alla chiusura dei manicomi in seguito alla legge Basaglia. Sono questi tutti prodotti – chi più chi meno – degni di nota, che, in un modo o nell’altro, hanno “fatto la differenza”.
All’interno di un panorama dove, a quanto pare, tutto ormai sembra già essere stato detto, in che modo può distinguersi, dunque, un lungometraggio come Sanctuary, opera prima del giovane regista Len Collin, passato (ingiustamente) quasi in sordina al Festival di Cannes 2016 e presentato in anteprima italiana alla 10° edizione dell’Irish Film Festa? Indubbiamente, non solo per il tema trattato, ma anche per la particolare cura dedicata, nonché per la singolare messa in scena, questo lavoro di Collin, in fin dei conti, riesce a distinguersi eccome.
Tratto dall’omonima pièce teatrale di Christian O’Reilly, portata in scena dalla Blue Teapot Theatre Company, compagnia teatrale composta da ragazzi con disabilità intellettive, Sanctuary è stato girato con la medesima compagnia: ragazzi allegri, pieni di vita e con uno spiccato talento per la recitazione che sono riusciti perfettamente a portare avanti praticamente da soli – con leggerezza ed ironia – l’intero lungometraggio. Girato con un budget visibilmente ridotto, il film di Collin si svolge nell’arco di un’intera giornata: il giorno in cui un gruppo di ragazzi ospiti di una casa-famiglia viene accompagnato al cinema da un assistente. Nel momento in cui il ragazzo responsabile della loro uscita si allontana per accompagnare due di loro – innamoratissimi – a trascorrere un paio d’ore in una suite d’albergo, ecco accadere il finimondo: ognuno dei ragazzi uscirà dalla sala e andrà in giro per conto proprio nel centro della città di Galway. Ritrovarli tutti e riunirli per poter tornare a casa sembrerà, a questo punto, un’impresa praticamente impossibile.
I toni sono lievi e naïf. L’ironia e l’autoironia sono forti. Eppure, nonostante l’andamento “leggero” di tutto il lungometraggio, questa opera di Collin sta a denunciare soprattutto un sistema legislativo ottuso ed obsoleto, che non fa che discriminare ulteriormente chi soffre di disabilità di ogni genere, senza pensare in primis al benessere dei malati. Ed ecco che, nel momento in cui la legge vuol dire la sua, da commedia leggera, Sanctuary si trasforma in un prodotto crudo e disincantato, che ben poche speranze ripone in un prossimo futuro. Un film solo apparentemente “ingenuo”, con una propria, ben marcata identità e con un importante messaggio alla base. Un film, dunque, che, per la sua disarmante semplicità unita ad una forte efficacia comunicativa, lascia il segno. Vera e propria chicca all’interno del panorama cinematografico contemporaneo.

Gridlock di Ian Hunt Duffy ovvero LA BAMBINA SCOMPARE (voto: 7.5)
Un giovane uomo. Sua figlia di sei anni. Una telefonata piuttosto concitata durante un viaggio in macchina. All’improvviso, una lunga fila di automobili ferme, in attesa di poter proseguire il viaggio. Nel momento in cui l’uomo andrà a vedere cosa è successo, la bambina scomparirà misteriosamente. Chi sarà stato il responsabile della sua scomparsa? Quasi sicuramente qualcuno degli automobilisti in fila. Bisognerà vedere chi, però. Ma questo è solo l’inizio. Da questo momento in poi, infatti, prenderà il via un thriller di tutto rispetto, con tanto di picchi di tensione al suo interno uniti a momenti più “leggeri” ed ironici. Ed il tutto si svolgerà in poco meno di venti minuti. Stiamo parlando di Gridlock, cortometraggio diretto dal giovane regista Ian Hunt Duffy e presentato in concorso alla 10° edizione dell’Irish Film Festa, dove è stato premiato come miglior cortometraggio in live action.
Alfred Hitchcock sosteneva che, al fine di creare suspense, bisogna dare allo spettatore il maggior numero di informazioni possibile, riguardo a ciò che sta accadendo sullo schermo. Detto ciò, dunque, in un giallo la formula del whodunit (dall’inglese “who has done it?” – “chi lo ha fatto?”) risulta spesso poco appropriata, se si vuole tenere il pubblico in un costante stato di tensione. Un esempio particolarmente chiarificatore in merito – come lo stesso zio Alfred ci ha spiegato – può essere una scena in cui due uomini stanno parlando seduti al tavolino in un bar. Entrambi, ovviamente, sono ignari del fatto che sotto lo stesso tavolino vi è collocata una bomba pronta ad esplodere in qualsiasi momento. Lo spettatore, al contrario, ne è perfettamente a conoscenza. Ed ecco che, dunque, per quest’ultimo, l’intera scena – fino al momento dell’esplosione – sarà particolarmente ricca di suspense. Cosa che, ovviamente, non accadrebbe se l’ordigno si limitasse ad esplodere senza che nessuno – spettatore compreso – fosse venuto a conoscenza della sua presenza. Ovviamente, questa regola non sempre è stata rispettata dallo stesso Hitchcock. Basti pensare, ad esempio, ad uno dei suoi lungometraggi più interessanti – anche se meno conosciuti – che, sia per tematiche che per impostazione, ricorda molto lo stesso Gridlock: La signora scompare (1937).
Bene, detto questo, il cortometraggio di Ian Hunt DUffy si svolge, come già si può intuire dopo una breve scorsa della sinossi, seguendo – analogamente a quanto accade in La signora scompare – in tutto e per tutto la classica formula del whodunit, proprio come quanto accadeva, ad esempio, anche nei gialli di Agatha Christie – con Poirot, Miss Murple e compagnia bella – a cui siamo tanto affezionati e che, di fatto, hanno sempre funzionato, se si vuol parlare di suspense. Sarà per il gruppo ristretto di sospettati, sarà per gli ambienti chiusi ed angusti, ma questa formula tanto amata dalla Christie, se usata nel modo giusto, funziona eccome. Lo stesso, come già detto, accade qui, in Gridlock, dove il giovane autore riesce alla perfezione a dare vita ad un thriller soddisfacente e “completo”, malgrado i pochi minuti a disposizione. Merito, ovviamente, di uno script di ferro, merito della caratterizzazione di ogni singolo personaggio (come non notare, a tal proposito, il misterioso uomo chiuso in macchina che sembra non voler in nessun modo prendere parte alla ricerca della bambina?), merito dell’ambientazione e, non per ultima, di una regia attenta ai dettagli e consapevole che, anche grazie a singoli elementi (il cavallo investito ed insanguinato che blocca il passaggio delle macchine, ma anche la bambola della bambina), dimostra piena padronanza del linguaggio cinematografico e, soprattutto, sa come gestire e dosare la suspense al punto giusto. Fino ad un più che soddisfacente ribaltamento finale.
Ed ecco che il premio per il miglior cortometraggio in live action risulta, dunque, più che meritato. Premio che è, di fatto, solo un’ulteriore conferma del valore artistico di questo piccolo ma efficace lavoro di un cineasta che, ci auguriamo, possa regalarci, in futuro, ancora tante, tante emozioni.
Marina Pavido

venerdì 31 marzo 2017

La prima italiana di L’altro volto della speranza (The Other Side of Hope) di Aki di Kaurismaki apre l’edizione 2017 del Lucca Film Festival e Europa Cinema


Sarà l’anteprima nazionale del film L’altro volto della speranza (The Other Side of Hope) a inaugurare l’edizione 2017 del Lucca Film Festival e Europa Cinema domenica 2 aprile al cinema Astra di Lucca (ore 20,30). A introdurre il film sarà l’attore protagonista del film Sherwan Haji. Il film Orso d’Argento per la Miglior Regia all’ultima Berlinale, e nei cinema d’Italia il 6 aprile per Cinema di Valerio De Paolis, sarà uno degli eventi speciali della sezione “Fuori Concorso” che presenterà una serie di pellicole mai proiettate in Italia che non parteciperanno alla competizione.
Il film, presentato al festival di Berlino e nei cinema d’Italia il 6 aprile per Cinema Distribuzione di Valerio De Paolis, sul dramma dei rifugiati, sarà uno degli eventi speciali della sezione “Fuori Concorso” che presenterà una serie di pellicole mai proiettate in Italia che non parteciperanno alla competizione. Tra gli altri, da segnalare, Mal di pietre di Nicole Garcia con Marion Cotillard e Louis Garrel (04/04) e l’anteprima europea di Quando un padre di Mark Willaims con Gerard Butler e Willem Defoe (6/04), quest’ultimo attore protagonista tra gli ospiti del festival. Defoe infatti sarà a Lucca per presentar per presentare il film, incontrare il pubblico venerdì 7 aprile al Teatro del Giglio (ore 10.30) e ricevere il premio alla carriera sabato 8 aprile al cinema Astra.
Oltre ai già citati ospiti l’edizione 2017, che si terrà tra Lucca e Viareggio, presenta un red carpet stellare con Oliver Stone, Olivier Assayas, Valeria Golino, Sergio Castellitto, Julien Temple, Cristi Puiu, Bruno Monsaingeon e Giada Colagrande. Ad ognuna delle pluripremiate star del cinema internazionale saranno dedicati omaggi con proiezioni, premi e incontri con il pubblico.  In programma, inoltre, la seconda edizione del concorso internazionale di lungometraggi, con 14 film in competizione da tutto il mondo in prima italiana, a cui si affiancheranno le anteprime fuori concorso e il consueto appuntamento con il concorso internazionale di cortometraggi. 
Julian Temple, 3 e 4 aprile - Tra le star presenti Temple che sarà a Lucca da lunedì 3 aprile dove, presso la sala convegni “Vincenzo da Massa Carrara”, alle ore 11.30, incontrerà il pubblico in una conversazione sugli anni del punk e alle sue relazioni con l’arte e il cinema tra gli anni ‘70 e ‘80. Seguirà una visita privata alla mostra PunkDada Situation (presso gli adiacenti spazi della Fondazione Ragghianti), la mostra che si inaugura il 3 aprile curata da Alessandro Romanini che celebra proprio i 40 anni del “Punk”.  La sera stessa Temple sarà premiato al cinema Centrale (ore 21) e nell’occasione sarà proiettato in anteprima italiana “The Origin of the Species - Keith Richards”, opera cinematografica di Temple del 2016.
Oliver Stone 6, 7 e 8 aprile - Il regista, sceneggiatore, produttore e attore statunitense - tre volte premiato agli Oscar – Oliver Stone sarà quindi a Lucca per ricevere il premio alla carriera e incontrare il pubblico. Stone, il regista cronista che ha raccontato con i suoi film un ritratto sfaccettato, critico e puntale dell’America, sarà a Lucca il 6 aprile per una conferenza stampa, la sera del 7 al cinema Astra per incontrare il pubblico in occasione della sua serata di gala e introdurre la proiezione del film Alexander (film del 2004, scelto proprio da lui) pellicola epica dal cast stellare in cui Stone si cimenta con la storia del sovrano Alessandro Magno. Il passaggio di Stone a Lucca si concluderà con la conversazione con il pubblico insieme a Silvia Bizio al Teatro del Giglio l’8 aprile ore 10. In programma anche una retrospettiva che ripercorrerà per intero la carriera del cineasta.
In questo contesto si inserisce Effetto Cinema Notte 2017, una vera e propria sezione all’interno della manifestazione internazionale di cinema, che trasformerà l’intera città in un gigantesco set cinematografico, arricchita da una serie di eventi spalmati sui sette giorni festivalieri fino al gran finale di sabato 8 aprile con l’evento principale dal titolo “Oliver Stone's War Zone” in piazza del Giglio (dalle 19, con due concerti alle 23,30 e alle 00,30). La manifestazione interesserà cinque aree tematiche e 42 locali del centro dove già sono al lavoro squadre di scenografi e performer.
Valeria Golino, 4 aprile - Artista dalla folgorante carriera internazionale, Valeria Golino ha lavorato non solo con grandi registi italiani come Gabriele Salvatores, Ferzan Ozpetek, Francesca Archibugi, Emanuele Crialese e Paolo Virzì, ma con registi americani come Sean Penn in Lupo Solitario e Quentin Tarantino in Four Rooms. La Golino parteciperà a una conversazione sui suoi molteplici ruoli di attrice, regista e produttrice il 4 aprile presso la sala convegni “Vincenzo da Massa Carrara” (ore 10.30) una lezione di cinema. L’attrice, regista e produttrice, sarà inoltre premiata al Cinema Astra (ore 20.30) e a seguire la proiezione del film Per amor vostro di Giuseppe Gaudino.
Sergio Castellitto, 8 aprile - L’attore e regista Sergio Castellitto sarà protagonista dell’incontro “Piano d’ascolto: cinema e terapia” a cura di Mario Sesti, l’8 aprile alle ore 18, presso il Teatro del Giglio di Lucca, organizzato dalla Fondazione Mario Tobino. L’incontro sarà dedicato “al rapporto fra cinema, televisione salute mentale”. Dopo l’incontro sarà proiettato il cortometraggio “Il sogno d’oro” di Simone Rabassini con la sceneggiatura di Debora Pioli, lavoro che pone l’attenzione sulla funzione terapeutica della musica, in particolare quella di Giacomo Puccini.
Giada Colagrande 7 e 8 aprile - L’attrice e regista Colagrande presenterà il 7 aprile, al cinema Centrale, il suo film “Bob Wilson’s life and death of Marina Abramovic” del 2012 e sabato 8 aprile, al cinema Astra, l’attrice e regista incontrerà il pubblico (alle ore 17) e introdurrà, insieme a Defoe, la proiezione del suo film Padre del 2016. In programma la retrospettiva completa de suoi film che saranno proiettati durante tutto il festival.
Olivier Assayas, 9 aprile - Altra star del festival a cui si dedica l’omaggio con una retrospettiva dei suoi film sarà Oliver Assays a Lucca il 9 aprile per ritirare il premio alla carriera e per una lezione di cinema al cinema Centrale (ore 21) prima della proiezione del suo ultimo film Personal Shopper che avverrà subito dopo l’incontro.
I maestri del cinema: Cristi Puiu dal 6 aprile e Bruno Monsaingeon dal 4 aprile - Puiu, maestro del cinema rumeno, sarà presidente di giuria e gli sarà dedicata una retrospettiva dei suoi film. Terrà una conversazione al cinema Centrale il 6 aprile alle ore 21 e a seguire sarà proiettato il suo ultimo film “Sieranevada”, dramma familiare ambientato a ridosso dei tragici fatti di Charlie Hebdo, film presentato a Cannes 2016. Il regista francese Bruno Monsaingeon, tra i più grandi documentaristi musicali al mondo, sarà a Lucca per un progetto in collaborazione con l’Istituto Luigi Boccherini dove il 4 aprile condurrà un seminario sul rapporto tra immagine e musica. Autore di pellicole sui più autorevoli musicisti del Ventesimo secolo, tra cui Glenn Gould, Sviatoslav Richter e David Oistrakh, riceverà il premio alla carriera (al cinema Centrale, 5 aprile). Sarà inoltre omaggiato con un tributo filmico durante il festival.
Nella sezione “Fuori concorso” anche il film, The Little Hours di Jeff Baena (Canada, Usa, 2017), una produzione nord americana girata in Garfagnana anche grazie al supporto de Il Cioccio e con la produzione esecutiva di Dublab srl di Alessandro Bertolucci. Nel film John C. Reilly, attore nel film Racconto dei racconti di Matteo Garrone (20,30, cinema Astra, 5 aprile). Tra i titoli da segnalare anche la prima italiana, Gianni, un film di Alberto Tempi un ritratto dell’architetto e artista Gianni Pettena (4 aprile, cinema Centrale). Inoltre, in programma nella sezione, anche il film Scultori danesi a Pietrasanta di Jacob Jorgensen (4 aprile, 22,30, cinema Centrale).
Evento speciale cinema e musica il 2 aprile in Piazza del Giglio - Come sempre non mancherà la musica con il concerto con sonorizzazione live della proiezione del capolavoro di Yasujiro Ozu Storia di erbe fluttuanti (1934), in collaborazione con l’Istituto Luigi Boccherini di Lucca e con il Museo Maxxi di Roma. L’esecuzione della colonna sonora, scritta a quattro mani dal Maestro Fulvio Pietramala e dal Maestro GianPaolo Mazzoli, prevede un organico cameristico ed è stata realizzata tenendo conto delle scale pentatoniche della tradizione giapponese, ottenendo suggestioni e sonorità orientali anche attraverso l’uso di strumenti originali. La proiezione sarà realizzata sulla facciata del Teatro del Giglio e ad esibirsi l’ensemble strumentale dell’Istituto, diretto dal Maestro Mazzoli.
Le mostre (Viareggio e Lucca) - Due le mostre di quest’anno per il Lucca Film Festival e Europa Cinema, entrambe curate da Alessandro Romanini. La prima, strettamente legata alla manifestazione, si intitola PunkDadaSituation, si inaugura il 3 aprile alla Fondazione Ragghianti di Lucca e lega insieme tre anniversari che hanno cambiato la storia del secolo scorso: il 1917 con la nascita del movimento Dada, il 1977 con quella del Punk e il 1957 con la formazione dell’Internazionale Situazionista. La seconda, che si apre il 18 marzo alla GAMC di Viareggio, inaugura la collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e l’Istituto Luce e rende omaggio a Federico Fellini dando vita, attraverso le tavole esecutive delle scene realizzate dagli studenti, al suo film mai girato: Il Viaggio di Mastorna.
I premi - I premi alla carriera che saranno consegnati ai registi e attori sono stati realizzati dalla designer italiana Emiliana Martinelli presidente della Martinelli Luce, azienda internazionale che vanta creazioni presenti in collezioni permanenti di importanti musei, come la celebre lampada pipistrello al Moma di New York.